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Amnesie visive

Amnesie visive, una duplice installazione e una performance degli artisti di ricerca Giannetto Piacentini e Lino Strangis, a cura di Geoffrey Di Giacomo.

Lino Strangis “Le Insegne di Farmacie (2009-2010) di Giannetto Piacentini rimandano alle croci luminose a Led fluorescenti poste all’esterno delle farmacie che, per dispiegamento, immaginiamo nella metropoli. Le composizioni alludono a singoli fotogrammi di una sequenza. Nelle intenzioni dell’artista, questi studi, realizzati al computer col semplicissimo programma Wordart, fanno parte di un discorso progettuale concretizzabile in forma di video e installazione di vere insegne a croce combinate.

Prelevate ed esposte, decine di croci sarebbero veramente reali? Lo spettatore, nella sua percezione quotidiana del proprio ambiente, si soffermi sui dettagli segnici, sui segnali sfuggenti che la società – mai troppo retoricamente detta ‘dello spettacolo’ – ci pone continuamente sotto gli occhi. L’artista pratica una creatività dinamica e fantasmagorica attraverso giochi di grafica. I volumi delle croci disegnate marcano un inquieto paesaggio volumetrico e dinamico. Tutto ciò che vediamo è solo un fermo-immagine dell’esistenza reale, ma insomma… in somma.

Dove: Galleria Gallerati - Via Apuania, 55 – Roma
Quando: inaugurazione giovedì 11 febbraio 2010, ore 19.00-22.00
Performance e finissage: martedì 2 marzo 2010, ore 19.00-22.00
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
Periodo: fino a martedì 2 marzo 2010
Ingresso: libero
Info: Tel. 06.44258243 - info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it
Mezzi pubblici: bus: 61, 62, 93, 310; metro: linea B, fermata Bologna (da Piazza Bologna: 400 m lungo Via Livorno o Via Michele di Lando)

Oscillo (2009) (già presentato alla Rassegna ‘Altre Realtà’ a cura di Giovanna Summo, per il FilmFestival Molise Cinema 2009) è un video di Piacentini proiettato nella seconda sala della galleria soltanto tre volte durante l’inaugurazione, a tenda chiusa e senza interferenze esterne. L’oscillazione (forse posizione odierna dell’autore) si riferisce all’incertezza, figurata nel movimento di un corpo-pendolo e rivelata al presente tra silenzio e accusa, passività e attività. L’autore, per svilire il linguaggio di un’ipotetica pubblicità-progresso, si presta infine, anziché a un grido, a un’implorazione affinché si abbia pietà: sempre che a cigolare sia il cappio e non un effetto speciale.

Giannetto Piacentini Space Makers (2010) è una videoinstallazione di Lino Strangis. La realizzazione in galleria comprende tre monitor e una proiezione, ma è ampliabile all’infinito. Si assiste a un movimento protratto, un prolungamento corporeo della danzatrice attraverso la composizione coreografica di inquadrature armonicamente replicate.

Strangis intende rigenerare l’immagine dalla sua stessa fonte, costruendone un’architettura multipla fisica ma anche virtuale che ne privilegia l’ascendenza evolutiva del testo, nonostante il ciclico e ripetitivo utilizzo dell’immagine. “In questo modo – sostiene l’artista – l’elemento dell’architettura, dell’abitazione e dell’abitare vanno a legarsi strettamente con la relazione uomo/ambiente; ma, oltre a questo aspetto primario, l’opera si concentra anche sul senso del concetto di cooperazione…

Si tratta di un corpo collettivo, pluricellulare… Come nella ciclica storia di un ecosistema, i diversi elementi viventi partecipano all’accadere delle varie progressioni trovando una sempre maggiore sintonia capace di scaturire energia creatrice, energia che muta gli stessi elementi che la creano”. I monitor utilizzati fanno parte del progetto Ricicli Catodici realizzato da Strangis presso il C.A.R.M.A., consistente nell’utilizzo di schermi a tubo catodico salvati dalla discarica per essere invece utilizzati a fini artistici. L’opera Space Makers ricorda le installazioni di Nam June Paik, padre fondatore della video-arte con cui l’artista ha esposto di recente.

Con Amnesie Visive si propone una situazione destabilizzante di uno spazio immaginario, inesistente, ma possibile e forse ancor più che reale. È interessante l’apertura alla riflessione che impone l’intera mostra. Il suo dinamismo realmente attuabile, e quello virtuale dell’immagine che pure vediamo.
Non sfugga infine il confronto dei limiti dell’effettiva presenza fisica. Confronto definito dal livellamento, proprio come dei vasi comunicanti, del discorso visivo.” (Geoffrey Di Giacomo)

“La mostra Amnesie Visive invita a riflettere sullo smarrimento che segue all’affievolirsi della memoria e della corretta percezione del reale. Le vaghe immagini del passato tornano alla mente alquanto deformate e reiterate, ci suggerisce Lino Strangis attraverso i gesti danzanti riprodotti dai teleschermi collocati nella prima sala. Mentre le grafiche di Giannetto Piacentini avvertono sulla concretezza solo illusoria di segnali luminescenti alla cui passiva percezione ci costringe la routine urbana. In chiave metaforica, l’evento vuole indugiare – con ironiche allusioni alle strategie di potere operanti nel sistema globale – sul progressivo degrado sociale dovuto al crollo degli ideali e alla crisi delle identità individuali.” (Carlo Gallerati)

Giannetto Piacentini (Roma, 1932-2010), artista visivo assai concettuoso e compassato, da anni risolto a un lavoro impiegatizio che lo fa stare, con sua probabile indifferenza, sotto i riflettori di una telecamera a circuito chiuso e registrazione in dispersione. Sue partecipazioni espositive più recenti del 2009:
La leggerezza della scultura, collettiva nel Parco di Cerrina (Alessandria); per lo Studio Artifici di Roma, Iubris, progetto installativo e performativi intorno al tabagismo; per l’ex chiesa di San Carlo a Spoleto, a cura di Studio 87, un nuovo intervento del gruppo Artisti innocenti intitolato Cielointerra; mentre a cura dell’Associazione ViaIndustria¦ la performance Far fare carezze, intervento urbano nel centro di Foligno.

Dopo il consueto Presepe Vivente, un’opera buona a cadenza annuale, presentato alla Galleria Opera Unica di Roma, la partecipazione nel gennaio 2010 a Articolo 3 della Costituzione, progetto collettivo a cura di Franco di Matteo dispiegato nel Complesso Monumentale di San Michele in Ripa (ex-Casa di Correzione di Carlo Fontana) di Roma.

Lino Strangis (Lamezia Terme (CZ), 1981), artista multimediale, svolge le proprie ricerche nei campi della sound art, della musica digitale, dell’elettroacustica sperimentale, della fotografia e della videoarte, con speciale riguardo alle installazioni audiovisive ambientali. Partecipa a mostre di rilievo internazionale, aprendosi costantemente al confronto dialettico con autori storici della media art.

Nel 2005 presenta al Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma una mostra personale a cura di Simonetta Lux, e l’anno successivo, sempre al MLAC, partecipa assieme ad altri affermati videoartisti italiani alla collettiva internazionale Give Me Two Times, dedicata al video d’arte e alle nuove ricerche. Si laurea in filosofia (indirizzo estetica) con una tesi su Mondi Elettronici: verità e materia nell’audiovisivo d’arte. Si distingue in numerose rassegne, tra cui Presenze Video-Soniche - Mostra Internazionale di Audiovisioni e Invideo - XVII Mostra Internazionale di Video e Cinema (considerata il maggior evento del genere in Italia e uno dei più prestigiosi d’Europa).

Nel 2007 una sua opera intitolata Modular è acquisita dal Sound Art Museum di Roma. Nel 2008 avvia il progetto Video Art Mini-Store, destinato all’allestimento di installazioni site specific in diverse città italiane, e realizza mostre, azioni e performance di carattere concettuale, come l’evento presentato in occasione della Quadriennale di Roma col titolo Self Made Curator.

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Ufficio stampa: Galleria Gallerati