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Figure del mare di Mimmo Jodice

Mimmo Jodice, uno dei maestri della Fotografia italiana contemporanea, la cui arte gode di stima a livello internazionale

Mimmo Jodice, Sperlonga, 1993Foto: Mimmo Jodice, Sperlonga, 1993
Mimmo Jodice è colui che crea atmosfere surreali o evocative attraverso la Fotografia, non si limita a riprodurre ciò che lo circonda, bensì lo riduce all’essenziale svuotando l’immagine degli elementi non essenziali. Coinvolgendo l’osservatore delle sue opere, stimolandoci ad colmare gli spazi vuoti o immaginando la trama del racconto di cui l’immagine può esserne un frammento.

Questa mostra è il frutto degli elementi: il mare, la terra, la roccia unitamente alle sue antiche origini, alla sua storia straordinaria. Attraverso le immagini di Jodice le antiche maschere, le antiche effigi, seppur mute ancora ci osservano.

Esposizione a cura di Roberta Valtorta

Dove: Certosa di San Giacomo, Stanze del Priore, Capri
Periodo: sino al 4 settembre 2010
Orario: dalle 10 alle 14 e dalle 17 alle 20
Ingresso: libero dal martedì alla domenica

Dai primi lavori nei quali usava il mezzo fotografico per realizzare collages, strappi, distorsioni; allo scopo di modellare la realtà fedelmente riprodotta. Ancora oggi l’opera realizzata è frutto di un progetto frutto di lunghe riflessioni e completato poi in camera oscusa. La ripresa fotografica è solo una componente dell’intero processo creativo.

Dal lungo lavoro sulla complessità del paesaggio contemporaneo e sulle grandi città di molte parti del mondo, all’approfondimento del tema dell’archeologia, dell’arte antica, della cultura del Mediterraneo, fino alla narrazione del mare come luogo assoluto, la sua opera vasta e intensa attraversa più di quattro decenni.

La mostra - in collaborazione con il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo - raccoglie la riflessione più profonda e più recente dell’artista, nella quale due grandi temi si intrecciano: la visione del mare come luogo del vuoto, dell’assenza di paesaggio, del silenzio, della sospensione temporale come risposta al caos della vita contemporanea; la persistenza del passato nel presente, attraverso la rappresentazione di frammenti di corpi e di volti di sculture della classicità, resti dell’antica civiltà del Mediterraneo che il mare stesso si è incaricato di conservare, rimodellare e infine restituirci.

Il Mediterraneo, ventre e laboratorio di storia e di cultura, è per Jodice un luogo sentimentale e mentale che gli permette di portare a piena espressione, nella stagione della maturità, la coincidenza tra immagine ed emozione che aveva caratterizzato le irrequiete ricerche dei suoi esordi.

Il titolo della mostra, Figure del mare, indica non solo la plasticità di questi antichi volti e corpi restituiti dall’acqua, ma anche il mare stesso come vera e propria figura che appartiene profondamente al pensiero e alla visionarietà di Jodice, artista lontano da un’idea di fotografia come strumento descrittivo e documentario e invece da sempre sostenitore di un tipo di immagine carica di memoria, ricca delle molte forme dell’arte, orientata verso un sentimento metafisico della realtà visibile.

Mimmo Jodice – (Napoli, 1934) Durante gli anni sessanta il fotografo conduce ricerche di tipo antropologico su molti temi: dalle feste e i rituali religiosi del mondo popolare del sud ai problemi della sanità e della malattia mentale, dalla scuola alla reclusione, dal lavoro all’emarginazione sociale nella grande periferia napoletana. La sua fotografia sociale non si colloca però nel quadro del reportage tradizionale.

L’attenzione di Jodice si rivolge più allo scenario che all’azione, più alla maschera e al gesto che all’evento in corso in quanto tale e più che raccontare punta a organizzare il campo visivo e a studiare il valore simbolico della luce e degli spazi nei quali si muovono le figure.

Fotografo di avanguardia fin dagli anni Sessanta, attento alle sperimentazioni e alle possibilità espressive del linguaggio fotografico, è stato protagonista instancabile nel dibattito culturale che ha portato alla crescita e successivamente all’affermazione della fotografia italiana anche in campo internazionale.

Negli anni settanta la fotografia diventa strumento essenziale per il suo impegno sociale, denuncia e creatività, sono i suoi due punti fermi. Negli anni ottanta le figure e le storie degli uomini escono di scena e nelle fotografie resta soltanto la città vuota, come metafisico contenitore, il paesaggio diventa memoria e sogno.

Verso gli anni novanta il suo lavoro si orienta verso uno studio approfondito delle impronte del passato sul presente e delle radici lontane della cultura mediterranea. Il presente diventa spessore di cose passate, il paesaggio diviene luogo della memoria e tutto il suo lavoro acquista il significato di una ricerca delle origini.

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Roberta Valtorta – (Milano, 1952), storico e critico della fotografia, è direttore scientifico del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo -Milano.

Si occupa di fotografia dal 1976. Ha tenuto corsi universitari a Udine, Roma, Milano e dal 1984 insegna Storia e Teoria della Fotografia presso il CFP Riccardo Bauer di Milano-ex Umanitaria. Studia la fotografia come forma di ricerca artistica, strumento di lettura del paesaggio contemporaneo, bene culturale. Ha curato molte mostre e pubblicato molti saggi teorici e storici.

Tra i più recenti: 1987-1997 Archivio dello spazio (con A. Sacconi), 1997; Pagine di fotografia italiana, 1900-1998, 1998; La catalogazione della fotografia/La documentazione fotografica dei beni culturali (con G. Guerci ed E. Minervini), 2003; E’ contemporanea la fotografia?, 2004; Racconti dal paesaggio. 1984-2004 A vent’anni da Viaggio in Italia, 2004; Volti della fotografia. Scritti sulle trasformazioni di un’arte contemporanea, 2005; Alterazioni. Le materie della fotografia tra analogico e digitale, 2006; Il pensiero dei fotografi. Un percorso nella storia della fotografia dalle origini a oggi, 2008; Fotografia e committenza pubblica. Esperienze storiche e contemporanee, Lupetti, Milano 2009.

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Mimmo Jodice, uno dei maestri della Fotografia italiana contemporanea, la cui arte gode di stima a livello internazionale

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