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La scelta del sud - immagini di Mario Cresci

Stampe vintage anni '70

Mario CresciAll’interno della 7ª Biennale dell’immagine, che si svolge a Chiasso, è allestita la mostra di Mario Cresci che vede esposte le stampe d’epoca di uno dei maestri contemporanei della fotografia italiana.

Saranno esposte in galleria stampe realizzate negli anni ‘70 periodo di permanenza dell’autore nel sud d’Italia, in cui scelse di vivere e lavorare. Le sue immagini sono testimonianza di un meridione ancorato al passato in un Italia già post sessantotto e permeata dagli anni di piombo. Un lembo di storia fermo tra il secondo dopoguerra e la modernità.

Dove: Chiasso
Quando: inaugurazione, sabato 27 novembre 2010 - ore 16.30
Periodo: dal 29 novembre 2010 al 22 gennaio 2011
Orari: Lunedì-venerdì, 9-12 e 14-18.30. Sabato, 9-12. Chiuso domenica e festivi. Chiusura per le festività: dal 24 dicembre 2010 al 05 gennaio 2011.

La serie dei “movimenti” vive duo distinti momenti:
la genesi è a Tricarico, nel 1966, con le prime fotografie realizzate negli interni di case. “Volevo invertire l’ordine di lettura dei rapporti tra le persone e gli oggetti dando una forte persistenza visiva a questi ultimi - scrive Mario Cresci - i lunghi tempi di posa della macchina fotografica sul cavalletto mi consentivano di fotografare con poca luce situazioni miste, nella quali si trovavano persone e cose in ambienti chiusi, in cui esisteva quasi sempre un rapporto dinamico tra esse.

La medesima serie riprende nel 1978, a Barbarano Romano, un paese del Lazio di origine etrusca dove riscontrammo non pochi elementi in comune con le tradizioni e le culture dei paesi del Mezzogiorno.”

Come scrive Carlo Bertelli ne Il tempo fotografico: “le teste di Cresci scompaiono per lasciare intatta la visione del mondo che lo circonda. Non scompaiono le persone, chiuse nei loro abiti; soltanto i volti, come se questi, nella oggettivazione fotografica, potessero turbare la ricognizione commossa del loro dintorno.

In questo andare aldilà delle volontà individuali Cresci compie una ricognizione antropologica con caratteri inediti. Nell’estate del 1972, a Tricarico e a Oliveto Lucano, Cresci decide di riprendere dei nuclei familiari all’interno delle loro abitazioni. La serie di fotografie “Ritratti in tempo reale” fu così intitolata su suggerimento del gallerista Luciano Inga Pin che le aveva inserite nella mostra milanese “Campo Dieci”.

“Il concetto di base che presiedeva a tutte le riprese fotografiche, scrive Mario, era quello di una ricognizione all’interno della memoria, rappresentata dalle vecchie fotografie di famiglia esposte alle pareti delle case.”
(cit. da Mario Cresci Matera Luoghi d’affezione ed. Vanni Scheiwiller, Milano 1992) - Mariagrazia Dilemmi

Mario Cresci, nato a Chiavari (Ge) 1942, dalla fine degli anni Sessanta ha sviluppato un complesso corpo di lavoro che varia dal disegno, alla fotografia, all’installazione. Il suo lavoro si è sempre rivolto ad una continua investigazione sulla natura del linguaggio visivo usando il mezzo fotografico come pretesto opposto al concetto di veridicità del reale.

Autore, tra i primi in Italia della sua generazione, di un’opera eclettica all’interno della ricerca fotografica in cui le analisi della percezione visiva e della forma del pensiero artistico e fenomenico acquisite al Corso superiore di Industrial Design di Venezia, si confrontano negli anni Settanta con l’esperienza diretta del lavoro sul campo in ambito etnico e antropologico delle regioni del Mezzogiorno italiano.

Dalla fine degli anni Settanta si dedica anche all’insegnamento come attività di esperienza creativa condivisa con gli altri e intesa come parte integrante del suo lavoro d’autore nella convinzione che l’opera d’arte può consistere in un dispositivo formale che genera relazioni tra le persone o nascere da un processo sociale.

Nel 1969 realizza la prima installazione fotografica in Europa alla Galleria “Il Diaframma” di Milano esponendo, nel rapporto tra produzione e consumo, un migliaio di cilindri trasparenti contenenti altrettante fotografie anch’esse trasparenti intese come frammenti del consumismo di allora nel dualismo tra immagini della ricchezza e della povertà.

Nel 1968 e nel 1969 tra Roma e Parigi collabora con la Galleria l’Attico ed entra in contatto con Pascali, Mattiacci, Patella e Kounellis, realizzando una serie di performance urbane con due nastri fotografici di contenuto sociale e aderenti all’idea del teatro di strada.

Nel 1974 alcune sue fotografie sono acquisite dal Moma di New York. Dagli anni Novanta ad oggi, dopo aver diretto dal 1991 al 2000 l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo e aver organizzato numerosi eventi culturali dedicati ai giovani artisti in collaborazione con Vittorio Fagone e la Gamec di Bergamo come: “Arte e Impresa”, “Clorofilla” e “Accademie in Europa”, riprende il suo lavoro d’autore su problematiche come: l’appropriazione, lo slittamento di senso, variazioni, coincidenze e analogie in cui l’estetica della fotografia rifiuta la logica dello spettacolo, della ricerca del consenso per restituire un modo di sentire e di vedere il mondo come esperienza da condividere.

Nel 2004 si è tenuta alla Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Torino la sua prima mostra antologica, “Le case della Fotografia, 1966-2003″ a cura di Piergiovanni Castagnoli e presentazione di Roberta Valtorta. Ha esposto in alcune edizioni della Biennale di Venezia tra le quali “Muri di carta, fotografia e paesaggio dopo le avanguardie” nel 1993 a cura di Arturo Carlo Quintavalle.

Recentemente alcune sue opere sono entrate nella collezione di “Fotografia Italiana arte contemporanea” di Milano che lo rappresenta per l’Italia, in quella di Massimo Minini a Brescia, e in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

E’ stato docente di teoria e metodo della fotografia, all’Università di Parma, all’Università Orientale di Napoli, al Politecnico di Milano, all’ISIA di Urbino e alla Naba di Milano.