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La «Catastrofe» di Battiato contro le mura del tempo

Dalla Gazzetta del Sud del 28 Giugno

Provoca polemiche il concerto per Alleanza Nazionale
La «Catastrofe» di Battiato contro le mura del tempo

Andrea Spinelli

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MACERATA – Settantaduesimo grado di latitudine est. Inizia tra i ghiacci del pack antartico, sulle orme di Shakleton, il nuovo viaggio di Franco Battiato nella canzone. «Una catastrofe psicocosmica sbatte contro le mura del tempo» sottolinea grave la voce di Manlio Sgalambro, mentre sullo schermo che fa da sfondo alla scena scorrono immagini avvizzite da tempo dell’esploratore e dei suoi prodi. Ma il gelo da Georgia Australe in cui ha preso il via ieri sera dallo Sferisterio di Macerata il nuovo tour del novellatore catanese nell’ambito del festival «Il violino e la selce» è legato soprattutto alla «catastrofe psicocosmica» alimentata dalla notizia del concerto per Alleanza Nazionale che lo vedrà impegnato domani alla Palazzina Liberty di Milano. Notizia che ha ingolfato il suo sito internet di invocazioni accorate e qualche minaccia; non compreremo più i tuoi dischi. «Facciano quel che vogliono, non ho paura di perdere pubblico o popolarità» fa spallucce lui. «La prima regola che mi hanno insegnato i mistici sufi è quella di non temere gli insulti. Il Secolo d’Italia ha scritto che a sinistra sono stato scomunicato perché vado a cantare dai nemici, ma vi sembra possibile? Noi artisti non siamo padroni dell’arte che produciamo, ma solo un ponte tra cielo e terra. Sul palco mi sento addosso una specie di abito talare; e il sacerdote quando officia non si chiede chi assiste al rito». Un rito da 75 mila euro di cachet, oltre 140 milioni di vecchie lire, per l’esattezza. «Il problema non sono tanto i partiti, ma l’uomo. Anche quando facevo il militare nel genio pionieri, non ho mai portato la divisa, non ho mai marciato con gli altri soldati, accettando senza lamenti giorni e giorni di consegna per questi miei atteggiamenti insubordinati. L’arte non la puoi convertire ad un credo politico; è arte e basta. Così ora, anche se canto per An, rimango profondamente un proletario dello spirito. I testi delle mie canzoni, d’altronde, parlano da soli». E che in questa navigazione senza bussola e senza rotta gli estremi a volte si tocchino lo dimostra il concerto alla Festa Nazionale de L’Unità di Bologna che l’autore di «Patriots» ha in agenda per settembre. Se Ignazio La Russa lo invita alla Festa Tricolore, anche Marcello Veneziani stravede per lui; ma che uomo di destra è quello che si lascia prendere per mano dagli estetizzanti universi sonori di Battiato, che si fa avvincere dal disagio del sentirsi un cammello in una grondaia? Un irrazionalista che tra le maglie di questo nuovo spettacolo finisce per sentirsi più legato al carattere trascendente di «E ti vengo a cercare» o «Lode all’Inviolato» che agli onirismi da hit-parade di «Cuccuruccucù», più attratto dagli arcani misteri di «Atlantide» o «Delenda Carthago» che alle disagiate ammissioni di «Auto da fé». Il grande schermo che incombe sulla scena è il totem di un rito pagano incorniciato dagli archi del Nuovo Quartetto Italiano, dai fiati della Comeglio Band, dalle tinte etniche della cantante italo-egiziana Nair. Ma sono la chitarra di Chicco Gussoni, le tastiere di Angelo Privitera, il basso di Lorenzo Poli, la batteria di Mario Orsi a reggere il tutto e a toccare corde profondissime ne «La cura», giocata prima tra il piano di Carlo Guaitoli e la voce di Battiato e poi conclusa con un sontuoso sottofondo di violini. Tutt’altro clima rispetto alla «Me gustas tu» di Manu Chao rivoltata con improbabile piglio accademico dal filosofo rock Sgalambro. Si replica il 30 giugno all’Arena di Verona per poi proseguire l’8 luglio Foligno, il 10 a Vigevano, l’11 ad Asti, il 13 a Grado, il 17 a Pisa, il 20 a Santa Maria di Licodia (Ct), il 24 ad Orbetello, il 26 a Cattolica, il 27 a Chieti, il 28 a Barletta, il 30 ad Otranto, il 2 agosto ad Olbia.

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