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Alle 19.30, davanti ai cancelli del Nuovo Sacher, la sua sala
cinematografica a Trastevere, c’è già la coda. Nanni Moretti lo annuncia
alla radio ma poi si corregge: “Posti ce ne sono ancora, venite, ma venite
un po’ prima.” D’altronde, l’esercente più famoso di Roma che presenta il
primo film di Franco Battiato Perduto Amor, proiezione e dibattito (proprio
lui che diceva ‘No, il dibattito no!’) è un evento mondano imperdibile nell’
estate romana.
La serata inaugurale di ‘Bimbi belli’, rassegna di opere prime italiane, è
affollata da curiosi, giornalisti, appassionati di cinema ma anche registi
(che presenteranno il proprio film nei prossimi giorni come Daniele Vicari
‘Velocità massima’), attori (Anna Bonaiuto e Adriano Giannini) e qualche
figura istituzionale.
Un’ora prima dell’inizio del film, mentre le canzoni di più di trent’anni di
carriera di Battiato fanno da colonna sonora, tutti i posti sono esauriti.
Moretti si scusa con le centinaia di spettatori rimasti fuori, seduti per
terra o sulle gradinate e lui, lo vedi passare nella sua polo blu mentre
porta sotto braccio sedie pieghevoli per cercare di fare sedere ancora chi è
rimasto in piedi.
Poi parte il film, ma il vero spettacolo inizia dopo i titoli di coda.
Appena finiscono di scorrere arrivano loro: padrone di casa, sempre più a
suo agio nel ruolo di ospite, intervistatore, indagatore; Franco Battiato
(che arriva da Madrid e deve ripartire per Catania per concerti, anche se
confessa ‘quando sono a casa non me lo sognerei mai di salire su un palco’)
e infine Manlio Sgalambro, suo inseparabile ormai collaboratore, filosofo,
ispiratore e sceneggiatore di Perduto Amor.
Moretti è indagatore e intervistatore ma le sue domande sono più lunghe
delle risposte: parla un quarto d’ora per arrivare a chiedere ciò che un
regista al suo debutto vuole o non vuole dalle maestranze. E quando finisce,
Battiato fa: ‘E’ proprio così!’, si lamenta per una paginetta che avrebbe
dovuto interpretare nel film ma che secondo lui era pensata per De Gregori e
quindi non l’ha voluta. Poi, persino Moretti casca nel cliché e chiede
quanto è autobiografico Perduto amor, ma Battiato invece di ritrarsi
comincia a raccontare la sua infanzia arcadica e gli schiaffi che prendeva
dal parroco.
Quando il microfono però passa nelle mani degli spettatori e le domande
arrivano anche per Moretti, Nanni si confonde, si agita - certo nel suo
stile - quando gli si chiede quando farà un cd, risponde: ‘ma se faccio
fatica a sapere quando farò il prossimo film.’ Se gli si domanda perché nei
suoi film ci sono tante canzoni di Battiato non sa cosa rispondere e
racconta l’aneddoto di quando girava Palombella rossa e ha fatto cantare a
300-400 comparse ‘E ti vengo a cercare’ sui bordi di una piscina ad Aci
Reale, a pochi chilometri dalla casa di Battiato.
Manlio Sgalambro si avventura in risposte filosofiche; gli spettatori fanno
a Battiato le domande più strane: dall’estetica all’esoterismo, dalle
citazioni ai mille trucchi che ha utilizzato nelle scene, ai tanti
significati che stanno dietro ad ogni dettaglio: ‘Nel film non c’è nulla di
casuale’, assicura. E dopo la mezzanotte e mezza quando Moretti sentenzia:
‘era l’ultima domanda’ e riparte la colonna sonora di Battiato e i Bimbi
belli, paghi di aver partecipato all’evento cultural mondano dell’estate
romana, se ne vanno tutti a casa.

Carla








