Ferro Battuto

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La vita musicale di Franco Battiato ogni volta cerca fughe in diagonale, a partire dalle sperimentazioni elettroniche degli anni ’70, fino alla classicità degli ultimi Campi Magnetici. Il musicista siciliano ha sempre scelto le cose che lo fanno stare bene, come dimostra un lavoro simile, un disco “semplice” di musica leggera ottimista e malinconicamente divertente. In ’Ferro Battuto’, Battiato gioca a mettere insieme dieci pezzi uno completamente diverso dall’altro: lingua tedesca e dialetto siciliano, duetti con Jim Kerr dei Simple Minds e Natacha Atlas, la cover stravolta e riarmonizzata della mitica ’Hey Joe’ di Jimi Hendrix, campionamenti classici di Tciaikovskij, dialoghi a distanza con il musicista jazz Django Reinhardt… Battiato solca ancora le valli dell’incoerenza per superare la noia di vivere questa musica, senza gioia e con il flusso parabolico delle nuove mode sonore torna alla voglia di cantare i ritornelli che aveva fatto la fortuna di ’La voce del padrone’, il suo capolavoro pop del 1981. Non mi stupirei affatto se tra vent’anni ritrovassimo nei pezzi della nostra cultura altri centri di gravità permanenti, messi lì oggi con apparente noncuranza dal maestro catanese in un disco ostentamente orecchiabile e struggente come il dolce.

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