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Concerto di Barletta

In volo con Battiato

Gazzetta del Mezzogiorno 31 Luglio 2003

A BARLETTA.
Successo per l’artista siciliano. Stasera in scena a Otranto
In volo con Battiato
Musica e filosofia sui percorsi dell’anima

BARLETTA Un brivido corre lungo la platea dei quattromila che affollano il fossato del castello per la prima tappa pugliese di Battiato (oggi si replica ad Otranto, biglietti esauriti) quando attacca: «Ti proteggerò dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo. Supererò le correnti gravitazionali/lo spazio e la luce per non farti invecchiare». C’è qualcosa di incommensurabile in quei versi che oggi come ieri parlano indifferentemente ai poco più che adolescenti o ai cinquantenni e passa. Qualcosa di incommensurabile che prova a legare cielo e terra, le generazioni ed il senso sfuggente dell’esistenza. D’altronde, non è proprio Battiato che ha detto «noi non siamo padroni di quello che produciamo, ma solo un ponte tra cielo e terra»? E su quel metaforico ponte tra ciò che è sopra di di noi e ciò che è sotto di noi, il cantautore siciliano prova a far salire lo spettatore, quando lo induce a meditare sulle note di Lode all’inviolato o gli fa plasticamente «vedere» i «voli imprevedibili» e le «ascese velocissime», le «traiettorie impercettibili» secondo «codici di geometria esistenziale» de Gli uccelli.
Ma più che «timore» o «tremore», direbbe il filosofo, c’è il piacere di «perdersi» tra le canzoni che sintetizzano in quasi due ore oltre trent’anni di musica e concerti, da Mesopotamia a Strani giorni, da Auto da fè a È stato molto bello.
Un grande schermo, contrappunto moderno di immagini digitali ai secolari bastioni del castello e al campanile gotico della Cattedrale, fa da sfondo al palcoscenico sul quale stanno i sedici musicisti del Nuovo Quartetto Italiano e della Gabriele Comeglio Band, le due coriste, il filosofo Manlio Sgalambro e Battiato, che di tanto in tanto si siede o si sdraia su un tappeto orientaleggiante.
Su quel grande schermo, scorrono le immagini della Sicilia anni Cinquanta del Perduto amor, opera prima cinematografica in programma domani al «Viestefilmfestival». E poi il bianco e nero polare sulle note della storia del coraggioso capitano Shakleton; la violenza dei combattimenti al Colosseo («Negli stadi s’ammassano truppe straniere a celebrare riti di sangue») per Delenda Carthago; l’inquietante sequela gotico-orientale che fa da sottofondo visivo a Shock in my town; i quadri del Battiato-pittore che llustrano il mito ed il mistero di Atlantide.
Nel climax ascendente che porterà sul finire del concerto il pubblico a cantare e a ballare i motivi più noti (Bandiera bianca, Cerco un centro di gravità permanente, I treni di Tozeur, Voglio vederti danzare, L’era del cinghiale bianco, Cuccurucucu, La stagione dell’amore), si inserisce l’intermezzo musicale del filosofo-paroliere Manlio Sgalambro. Sgalambro, foglietto bene in vista, canta Non dimenticar le mie parole ed una versione riveduta e corretta di Me gustas tu di Manu Chao, per poi finire con una esortazione ragionata dal titolo Accetta il consiglio. Che, naturalmente, si conclude con un perentorio «non accettate mai consigli», sublime ironia (o, meglio, autoironia) per una filosofia che per secoli ha voluto consigliare e consolare.
Non a caso, ha detto qualche tempo fa Sgalambro a proposito della condizione dell’uomo contemporaneo: «Nonostante la disperazione, tutto è possibile, anche cantare». Meglio ancora se evocando «meccaniche celesti» e «rumori che fanno sottofondo per le stelle»

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