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Perduto Amor

Una Sicilia assai lontana dalla viscontiana terra di pescatori, quella che dipinge Franco Battiato, nel suo primo film Perduto amor. Una terra di sole, luce, e gioia. Di donne belle e di vestiti alla moda. Di discorsi colti e musica francese. Una sottile vena aristocratica, percorre tutto il film, rendendolo, prezioso, delicato e sfuggente.
L’opera prima di Battiato porta su di se le tracce dell’ironia, della cultura e della metafisica che l’artista siciliano da sempre inserisce nella sua musica. Sperimentale ma al tempo stesso di piacevole fruizione, Perduto amor è un film che propone un universo “perduto” nel tempo della memoria, inafferrabile come un sogno, lontano ed eterno. Sentimenti, emozioni, sorrisi, occhi scintillanti e parole sussurrate, trascendono l’imminenza per assumere un valore universale: l’uomo, la vita, il tempo…
Lieve come un poeta, affascinante come un filosofo, incantatore come un musicista, Battiato ancora una volta, mostra di essere artista completo e sensibile, capace di sondare i recessi più profondi dell’animo umano, e di dipingerli con una delicatezza inusuale.
1955, in un cortile, un gruppo di donne stanno praticando l’arte del cucito quasi fosse un esercizio di meditazione. È la prima scena del film. A poco a poco cominciamo ad entrare, in punta di piedi in un universo fragile e pieno di amore, per seguire la vita di un ragazzo che dalla Sicilia a Milano, dai prati in fiore, ai locali alla moda, dove intellettuali modaioli chiacchierano amabilmente sorseggiando aperitivi, arriverà alla scoperta di se stesso, della musica e della scrittura.
Attraverso uno stile narrativo rarefatto il regista-sceneggiatore trasmette atmosfere antiche e attuali e descrive sentimenti e passioni profonde con lievità, a questo proposito ricordiamo il bellissimo discorso della maestra di cucito che rimanda ad una cultura e ad un’arte ormai addormentate, ma che ha tutto il profumo di quella primavera, di quel giardino.
Un film dal respiro profondo, riflessivo,( impreziosito come un gioiello da numerosi camei tra i quali segnaliamo Giovanni Lindo Ferretti, Morgan e persino Francesco De Gregori) che accompagna educatamente lo spettatore alla scoperta dei personaggi e di se stesso attraverso loro, lo seduce con musiche della memoria e inebria i suoi sensi con un delicato profumo di orzata.

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Pubblicato il 31 luglio 2003 in: Battiato regista

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