Orizzonti Perduti

EMI 1983

Chissa’ se qualcuno ha notato la straordinaria dicotomia e la riscoperta del passato di questo denso Orizzonti perduti, classe 1983; a partire dal primo, splendido brano, c’e’ un continuo alternarsi di sentimenti apparentemente opposti: la stagione dell’ Amore viene e va, eppure gli orizzonti perduti non ritornano mai.
E’ vero, quante volte ci siamo voltati indietro, a contemplare i nostri orizzonti, e ricercare le tante occasioni ormai perdute? Ma non bisogna rimpiangerle, perche’ altri desideri, che non invecchiano con l’ eta’, possono avvolgerci e riportare l’ entusiasmo dei giorni che furono. Basta cercarla, volerla, e la stagione dell’ Amore tornera’, anche questa volta. Ma cosa e’ davvero la stagione dell’ Amore? La musica dolce ed emozionante sembra rivelare proprio il verso degli animali in Amore, ma il testo cela in realta’ il significato sublime e profondo di quel momento fondamentale della nostra vita nel quale ci accorgiamo di essere cambiati, proprio come l’ istante di risveglio di Hesse, la linea di ombra di Conrad.
Puo’ durare anche solo un istante, l’ attraversamento di quel confine invisibile tra infanzia e adolescenza, Amicizia e Amore, gioventu’ e maturita’, e delle tante sfumature che a questi passaggi appartengono. In questi momenti si e’ davvero coscienti del fluire inesorabile del tempo, ci si sente forse piu’ grandi, piu’ freddi, ma anche piu’ ricchi dentro, pronti ad affrontare, forse con un altro spirito e un ‘ altra sensibilita’, una nuova tappa del viaggio piu’ importante.
Un viaggio nel quale il passato deve rimanere come ricordo, e mai come nostalgia, altrimenti si rimane legati alle splendide lontananze, e l’ orizzonte perduto rischia di diventare un tramonto occidentale. Una fase della vita in cui non cerchiamo piu’ le nuove possibilita’ che la vita e’ in grado di darci, finiamo per passeggiare avanti e indietro senza meta, senza piu’ voglia di leggere o studiare, sognando viaggi immaginari mentre gli altri si confondono tra le bandiere all’ uscita dello stadio. A questo si aggiunge il fatto che il mondo e’ pieno di zone depresse, di ieri e di oggi, e allora invece di adeguarsi alla squallida monotonia quotidiana, dei discorsi sotto ai pergolati giusto per perdere tempo, dell’ invettiva fine a se stessa, tra un bicchiere di vino e una distratta lettura di giornale, si finisce col preferire la moda sedentaria. Ma c’e’ una differenza tra ieri e oggi: ieri gli unici rumori che risvegliavano i sensi, seppure nelle zone depresse, erano quelli dei saggi ginnici e delle marcette ritmate in lingua straniera; oggi tutto si confonde nel traffico delle citta’: ecco cosi’ comparire i semafori e gli stop, le macchine parcheggiate in tripla fila, le metropolitane che sfrecciano veloci verso le poltrone abbandonate sulle squallide soap opera, o sulle case teatro di inutili scenate tra gente che, nonostante tutto, si vuole bene.
E se in passato la fine un giorno arrivo’ per noi, oggi ci vuole letteralmente un’ altra vita, e’ inutile sperare nel potere risolutivo di medicinali o ideologie, bisogna recuperare gli attimi di silenzio che solo un cambiamento epocale e interiore del genere umano potra’ riportare al posto della noia e della stanchezza attuali. E cosi’, alla fine del brano ,un lungo fraseggiare in lingua orientale ricorda il mal d’ Africa dei tempi che furono, quando a riempire le giornate c’ erano solo le zanzariere e i rumori di cucina, e qualche cosa di astratto entrava nelle stanze assieme alla luce del sole, cosicche’ anche l’ odore di brillantina poteva rivelare una difficile convivenza. Reminescenze infantili, alternate ad un cambio di musicalita’ che rivela un desiderio improvviso di rivedere qualcuno, per non affidare questi ricordi solo ad una vecchia fotografia.
C’e’ in questo brano un po’ di rimpianto per quel silenzio della nostra infanzia, quel silenzio che faceva davvero pensare e che raramente abbiamo ritrovato. Complice il fatto che la produzione musicale dei nostri giorni e’ davvero allucinante, si e’ adeguata al rumoroso contesto ambientale, e’ cosi’ priva di significati e satura di premi e concorsi controproducenti. E allora assieme agli uomini anche la musica e’ stanca e rischia di diventare lo specchio di questa assurda civilta’; a tutto questo c’e’ chi preferisce chiudersi in un alveare o avvolgersi in un baco da seta, insomma scappare dalle attuali logiche immonde; il brano e’ volutamente provocatorio e ironico, non e’ un semplice arrendersi, e’ un abbandonare le illusioni di questo progresso solo materiale e di questa atroce involuzione morale.
Perche’ la presunta gente in progresso in realta’ non fa altro che ripetere con monotonia gesti e progetti, come se dovesse seguire la periodicita’ della natura: le foglie ingiallite di autunno, la neve invernale e il sole della primavera. Ma se la vita si riduce alla mera attivita’ ripetitiva fine a se stessa, nelle fabbriche e in negozi, dietro a scrivanie, nonostante le nuove conoscenze, prima o poi si rimane soli, magari proprio di sabato, a rimuginare sui propri problemi di sesso.
E cosi’ il cerchio si chiude: suoni lunghi di campane tibetane trasportano in un’ altra dimensione, nella quale ritornano le tante esperienze passate chissa’ dove e quando, nella contemplazione dei paesaggi e di quel qualcosa che nell’ aria si fermo’, e che ci ha dato la voglia, oggi, di recuperare l’ aspetto piu’ straordinario di tutto questo, perche’ non abbiamo dimenticato e non dobbiamo dimenticare. Ecco allora che anche un istante di Jingle Bell puo’ far ritornare la stagione dell’ Amore.
In questo mondo assurdo essa assume sempre piu’ le sembianze di quella ragazzina affacciata al balcone, contemplata di nascosto e poi ammirata durante il saggio ginnico: due passi in avanti, due passi indietro, a destra, a sinistra, al contrario, un giro su se stessa e poi si e’ fermata. Si e’ fermata, come il tempo che anche questa volta ci ha sfiorati, in questo saturday night in cui siamo tutti un po’ sognatori e forse anche un po’ piu’ soli, ci ricorda che ne abbiamo avute di occasioni, ma non bisogna rimpiangerle, non bisogna rimpiangerle mai..

Iolowcost

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