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Musica a 360°

Voce Camuna

In barba al detto “non c’è due senza tre” Battiato salta, almeno nel titolo, il secondo episodio del progetto Fleurs scivolando con indifferenza dal primo al terzo volume. I bene informati affermano che la motivazione di tale eccentricità non vada ricercata all’interno delle superstizioni numerologiche del nostro, ma nell’esigenza, tutta musicale, di produrre una trilogia “finita” che non autorizzasse le aspettative di tris che, di solito, il bis nutre. Un ragionamento che pare troppo contorto per essere credibile, sebbene compatibile con le esplorazioni filosofiche e l’astratto umorismo a cui Franco ci ha abituato. D’altra parte molte delle sue canzoni sono costruite proprio sul filo del rasoio fra logica, astrazione, poesia e nonsenso, in un equilibrio in continua evoluzione e sovente imprevedibile. Per assurda che possa sembrare è comunque una motivazione che accogliamo con gioia, tanto era il terrore di immaginare come secondo episodio il discutibile “Fun Club” di Manlio Sgalambro a cui Battiato aveva partecipato come produttore, arrangiatore e direttore d’orchestra.
Trattandosi, comunque la si voglia contare, della ideale prosecuzione di “Fleurs” è naturale il confronto con l’episodio precedente, ed è proprio in relazione alla continuità fra i due dischi che sono state sollevate le prime perplessità, fra gli ammiratori del cantautore siciliano. Abituati alla camaleontica attitudine del nostro a cambiare pelle e stupire, pur conservando una propria precisa identità, e preso atto della recente pubblicazione di un album di inediti, gli appassionati immaginavano chiusa l’esperienza Fleurs o si attendevano una prosecuzione marcatamente differenziata, magari contaminata dal respiro elettronico di “Campi magnetici”, e aperta verso le sonorità già osate da Gotan Project e Madredeus. In realtà anche sul carattere di novità del primo Fleurs ci sarebbe da obiettare: chi ha avuto modo di conoscere gli esordi di Battiato, il materiale anni ’60 contenuto nei microsolchi che venivano allegati alla Settimana Enigmistica, quello difficilmente citato dalle biografie, ha già avuto modo vi sentirlo alle prese con cover di quelli che erano, allora, i successi del momento e di cogliere sfumature identiche alle recenti, quasi che il materiale di oggi, più che riletto, sia da considerare come ricordato.
Fra le lamentele colte a caldo da alcuni forum, è condivisibile la delusione rispetto alla selezione dei brani proposta. Non che la scelta sia caduta su pezzi di seconda cernita, anzi. Contestata è piuttosto l’individuazione di materiale troppo noto (”Il cielo in una stanza”, “Ritornerai” e “Insieme a te non ci sto più”, in particolare), per interpretazioni che nulla tolgono e nulla aggiungono alle originali. Le atmosfere crepuscolari e il sapore francese del primo episodio, che splendidamente sposavano Endrigo e De Andrè, sebbene recuperate nei pezzi firmati da Lauzi e Ferrè, hanno lasciato spazio ad una dimensione diversa del medesimo periodo musicale. Canzoni cariche di una emotività non meno ispirata ma nella quale la malinconia muta in azione e guarda verso le nuove frontiere musicali della psichedelia. Significativo, a riguardo, il ripescaggio di “Le tue radici” che nella versione originale rappresentava l’unico pezzo serenamente ascoltabile dell’album “Come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto” di Alan Sorrenti.
Fra le altre obiezioni all’album le recensioni riportano una certa piattezza degli arrangiamenti e l’uso incerto della voce, cosa, quest’ultima, che sovente sembra essere effetto intenzionalmente ricercato.
Polemiche ha sollevato il testo dell’inedito “Come un sigillo”, firmato dai soliti Battiato e Sgalambro, nel quale vengono citati direttamente dettagli anatomici dell’apparato genitale maschile, senza per altro che i versi consentano di ben definirne il contesto e il senso. Fra l’insofferenza di chi grida allo scandalo e gli apprezzamenti di chi lo giudica elegante in quanto incapace di assumere toni volgari malgrado i termini espliciti, spiace osservare come, nell’economia generale di un brano di rara intensità poetica come questo, l’episodio contestato rappresenti una parentesi non essenziale che avrebbe potuto essere omessa senza nulla togliere all’equilibrio del pezzo. Ad ognuno la libertà di valutare la scelta e di immaginarne le motivazioni. La canzone, proposta in duetto con Alice, sarà probabilmente inserita nel prossimo album di quest’ultima, previsto in uscita nel 2003.
A garanzia delle benedizioni dei colti, giunge il brano di chiusura “Beim Schlafengehen” (Andando a dormire), lied di Strauss su testo di Herman Hesse, registrato con la soprano Daniela Bruera.

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