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Pareri ed impressioni di Stefano

Solo da qualche giorno sono entrato in possesso di “Last summer dance”

Premessa:

io sono uno di quelli che vorrebbero ogni anno un live a testimoniare e
mantenere il ricordo delle caratteristiche e delle specificità di quel certo
tour. Musicisti del calibro di Battiato inseriscono ogni volta elementi
interessanti e molto molto sfiziosi. E se è vero che alcuni brani sono
eseguiti in maniera “nota”, e uguale al tour precedente è altrettanto vero
che compaiono sempre brani cambiati quel tanto (o quel poco) da renderli
indimenticabili. Altri artisti, che condividono questo mio approccio,
approfittano della moderna tecnologia e della relativa facilità con cui si
può registrare e stampare un cd-live per “regalare” ai fans ogni anno il
loro bel disco dal vivo (se non la registrazione di tutti i concerti… ma
qui forse si esagera…).
Per cui è ovvio che io sia rimasto contento della pubblicazione di questo
doppio CD, e viceversa sono dispiaciuto che i tour precedenti siano rimasti
privi di un’istantanea “ufficiale (e solo per non tediarvi non riparto a
fare gli elenchi dei brani che negli scorsi tour mi avevano
entusiasmato…).

E veniamo ai CD.
Ho trovato assai intrigante la versione “rock” di “Shakleton” (con il finale
un po’ “brusco”),
belli gli archi di “Atlantide” e molto incisivi quelli di “Shock in my
town”,
sempre miracolosa “E’ stato molto bello” in una versione in cui gli archi
aggiungono pathos e dove forse il finale poteva essere dilatato a dismisura,
ottima “La cura” (ma che questa versione sia bellissima non lo dico certo io
per primo…)
discreto “L’incantesimo” anche se mi da l’impressione di una canzone sulla
quale Battiato dovrebbe lavorare ancora un po’, se non scomparirà dal
repertorio troppo presto potrebbe rivelarsi un pezzo molto interessante,
“Auto da fé” e “Mesopotamia” non suonano troppo energiche ma l’arrangiamento
è curatissimo con i fiati ben presenti ed efficaci
bella come sempre, e ottimamente interpretata, “Magic shop”
pimpantissimo il medley de “La voce del padrone” con strani ma simpatici
effetti elettronici, culminante con la mai abbastanza lodata “Gli uccelli”
che neanche i cori a squarciagola del pubblico riescono a rovinare :-)
(ma c’è ancora qualcuno che parla male delle canzoni di questo vendutissimo
e bellissimo disco ?)
“L’era del cinghiale bianco” in una versione non particolarmente originale
(ma forse un po’ troppo “spinta”), viene abbellita qui e la dai magici
arabeschi del pianoforte del maestro Guaitoli
stupenda ed energeticissima la versione di “Cuccurucucu” con gli archi
insospettabilmente “rock” e la Comeglio Band in bella evidenza
discreto il finale con “Centro di gravità permanente” in una versione senza
infamia e senza lode.

Non lasciano un segno particolarmente significativo, non aggiungendo quasi
nulla alle versione “originali”:
“Impressioni di Settembre”,
“Il mantello e la spiga”, che si conferma canzone più adatta ad essere
ascoltata live e meno dal disco dove perde inevitabilmente energia (pure se
il disco è dal vivo),
“Lode all’inviolato”,
“Povera patria” (ottimamente interpretata da Battiato, Guaitoli e il
quartetto d’archi),
“L’animale” (una onesta versione ma niente più)

Deludono un pochino:
“L’oceano di silenzio” (inserito un po’ a forza nell’atmosfera “popparola”
del concerto)
“E ti vengo a cercare” (con quella “tastierina” dalle sonorità gelide, e i
cori esagerati del pubblico…)
“Stranizza d’amuri” (troppo contrasto tra gli “entusiasmi” del pubblico e
l’interpretazione un po’ svogliata)
“La stagione dell’amore” con una ritmica elettronica che se non ci fosse
stata non ne avremmo davvero sentito la mancanza (la batteria sarebbe
bastata e avanzata), e con la “proditoria” scomparsa del “Valzer delle
candele” che veniva canticchiato in chiusura :-(((

Come al solito qui e la c’è qualche campionamento di troppo… (”Delenda
Carthago” e “Il mantello e la spiga” soprattutto)
Ma sembra che lentamente qualcosa si stia muovendo su questo fronte che
tanto mi irrita.

Ottima la presenza in molte canzoni dei fiati, in ottima forma la voce di
Battiato (specie quando si lascia un po’ andare, come in “Caffè de la
paix”), un po’ scontati gli assoli di Gussoni, immense le “gocce” di
pianoforte distillate qua e la da Guaitoli.

Spezzo una lancia per le coriste (ma non sulla loro testa) che, pur non
essendo “mostruose”, fanno la loro onestissima parte:
più che discrete in “Strange days” (che grande canzone! l’arrangiamento è
abbastanza “canonico”, ma ricco di piccole interessantissime variazioni…),
giustamente “fredde” in “Shock in my town”, più che efficaci come controvoci
in “E’ stato molto bello”, “Caffè de la paix” e ne “La cura”, presenti con
giusta leggerezza in “Bandiera bianca”.

Le ragazze stanno crescendo.

In conclusione se è vero che il doppio CD poteva contenere anche
qualcos’altro, e se è vero pure che qualche ritocco in studio sarà stato
fatto (Sgalambro dal vivo non canta mai come si sente in “Accetta il
consiglio”), resta il fatto che il disco si ascolta con grande piacere.
Forse chi lo ha criticato lo apprezzerà meglio tra una decina di anni :-)

Sicuramente la scaletta poteva essere diversa, ma dirlo mi ricorda le
discussioni calcistiche sui convocati della nazionale…
Siamo 50 milioni di
commissari tecnici (anche musicali) e probabilmente ognuno di noi avrebbe
scelto canzoni diverse :-)

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