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Voli imprevedibili

Grazie a Stefano:-)

“Voli imprevedibili” è senza dubbio un disco che si ascolta con piacere. Le canzoni, la materia prima, sono decisamente belle e seppure gli arrangiamenti non sempre sono riusciti il disco non risulta mai fastidioso.

Ma gli appunti da fare al disco sono parecchi.

Innanzitutto si avverte chiara la mancanza di una forte progettualità. Mentre “Battiato non Battiato” cercava di mostrare il rapporto tra Battiato e i gruppi più interessanti “emersi” nella scena italiana degli anni ‘80/90 risultando abbastanza omogeneo, qui si raccoglie un po’ di tutto in maniera disordinata. Si va da “mostri sacri” che suonano da una vita (Alice, la PFM) a musicisti emersi da poco (Megahertz, Lele Battista) passando attraverso personaggi anche lontanissimi tra loro (i Negrita e Giuni Russo, Planet Funk e Paola Turci…). Si passa troppo facilmente “di palla in frasca” e la disomogeneità del disco ne è la riprova.

Poi, come in ogni tributo che si rispetti, si alternano cose riuscite ad altre meno riuscite.

Tra le prime metterei l’interessante versione de “L’oceano di silenzio” fatta da Morgan, capace di “tradire” il pezzo ma allo stesso tempo farne una versione musicalmente godibilissima che riporta “sulla terra” una canzone che sembrava poter solo volare alto. E al primo attimo di stupore subentra il puro e semplice piacere dell’ascolto. Morgan sembra riuscire a farla propria pur essendo la sua personale esperienza umana assai distante da quella di Battiato, invece di “imitare” i toni ieratici di Battiato (rischiando di risultare ridicolo) fa propria la canzone aggiungendogli i propri personali tormenti rimanendo così perfettamente credibile.

Assai intrigante è “Una cellula” che Megahertz coraggiosamente ci propone in una salsa che deve molto al Battiato degli anni ‘80 (anche se si sente che a suonarla è un ragazzo di oggi). Viene da chiedersi come mai Battiato non l’abbia mai più riproposta dal vivo (in anni recenti non sono mancate le esecuzioni di brani “antichi” quali Areknames/Canzone chimica, La convenzione, Paranoia, No U turn) visto che questo brano si può decisamente arrangiare in modo moderno e piacevolissimo.

Note di merito anche per la già nota “E’ stato molto bello” interpretata da Alice con grande drammaticità e la “Summer on a solitary beach” di Filippo Gatti, arrangiata con gusto, leggerezza e semplicità ma soprattutto interpretata con grande intensità e amore. Amore che sembra mancare ai Negrita autori di una “Up patriots to arms” assolutamente di routine, senza nessunissima fantasia o capacità di sorprendere. Un (finto)rock scontatissimo, “pulitino” e che si fa subito dimenticare.

Tentano di virare verso l’elettronica più “dance” due gruppi, i Planet funk e i Delta V:
i primi ottengono buoni risultati con “Gli uccelli”, ma sfruttando pochissimo le enormi possibilità del pezzo, i secondi invece si accaniscono su “La cura” azzardando armonie ai limiti dell’accettabile e dandone una interpretazione un po’ svogliata, senza il pathos che meriterebbe un brano così bello. Non basta qualche eco di dub e una ritmica “moderna” per giustificare una cover.

Paola Turci “bjorkeggia” negli arrangiamenti di “Povera patria” forse andando oltre le proprie possibilità, ma la voce è quella calda che ben conosciamo.

Sorprendono viceversa i toni baritonali di Carmen Consoli che sembrano essere il tallone di Achille della sua “Stranizza d’amuri” che è invece arrangiata elegantemente in chiave morbidamente acustica, stessa scelta di Marina Rei che da una interpretazione molto intensa (forse troppo nello stile di Grazia Di Michele) de “La stagione dell’amore” abbastanza riuscita tra soffici chitarre, archi delicati e ritmica timida.

Origina qualche sbadiglio “L’animale” leggerissimamente pop (quasi “sanremese”) di Pacifico (era lecito aspettarsi qualcosa di più da lui…) davvero evanescente con quelle tastiere banalissime, l’interpretazione elimina poi ogni traccia di conflitto interiore in un brano che ne dovrebbe essere saturo e sposta l’accento sui toni romantici…

Contrastanti le impressione de “L’esodo” di Lele Battistelli, se l’arrangiamento, che la trasforma in una moderna ballata, è interessante (ottimo il lavoro della chitarra) dall’altra l’interpretazione vocale e l’atmosfera generale mal si sposano con la cupezza del testo cantato.

Da ricordare infine i brani di Bluvertigo e CSI già presenti in “Battiato non Battiato” (e non si capisce il senso di questa riproposta…). E’ sempre un piacere riascoltare l’eccelsa “E ti vengo a cercare”, continua invece a sembrarmi fuori registro la “Prospettiva nevskj” dei Bluvertigo che forse, all’epoca, circa 6 anni fa, erano ancora un po’ acerbi e vogliosi di strafare dando alla Russia “d’epoca” tratteggiata da Battiato atmosfere post-apocalittiche forse un tantino esagerate.

Già pubblicate e ben conosciute anche l’ottima (ma c’erano dubbi ?) “Il re del mondo” cantata “live” da Giuni Russo e la divertita e divertente “Bandiera bianca” riarrangiata dalla PFM secondo modalità progressivo-dylaniane (ma con la classe di sempre e la voglia di suonare che recentemente hanno ritrovato).

Si fatica a capire come mai non sia stato possibile trovare altri artisti disposti a partecipare al progetto senza andare a scavare nel “mare magnum” delle cover già realizzate. Ma probabilmente i guai passati dalla Nun hanno influito sul risultato finale.

Che è comunque degnissimo.

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