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Una lezione di ermeneutica della canzone

Da La Sicilia

di Leonardo Lodato

Franco Battiato - Fleurs 3
Cd – Columbia – Sony Music

Ci risiamo, ma stavolta è l’ultimo episodio, il numero 3. E’ vero, il numero 2 non è mai esistito né mai – assicura lo stesso Battiato – esisterà. Quel “3″ è niente più che un vezzo, un chiaro riferimento al numero perfetto. E così, dopo la tournée della scorsa stagione, in cui il musicista siciliano si è divertito a far ballare il pubblico, a sondare il terreno con una spruzzata di PFM (”Impressioni di settembre”), un tocco di Bruno Lauzi (”Ritornerai”) e un pizzico di Paoli (”Il cielo in una stnza”), ecco nei negozi una nuova raccolta di “classici”.

Il risultato è, per dirla con il filosofo e collaboratore di Battiato, Manlio Sgalambro, “una lezione di ermeneutica della canzone”: “Le canzoni d’amore europee – sostiene Sgalambro – cristallizzano reali sentimenti di vita collettiva superando la loro contigenza, l’amore perduto o ritrovato o sperato è occasione per (a volte) l’inconsapevole autore di canzoni di trasmettere ben altro: il sottile mistero delle complesse trame emozionali dell’esistere. Fleurs 3 restituisce effetti tradizionali a vibrazioni sonore oggi quasi prive di ethos. Battiato ne è l’ermeneuta”. E lo fa raggruppando, oltre alle già citate canzoni “sondate” dal vivo, quella “Perduto amore” di Adamo che sarò anche titolo della “prima volta” dell’artista siciliano dietro la macchina da presa; c’è ancora Lauzi con “Se tu sapessi”, mentre porta la prestigiosa firma Conte-Virano-Pallavicini la bella “Col tempo sai”.

La ciliegina sulla torta è rappresentata da un inedito, “Come un sigillo”, in cui Battiato torna a duettare con Alice lasciandosi andare ad alcuni versi audaci. Ai lettori-ascoltatori il giudizio se “E tu passavi le sottili dita sul prepuzio, poi sfioravi il glande e i sensi celebravano il loro splendore…” può scandalizzare in un’epoca in cui il nudo non conosce più limiti e il linguaggio si è “arricchito” di qualsiasi riferimento sessuale più o meno “tecnico”. E’ il gioco, il divertissement, la provocazione della non provocazione. E in questo, si sa, Franco Battiato è un maestro. Il maestro?

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