
10 aprile 2004. Doveva essere una manifestazione artistica: giovani pittori, scultori, innovativi elaboratori di immagini. E’ stata invece una “opera d’arte totale”. Complici i Malaavia, con la loro coinvolgente performance. La loro doveva essere una “ordinaria” presentazione del disco: è stato invece un inatteso e imprevisto concerto-happening. Una performance emozionante e viva: con Pas Scarpato (voce, basso e chitarra) e Oderigi Lusi (tastiere) abbiamo piacevolmente trovato un’eccellente coppia ritmica, il batterista Leonardo De Lorenzo e il percussionista Pasquale Benincasa.
La cornice era quella del vanvitelliano Palazzo Ducale di Avella, suggestivo centro al confine tra Avellino e Napoli. Una cittadina ricca di storia, cultura e monumenti come l’Anfiteatro e il Castello. Nel cortile del Palazzo era presente la mostra di arte visiva “Abellarte”. Abbiamo dato un incuriosito sguardo alla mostra dei numerosi giovani artisti campani: immagini “solo per play-station viventi”; stampe d’autore e “portatori della verità”; barattoli di pomodoro-sangue (s)venduto al miglior offerente; scacchiere sulle quali ci si trova improvvisamente a camminare; una notturna performance visiva di grande suggestione. La rottura finale degli scatoloni di cartone ci ha fatto riflettere: via gli schemi che ingabbiano talento e creatività, parola d’ordine per i tanti artisti espositori.
Anche per i Malaavia. E’ stata una nuova presentazione: dopo una libreria e un Centro Studi una mostra d’arte. Il senso del rock progressivo, dell’art rock - connessione continua di tanti linguaggi e forme comunicative - vede qui un’ulteriore materializzazione. Alla faccia di quelli che “il rock progressivo è morto e sepolto”. E’ una sensibilità ancora viva e pulsante.
E le tanto attese “danze d’incenso”? I fumi orientali del disco dei Malaavia non si sono fatti attendere: il centro storico di Avella ha percepito - in un tiepida serata pre-pasquale - magici effluvi musicali, complice anche il fatto che la band “giocava in casa”. Ci ha colpito vedere l’Assessore alla Cultura e il Vicesindaco “coccolare” il bravo Lusi: molto spesso le realtà locali trascurano colpevolmente i propri talenti, cosa che non possiamo addebitare a questa Amministrazione.
Dopo la breve presentazione di rito - con Giovanni Turco e Donato Zoppo, ormai parte integrante della “carovana dell’interiorità” - i Malaavia hanno dato fiato alle loro trombe. Eseguita integralmente la “Prima Sequenza” del disco: via flauto e chitarre ma l’incanto non cessa. L’atmosfera è stata distesa e serena, i brani volutamente “rivissuti” e arricchiti dalla magia dell’insieme; le dita di Oderigi vivaci e danzanti sui tasti d’avorio; l’espressività di Scarpato sempre più “oltre”.
Abbiamo idealmente abbracciato i Dervisci rotanti sulle note di “Danza d’incenso” e volato dentro noi stessi con “Gnoti Sautòn”; eseguita per la prima volta dal vivo (provata solo una volta!) “Coda di Luna calante” ha abbattuto - potenza della musica! - le mura del Palazzo, proiettandoci in una evocativa notte mediorientale. La notte, il buio, la sola luce della Luna - Lilith, quella nostra metà oscura che non dobbiamo temere di conoscere.
Anche stasera le Vie Interne di tanti si sono incrociate, colte al laccio da una sottile fascinazione che aleggia costante sulle note dei Malaavia. E la serata pasquale - resurrezione e rigenerazione - ha fatto il resto. Quando la Musica è Altro. Quando la musica va Oltre.

Carla








