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Da Corriere Romagna del 27 Giugno 2004

Battiato pittore “orientale” illuminato dal sufismo







Battiato pittore “orientale” illuminato dal sufismo






RIMINI - Teatro degli Atti affollato ieri pomeriggio per la presentazione della mostra Misticismo d’Oriente e d’Occidente, nell’ambito della manifestazione Interazioni. Testimoni d’eccezione il poliedrico Gabriele Mandel e l’artista Franco Battiato. Un lungo applauso ha salutato l’ingresso in sala dei due, accompagnati dal professore Gianluca Magi, che ha avuto il compito di introdurre il tema dell’incontro. Sia Mandel che Battiato, incuranti del caldo, si sono presentati in rigorosi completi scuri.Il filo rosso che lega queste due personalità artistiche è l’appartenenza al sufismo (una corrente del pensiero islamico conosciuta come la via del cuore, la via del puro, mistico cammino dell’Islam), e l’attenzione fissa, anche in senso figurativo, al mondo semitico. Un forte invito alla riflessione sul periodo storico presente quindi, Occidente e Oriente fianco a fianco, mai come ora forse, in un percorso spesso irto di pericoli. Arte figurativa utilizzata da entrambi come una simbolica porta regale, confine tra mondo visibile e invisibile, una sorta di silenzioso traghettamento verso altri stati di coscienza, che si vuole contrapporre alla distrazione imperante, nell’accezione che divide, tipica del nostro tempo. Un percorso immaginativo di certo controcorrente.La parola è andata subito a Gabriele Mandel. Docente di Storia dell’arte; artista; medico; psicanalista, saggista e per finire vicario della confraternita sufi in Italia, nonché grande estimatore del Battiato pittore. Retorica sapiente e buoni argomenti hanno caratterizzato la lunga carrellata sulla storia dell’arte. Il tema, arte come testimonianza del tempo e dell’uomo, ha catturato il pubblico presente in sala.“L’arte per i sufi – ha spiegato Gabriel Mandel – è una forma di preghiera, un inno alla bellezza”.Franco Battiato ha invece raccontato il suo avvicinarsi alla pittura, avvenuto circa dodici anni fa.“Ho iniziato a dipingere per colmare quella che credevo una reale mancanza di predisposizione. In disegno prendevo sempre tre ed era davvero terribile. Ho fatto quel che si può definire un lavoro sull’incapacità, ho esplorato un handicap”.Il musicista catanese, che si firma come pittore con lo pseudonimo di Süphan Barzani, è quel che si può definire un artista iconografico.Nelle sale del Palazzo del Podestà (mostra visitabile fino alle 24 di oggi) affiancati ai lavori di Gabriel Mandel, più iconografici e pieni di riferimenti islamici, porta la firma di Battiato il Mavlevi danzante, la sua prima opera (olio su tela). Su fondo oro, omaggio alla tradizione bizantina, colpisce il candore degli abiti del danzatore, ritratto con due semplici linee ondulate piene di armonia. Il tratto è finissimo e l’espressione intensa e delicata. Colpisce anche il Derviscio danzante, colto in primo piano. Sguardo profondo e occhi chiari, sempre su fondo dorato. Bello anche il ritratto Con gli occhi bruciati dal deserto. Diversi gli animali, come in L’anima è il nido del bene, un uccellino cólto su un ramo in fiore, o la litografia di una maestosa tigre. Molto leggera, anche nelle tinte, di un verde tenue, la ceramica dedicata a Semà, la danza dell’estasi.Un percorso di avvicinamento al misticismo orientale, quello di Franco Battiato, intrapreso da tempo anche nella musica. Non è un caso che anche il Ravenna Festival, intitolato quest’anno “Illuminazioni sulla via di Damasco”, ospiterà il 21 luglio un concerto dell’artista siciliano. Ad aprire il suo concerto al Pala De Andrè, sarà la musica siriana dell’Ensemble Al-Turath di Aleppo, con cui il cantautore eseguirà Fogh in Nakhal, brano tradizionale iracheno presente nel suo album Caffè de la Paix.Interazioni conclude oggi con (dalle 18 in Piazza Cavour) un mini torneo di calcetto multietnico a squadre miste e a seguire Schiavi blu, spettacolo teatrale dedicato alle nuove schiavitù a cura della compagnia Faracha. Dalle 20 saranno allestiti sotto la Vecchia Pescheria stand gastronomici con piatti tipici della cucina albanese, argentina e brasiliana. Alle 22 concerto conclusivo del gruppo Asabranca.

Alessandra Lotti

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