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Poeti Sufi

Abu Bâyâzid Bistami

Abu Bayazid Bistami, nato nell’800 e morto nell’857, o nell’874, passò tutta
la sua vita a Bistam, Iran. Era un contadino rozzo e incolto, il cui
insegnamento fu puramente orale. Osservatore scrupoloso della legge
religiosa, pose l’ebbrezza (sukr) al di sopra della lucidità e praticò un’
ascesi austera, in quanto riteneva che nessuna rinuncia fosse abbastanza
grande per Dio.

Discendente di un magio, ebbe come maestro un certo Abu ‘Ali Sindi. Alcuni
orientalisti ne hanno dedotto che si trattava di un induista convertito,
proveniente dal Sind e che i segreti che avrebbe insegnato a Bayazid erano
in realtà quelli del Vedanta. Qualcuno è arrivato in un impeto riduzionista
ad affermare che la dottrina di Bâyâzid è quella del Vedanta, che Shams
Tabrizi, il maestro di Rumi, non ha fatto altro che ripetere Bayazid e che
quindi Rumi stesso, in altre parole il Sufismo stesso, non è altro che il
Vedanta, rivestito di Islam. Si narra che Bayazid abbia detto:

“Adornami della tua Unicità, rivestimi della Tua individualità, innalzami
alla Tua unità, affinché, vedendomi, le tue creature possano dire ‘Ti
abbiamo visto’. E quello sarai Tu e io non ci sarò”

Questo passo è uno degli argomenti preferiti da coloro che sostengono l’
influsso del Vedanta su Bayazid. L’espressione “e quello sarai Tu” (wa
takunu anta dhaka) sarebbe nient’altro che la traduzione della nota
affermazione della Chandayoga Upanisad “tu sei questo” (tat tvam ansi).

Noi non siamo d’accordo con questa impostazione, ma non è questo il luogo
per esporre le nostre ragioni.

Un giorno, mentre sedeva tra i suoi discepoli, Bayazid perse conoscenza e
dalla sua bocca uscirono queste parole: ‘Io sono Dio puro e libero da ogni
macchia, a Me appartiene la grandezza’. Quando ritornò in se’ i suoi
discepoli gli riferirono le parole che aveva pronunciato. Allora Bayazid
così li scongiurò: ‘In qualsiasi momento pronunciassi ancora simili parole
fatemi a pezzi’ e diede loro dei coltelli. Ora, accadde che Bayazid,
perdendo coscienza, ridicesse un’altra volta le stesse parole. Subito, i
suoi discepoli si precipitarono per metterlo a morte, ma il suo corpo
divenne talmente grande che occupava tutta la casa e più i suoi discepoli si
accanivano a colpirlo con i coltelli, più sembravano colpire il nulla. Dopo
un certo tempo Bayazid cominciò a rimpicciolire e, quando ebbe ripreso le
proporzioni normali, i discepoli gli raccontarono ciò che era successo. Egli
disse loro: ‘Quello che voi vedete ora è Bayazid, quanto a colui che
pronunciava quelle parole non era Bayazid’

Fu chiesto a Bâyâzid: altro Dio che Dio' è la chiave del paradiso>.

Rispose: e le serrature del ‘Non c’è altro Dio che Dio’ sono quattro: una lingua
priva di menzogna e distrazione, un cuore privo di inganni e tradimento; un
ventre privo di ogni cibo illecito o dubbio, delle azioni prive di passione
e innovazione.

Gli uomini si pentono dei loro peccati, io mi pento delle mie parole ‘Non c’
è altro Dio che Dio’, poiché io parlo con dei sensi e delle lettere, mentre
Dio è al di là dei sensi e delle lettere.

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