Mino Di Martino: dal beat dei Giganti a Giuni Russo, Battiato, A

Iniziamo il nostro breve ciclo di interviste dedicate alla scena “di frontiera” italiana,una serie di conversazioni aperte in cui ripercorreremo capitulatim la carriera di alcuni maestri del mondo musicale non allineato.Iniziamo oggi con Mino Di Martino...

Iniziamo il nostro breve ciclo di interviste dedicate alla scena “di frontiera” italiana,una serie di conversazioni aperte in cui ripercorreremo capitulatim la carriera di alcuni maestri del mondo musicale non allineato.Iniziamo oggi con

Mino Di Martino…chi era costui? I troppi ignavi intenti a lasciarsi suonare da improbabili tormentoni lobotomizzanti non sapranno e continueranno a fare orecchie da mercante; per altri,coloro che ritengono esistente solo ciò che è sbandierato dai media, la carriera di Mino sarà riconducibile solo all’esperienza con i Giganti…Certo! Anche questo ci verrebbe da dire, ma non solo. Specialmente non SOPRATTUTTO! Crediamo infatti che la vera essenza irrinunciabile del suo lavoro sia riscontrabile nel lungo cammino intrapreso a metà anni 70: improvvisazione, minimalismo, influenze space, una canzone stupenda per Giuni Russo, imperdibili lavori di sperimentazione, un pugno di gioielli scritti per Alice.
Lo incontriamo a casa sua a Milano, ha problemi con la porta rotta, nonostante il fastidioso inconveniente si trasforma presto in un torrenziale maremoto di informazioni, riflessioni, ricordi. La chiacchierata si trasforma infine in uno scambio di opinioni molto interessante. Ci rivedremo,spero.

Iniziamo con il tuo esordio ufficiale nei Giganti.
Partimmo a ridosso dei gruppi beat,come dice il poeta “Alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena”…!
Si stava su quell’onda anglo-americana.ma di fatto il sistema dei gruppi è un grosso equivoco: appena arriva il successo nascono le magagne.
Io ho sempre visto il fenomeno rock di quegli anni come un fenomeno di rottura soprattutto sul sociale, non mi interessava poi così tanto l’aspetto propriamente musicale. E’ per questo che ero un grande fan di Elvis,perchè ha letteralmente inventato il concetto moderno di show live.
I nostri riferimenti più che i Beatles erano gli Everly Brothers,gruppo davvero avanti come impostazione vocale, ma i primi Beatles non mi piacevano tanto (ndR nel prossimo cd di Tv Dinner Mino inciderà insieme a Saro Cosentino una doppia cover beatlesiana ossia “Tomorrow never knows” e “Love you too”).
Ho creduto molto nel gruppo; firmavo i pezzi e poi dividevamo i diritti, ma presto ho visto che non funzionava,specialmente in quattro…
Quello che si sa dei Giganti è infatti uscito nell’arco di 4 mesi, poi il progetto si è sfaldato.
Il fatto di puntare sull’impatto vocale nacque quasi per caso, eravamo nati come gruppo strumentale, e su 7/8 pezzi siamo andati avanti un bel po’ per la forza dell’inerzia…
“Terra in bocca” (Ndr concept album del ‘72) è invece già un discorso diverso: lì ero già io con un nucleo di interpreti notevoli.Gianni Sassi scrisse i testi e tra noi nacque un feeling eccezionale; fece un ottimo lavoro…E’ un peccato che non ci sia più (Ndr Gianni Sassi “inventore” tra gli altri degli Area (promozionalmente parlando) è morto nel 1993).Tra i musicisti compaiono invece Vince Tempera, che allora aveva davvero idee geniali, nel ruolo di arrangiatore e Ares Tavolazzi (Area ndR).E’ un bel lavoro, ma non c’entra più niente con i Giganti.

continua qui:

http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=1646&sz=3

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