L'infaticabile Maestro Pop

Franco Battiato L'infaticabile Maestro Pop tra Il Violino e La Selce, un disco e un film Approfittando della presentazione alla stampa dell'edizione 2004 de 'Il Violino e La Selce, lo stra-ordinario festival da lui diretto per conto della Regione Marche, abbiamo messo nell'angolo il mitico Franco Battiato. Il migliore tra i Maestri Pop delle sette note italiane, ci ha raccontato i 'perché' e i 'per come' delle scelte artistiche che sottendono la manifestazione marchigiana, accennando al suo prossimo album e al suo secondo film come regista...

Intervista presa da MTV

Se andate al sito:http://www.mtv.it/home.asp

fate la ricerca Battiato-interviste la potete anche vedere-ascoltare.

Per l’edizione 2004 de ‘Il Violino e La Felce’, ci pare che lei abbia unito classico e contemporaneo in misura - se possibile - ancora maggiore rispetto agli anni passati…

Sì, anche se è una formula che si ripete abbastanza spesso con varianti che possono sembrare determinanti. Quest’anno però ci sono divagazioni che il festival non ha mai avuto, come ad esempio Wynton Marsalis per il jazz e Sollima per la musica classica. Poi c’è Khaled, che però è una costante, visto che il festival ogni tanto mette musica mediorientale. Poi c’è una parte sperimentale ed estrema di cosiddetta musica elettronica, che trovo molto interessante.




















Citando Battiato: “E’ uno che rispecchia molto se stesso…”

E’ appunto immettere nel proprio panorama tutto quello che il mercato esprime e che troviamo interessante. Non ci interessa il commerciale, ecco.





E’ molto forte la presenza degli italiani. Da una parte c’è Carmen…

C’è Carmen che, facendo il direttore artistico, devo dire che mancava. Un giorno o l’altro sarebbe dovuta arrivare.





E poi c’è anche Nada…

Questo è il programma della Consoli, lei porta in giro questo genere di ensemble e noi rispettiamo le sue scelte. Sebbene poi Nada sia un’artista veramente straordinaria già di per sé.






Sollima inceve è la produzione de ‘Il Violino e La Selce’ di quest’anno…

Per quel che riguarda Sollima, noi ci vantiamo di averlo ospitato a Fano agli inizi della sua carriera, mi pare 9 anni fa. E’ un compositore che non ha certo bisogno del nostro dito per dire ‘ascoltatelo’, perché si sono accorti anche all’estero che è un musicista di prim’ordine.
















Con questo cartellone, che tipo di pubblico volete attirare?

Quando vado in giro – sono stato a Rimini qualche giorno fa – anche degli studiosi che insegnano all’Università di Urbino mi dicevano che seguono Fano. Anche se qualcuno non viene, mi interessa che a volte in certe parti d’Italia, sappiano che abbiamo quell’artista. Che se ne parli. Qualcuno aspettava David Sylvian, ma in ogni caso dovunque si vada, si trova sempre qualcuno che vede Fano come una manifestazione da seguire.





Tra i nomi che si erano fatti, c’è anche quello di Aphex Twin. Come mai poi è saltato?

Beh, ne saltano tanti. Anche i Kraftwerk stavano firmando e poi hanno disdetto. E’ così, succede. Per esempio, oggi siamo in contatto con i Veils perché li abbiamo invitati, sono disponibili, forse si combina, domani lo sapremo! Potrebbe anche non essere!






Nello specifico della sua produzione, ci si aspetta qualche chicca del nuovo album. Che tipo di concerto ha in mente di fare?

Il repertorio è quello, chiamiamolo così, mio da camera. Quindi ci sono brani di un disco che feci anni fa e che si chiama ‘Fleurs’, proprio tipico di questo tipo di rappresentazione. Poi ci sarà una canzone del muovo album che concluderà questo concerto.
























Ci può dare qualche anticipazione sul nuovo album?

Un po’ questo disco l’ho fatto anche perché sono quasi quattro anni che non scrivo brani inediti e non faccio un disco di inediti, poi bisogna avere naturalmente il materiale. Credo di averlo, lo considero buono e dunque lo pubblico. Però il titolo non lo so ancora, ne ho due o tre possibili. Potremmo fare un sondaggio!





Abbiamo capito che si tratta di un album duro…

Abbastanza.





E’ un album duro perché c’è un ritorno all’elettronica che viene a sostituire gli archi o perché i contenuti sono più pesanti?

Per i contenuti, direi. Però è un disco che ha anche delle zone dolci. Anche questa canzone di cui parlavamo, che poi chiuderà anche l’album, è una canzone molto dolce pur avendo un contenuto terribile.





Parlando di progetti futuri, “Musikanten” è il titolo del suo prossimo film. Si parla di una collaborazione con Jodorowsky, mentre per quel che riguarda l’idea centrale, rimane focalizzato su Beethoven?

Sì, è proprio questo. Non ho cambiato idea. Jodorowsky dovrebbe proprio fare la parte di Beethoven e la parte di Beethoven sarà la parte centrale del film, mentre testa e coda saranno storie contemporanee.






Nel precendente film c’è stata una collaborazione con Morgan, per questo sono previste delle presenze mutuate al mondo della musica?

Forse c’è una scena in cui c’è un gruppo che suona a Samarcanda, un gruppo che suona una musica molto particolare, probabilmente potrò coinvolgere i miei amici Krisma. Vedremo…
















Si è parlato della leggerezza o meno del festival. Proust disse “Non disprezzate la musica popolare.[…] Il ritornello che un orecchio fine ed educato rifiuterebbe di ascoltare, ha ricevuto il tesoro di migliaia di anime, conserva il segreto di migliaia di vite di cui fu la ispirazione, la consolazione sempre pronta, la grazia e l’idea”. Franco Battiato ha avuto una produzione molto profonda, ma fatta anche di momenti molto pop…

C’è una canzone che mi rappresenta in questo prossimo disco e che finisce così: ‘Mi divido così, tra sesso e castità.’





Riguardo il concerto fatto a Baghdad per il programma ‘Acoustica’ di Videomusic, come ricorda quell’esperienza?

Meravigliosa.






…secondo te cosa può fare ancora la musica allo stato attuale delle cose per unire i popoli?

In quei casi hai veramente una dimostrazione pratica di come la musica e i legami in generale con le altre persone, spazzano via qualunque ideologia, perché ho visto la nostra orchestra italiana legare con quella irachena in una maniera indimenticabile.




Proprio in questi giorni, il rock’n'roll compie 50 anni. Come pensi sia lo stato di salute di questo genere di cui si è annunciata innumerevoli volte la fine?

Credo che, seguendo l’insegnamento buddista e anche Eraclito ha detto molto bene questa cosa, tutto è in cambiamento, l’universo è in evoluzione. Anche se sei nostalgico, non puoi fare il rock che c’era 40 anni fa, non è più possibile. Oggi assistiamo a qualche regressione di tipo anche assurdo, tipo operazione di mercato, perché puoi cantare una canzone di Frank Sinatra, ma cantarla come lui e scriverla come lui mi sembra un po’ troppo! Però, contenti loro… In generale è una cosa contro il senso del tempo. Malgrado questo, abbiamo parlato dei Veils, ma ce ne sono molti altri nel mondo, sono una dimostrazione di vitalità e di rinnovamento inequivocabile.












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