
“Fermo,che ricordi.Qui provai nuove vie”
di CLAUDIA GENTILI
JAZZ, pop, post-rock, classica, danza, ma soprattutto la computer
music . Questa nona edizione del festival Il violino e la selce raccoglie in
sé i semi della ricerca che da sempre spinge il vascello creativo di Franco
Battiato , direttore del festival curato insieme a Martino Branca . Un’
edizione potenzialmente «perfetta - ha scherzato lo stesso Franco Battiato
presentando il cartellone a Milano qualche giorno fa - perché questo indica
il 9 nella numerologia: la perfezione». Chiuso in sala di registrazione,
Battiato sta terminando il nuovo lavoro: Mzs . Musiche da zone di
sottosviluppo.
Ne proporrà qualche assaggio il 27 luglio a Fermo?
«Di sicuro l’ultima traccia, la decima. Per il resto sarà un
concerto di tipo cameristico, intimo, con un quartetto d’archi, un piano e
una tastiera».
C’era già stato, vero?
«Son o molto legato a quella piazza perché ricordo che fu una delle
mie prime uscite con orchestra e nessuno ci credeva, ma fu un successo anche
senza batteria o la chitarra elettrica».
Come sempre il festival propone musicisti anche poco noti. Come li
sceglie?
«La sc elta è insieme a Branca, motore del festival, ma dipende
anche dalla disponibilità degli artisti. Ogni anno per me è una vera vacanza
perché mi fanno fare l’artista che voglio senza limiti di mercato e questo è
raro nel nostro ambiente».
E come li scova?
«Se non sei ch iuso in un convento di clausura, ogni situazione può
portarti qualcosa. In taxi come in aereoporto. Poi ci sono musicisti già
conosciuti e interessanti come Giovanni Sollima , compositore classico ma
con pulsazione pop. C’è Marcella Detroi t, che abbiamo chiuso 2 giorni fa,
dalla vocalità molto interessante».
Taxi, aeroporti alla Brian Eno, quanto la influenza questo tipo di
stimoli?
«Sono un musi cista che viene da lontano. Vengo dall’elettronica ma
ormai sono molte le influenze che mi arrivano. Ho abbandonato gli strumenti
da tanto anche se mi ci confronto. La maggior parte del lavoro di ricerca va
verso l’espansione del suono».
Musicista, editore, pittore, regista…
«Non per tagliare i rami ma sono un pittore per necessità. Avevo un
handicap che non riuscivo ad accettare che è la mancanza di talento e ho
voluto affrontarla. Che sia su una tela o su una pellicola si tratta del
desiderio di comunicare una visione del mondo. E per il cinema, sento il
desiderio di continuare su questa strada».
Le dà più della musica?
«Sono cose divers e. Ma una canzone è fraintendibile, è difficile
che comunichi il vero punto di vista dell’autore. Una canzone come La cura c
‘è chi l’ha intesa per il figlio, chi per l’amata. Invece un film è quello
che è. Poi c’è chi dice che il cinema non corrisponde alla mia musica».
E cosa ne pensa?
«Che non è così, ma è bello c onfrontarsi. Un compositore deve
rischiare, non può solo cercare il consenso».
Fonte Il Messaggero

Carla








