Da Corriere Romagna

Accompagnato dai fidi Enzo Sutera e Antonello Messina, con lui da anni nei tour europei, torna sabato 4 settembre (ore 22) sul palcoscenico del Teatro Masini di Faenza, Pippo Pollina, cantautore palermitano di razza, forse più noto al pubblico tedesco o svizzero, da cui è amatissimo, che a quello italiano. Pollina è a Faenza per una straordinaria performance, e un grande regalo: il concerto (unica data per il nord Italia) diventerà infatti un album, per lui il primo interamente realizzato in Italia, composto quasi esclusivamente da brani inediti.

FAENZA - Accompagnato dai fidi Enzo Sutera e Antonello Messina, con lui da anni nei tour europei, torna sabato 4 settembre (ore 22) sul palcoscenico del Teatro Masini di Faenza, Pippo Pollina, cantautore palermitano di razza, forse più noto al pubblico tedesco o svizzero, da cui è amatissimo, che a quello italiano. Pollina è a Faenza per una straordinaria performance, e un grande regalo: il concerto (unica data per il nord Italia) diventerà infatti un album, per lui il primo interamente realizzato in Italia, composto quasi esclusivamente da brani inediti. L’artista sta anzi terminando di provarli al Piccolo Auditorium di Orvieto insieme alla sua band, che per l’occasione “arruola” anche Javier Girotto, sassofonista italo-argentino leader degli Aires Tango, il contrabbassista Luca Lo Bianco e il batterista Walter Keiser, e Claudia Crabuzza, vocalist di una delle più interessanti etno-folk band italiane emergenti, i “Chichimeca”.Raggiungiamo Pippo Pollina proprio durante le prove, per chiedergli, fra l’altro, le ragioni di questo progetto così impegnativo.“È vero, la registrazione ‘secca’ nel primo concerto di un album di brani inediti è anche rischiosa, da un certo punto di vista… ed è per questo che siamo chiusi qui, quasi agli arresti domiciliari da due settimane, per verificare e mettere a punto tutto: ma mi interessa proprio realizzare un live con la gente che ascolta in anteprima il nuovo canzoniere, con le reazioni e la novità”.Sempre fuori dalle piste già tracciate, quindi, compreso il fare canzone italiana d’autore dalla Svizzera, dalla Germania…“In realtà, tutto è nato dal fatto che sono andato via dall’Italia, anche artisticamente, a 20 anni, e dall’87 ho cominciato a fare dischi e canzoni senza tornare nel mio paese fino alla fine degli anni ’90: c’è una dicotomia strana, è vero, rimarcata anche dai giornalisti di là. Ma non avevo ancora trovato le persone giuste per il ritorno: era una questione di cuore, per me, ancora più che di intelletto o, tanto meno, di mercato, trovare un produttore che potesse farmi interagire nel modo che desideravo con il pubblico italiano. Poi, quattro anni fa questa ricerca si è compiuta con Storie di Note…”.Le sue canzoni mostrano influenze e radici internazionali, specialmente francesi, anche se la Sicilia è sempre presente nei tuoi testi…“La Sicilia in fondo è una metafora, è stata riferimento coloniale di tante nazioni da cui a nostra volta abbiamo preso tanto… Il mondo francese è quello che forse, palesemente, ha lasciato meno, ma in me è sempre stato vivo un grande interesse per la cultura di quel paese, per la ‘chanson’ di Ferrer, di Brel…: ed è da questo che è nato il rapporto privilegiato con la Francia”.Lei ha lavorato con artisti importanti come Moustaki o Battiato: cosa le hanno dato queste collaborazioni?“La musica è un grande incontro, condividi spazi di vita da cui percepisci il distillato di un’altra esistenza: e pure in quei fotogrammi che si hanno a disposizione la musica consente di comprendersi ad un altro livello, con un altro linguaggio, che apre spiragli. Senza contare poi il confronto più ‘tecnico’, che permette di vedere come lavora un altro, che soluzioni adotta: ma il vero segreto è quella comprensione profonda”.Come si spiega questo “rinascimento” artistico di Palermo: con Davide Enia, Emma Dante, o Santo Piazzese… tutti innamorati senza oleografie della loro città?“Siamo tutti figli di Tomasi di Lampedusa e di Sciascia: abbiamo maturato la loro lezione artistica attendendo comunque una ventina d’anni per capirne il messaggio, descrittivo di una cultura, di una filosofia di vita e anche di una aberrazione, e di una Palermo che ha ancora in sé l’allure di una capitale. Gli artisti mettono in luce tutto questo, che è poi l’irredimibilità di Palermo di cui parlava proprio Sciascia, il destino che la gente si è scelta. E per dire questo, occorrono comprensione e amore… in un periodo in cui la sofferenza era vita vissuta, si generava infatti anche un desiderio di riscatto, che finiva per identificarsi con la città: anche dal punto di vista fisico. Chi indagava cioè ha finito per innamorarsi della identità di perdente di Palermo, unita a orgoglio e consapevolezza di sé”.E dal suo osservatorio come vede lo stato di salute della musica in Italia?“A L’Altro Festival organizzato da Nando Dalla Chiesa a Mantova, ho scoperto che in Italia c’è molta buona musica d’autore… che però ha pochissimo spazio visto che i media, la tivù per prima, sono così dominanti da definire modelli culturali onnivori, e unici, e quello che non va in televisione non esiste se non per pochissimi adepti. Nelle altre nazioni le televisioni sono importanti, certo, ma non come da noi, non creano personaggi o non fanno fare in una serata di Sanremo salti di notorietà di vent’anni come è successo a Cammariere: ed è logico che questo potere sia fonte e causa di scarsa libertà, di poche occasioni e anche di grande corruttibilità…”.Info: 06/80693502 (Storie di Note), 0546/21306 (biglietteria Teatro Masini dalle ore 10 alle ore 13). Biglietti: 5 euro. Ai presenti verrà offerto un regalo a sorpresa.

Maria Teresa Indellicati

Peeplo Engine

Un motore di ricerca nuovo, ricco e approfondito.

Inizia ora le tue ricerche su Peeplo.

Le categorie della guida