
Pollution e’ definito dall’autore stesso come “la trascrizione di un percorso musicale autolesionista, il gesto finale di un artista ingrato”. Che tutto sia dissacratorio e’ evidente sin dalle prime battute, con il recitato del nostro Franco sulle Leggende del Bosco Viennese di Strauss nel primo brano, Il Silenzio del Rumore, che poi esplode in un ritmo rock incalzante e trascinante, sorretto da uno splendido organo che, sfumando, porta il brano all’esplosione finale: “Ti sei mai chiesto quale funzione hai?”. Partendo da questo interrogativo, passando attraverso i tocchi brevi e significativi di “31 dicembre 1999: ore 9″ (la sua profezia della catastrofe universale), si passa alla splendida filastrocca araba di Areknamess (il cui testo per buona parte e’ in italiano letto alla rovescia) in cui sono evidenti tutte le capacita compositive di questo grande musicista. Il costante uso del sintetizzatore e dei vari ammennicoli elettronici dell’epoca e’ effettuato con maniera molto piu’ particolareggiata di quanto allora potesse essere fatto dal vivo; l’uso e’ talmente descrittivo e funzionale che il brano reso dal vivo perde, o meglio, al contrario, sentito inciso sul vinile il brano rivela una grandezza che dal vivo non era percepibile. Beta, dopo un inizio cantilenante di “un beta” felice di farsi ubbidire dai “kappa” e dai “delta”, si sviluppa con in sonorita’ psichedeliche a cui sottostanno litanie arabo/mediterranee; un piano guida la linea melodica sorretto da una struttura musicale notevolissima. Ipnotico e allo stesso tempo rilassante il brano sfuma in La mia patria di Smetana, rigidamente classico ma con un sintetizzatore che, intervenendo nella melodia, sorregge il recitato di Battiato. Stupendo Plancton, un arpeggio di chitarra acustica sorregge un sintetizzatore che sviluppa frasi avveniristiche in un assolo estremamente coinvolgente; l’intervento della voce riverberata racconta la musica e la profezia della progressiva trasformazione dell’uomo in pesce per sopravvivere all’estinzione delle risorse disponibili sulla terraferma. Un brano ricchissimo di spunti e di idee musicali tutte racchiuse in 5 favolosi minuti. Pollution inizia con il rassicurante suono della risacca che pian piano sfuma per dar posto ad un ipnotico ciclare di un sint e da rapidi interventi di chitarra acustica. Finalmente il tema principale fa il suo ingresso con un crescendo di coro e chitarre e si realizza con l’intervento drammatico e piangente di un sint, con la voce di Battiato che descrive la formula fisica: “La portata di un condotto e’ il volume liquido che passa in una sua sezione nell’unità di tempo:e si ottiene moltiplicandola Atomi dell’idrogeno campi elettrici ioni-isofoto”. Ed infine un altro gioiello per concludere il lavoro, tre minuti e mezzo di sofferenza descritta da archi realizzati elettronicamente che sviluppano un tema triste, sempre inframezzato da interventi elettronici, per poi sfociare in un pianto.. un pianto vero che accompagna il dubbio del descritto nel titolo del brano: “Ti sei mai chiesto quale funzione hai?”; difficile trovare parole adatte, stupendo e’ dir poco.
In Pollution l’elemento portante del messaggio di Battiato e’ una denuncia cruda e senza frange retoriche, che invita l’uomo ad una reale responsabilizzazione che passa da una indispensabile riscoperta di se stesso. “Ti sei mai chiesto quale funzione hai?” è l’enigma che viene posto più volte nel corso del lavoro, tanto che poteva esserne di fatto il legittimo titolo. Un album “troppo avanti” all’epoca in cui fu realizzato, e in effetti tanto attuale oggi, per cui .correte ad ascoltarlo.. ma mi raccomando.. con la massima attenzione e senza alcun pregiudizio
di Giuseppe Menale

Carla








