Battiato,un inno alla bellezza

Ieri sera il concerto dell'artista siciliano con la Royal Philharmonic Orchestra a favore del Fai.

Roma. Ancora una sfida per Franco Battiato. Questa volta s’è voluto
misurare con la blasonata Royal Philharmonic Orchestra per un recital di
straordinario spessore tenutosi ieri sera in un affollatissimo Teatro
dell’Opera, esaurito da tempo, in favore del Fai, il Fondo per l’Ambiente
Italiano.
Non nuovo a progetti di ulteriore ampliamento del proprio orizzonte
artistico, l’artista catanese ha abituato il suo pubblico alle diverse
sfaccettature della musica, passando dall’elettronica alle canzoni pop e
rock, dalla sinfonica a quella araba e medio-orientale, mantenendo
tuttavia sempre inalterata e riconoscibile una propria cifra stilistica.
L’incontro con la britannica Royal Philharmonic Orchestra, uno dei più
antichi e apprezzati grandi organici di musica classica del mondo, è stato
esaltante tanto da far dire a Battiati di aver vissuto «un’esperienza
straordinaria, grazie proprio a questa magnifica orchestra, solida e
pragmatica, che ha un senso del ritmo molto moderno».
E’ la voce del filosofo Manlio Sgalambro a dare avvio al concerto,
leggendo «Teoria della Sicilia», vibrante prologo tratto dal libretto
dell’opera «Il cavaliere dell’intelletto», scritta dallo stesso Sgalambro
e musicata da Battiato, con al centro la figura di Federico II. Declama il
filosofo con chiarezza: «Là dove domina l’elemento insulare è difficile
salvarsi», rendendo palesi i riferimenti alla Sicilia, «terna di grande
bellezza,anche se talvolta offesa», commenta Sgalambro, che a proposito
delle ferite ambientalistiche ammonisce che «la bellezza va preservata
producendo altra bellezza, con fossilizzandosi dentro».
Le parole lasciano il posto alla musica, la Royal fa sentire la sua
lucentezza mentre Battiato intona un’autentica preziosità: «Come away,
come away death», un sonetto di Shakespeare musicato da Roger Quilter,
musicista inglese non molto conosciuto da noi.
Il momento è magico, i versi shakespeariani parlano di morte, ma
l’atmosfera è serena. Segue un pacato «Oceano di silenzio», un ispirato
«Plaisir d’amour», lieder di Brahms e Beethoven, che già Battiato ha fatto
suoi da tempo, annullando etichette musicali e qui eseguiti nel massimo
splendore da un’orchestra che non pone steccati tra classica e pop.
«Non c’è stato nemmeno bisogno di adattare questi lieder - precisa
Battiato - perché sono stati scritti proprio così. E’ questa la loro veste
originale».
E mentre la viola ricama le note del lied di Brahms, la voce di Battiato
crea profonde emozioni. Una dopo l’altra scorrono canzoni che hanno
scandito la vita artistica di Battiato, da «Invito al viaggio» a «Povera
patria», accolta con un applauso calorosissimo e con sentita
partecipazione visti i momenti attuali, da «Le aquile non volano a
storni», fino alle recenti «La porta dello spavento supremo» e «Tra sesso
e castità», tratte dall’ultimo album Dieci strategemmi.
La Royal, che per la prima volta accompagna un artista del pop italiano, è
in piena sintonia con Battiato, che a sua volta immerge con naturalezza la
sua voce nel coinvolgente magma sonoro. «Non c’è stato mai, nemmeno
durante le prove, il minimo problema tecnico - assicura l’artista - e per
me è stato un autentico piacere esibirmi con un’orchestra così valida e
importante. Mi sono molto divertito».
E s’è pure divertito il pubblico che ha siglato la fine del concerto con
un interminabile applauso, lasciando intendere che la bellezza della
musica e quella dell’ambiente, cui il Fai ha dedicato l’evento, possono
migliorare la nostra vita.
OSVALDO SCORRANO

Fonte La Sicilia del 23 Novembre 2004

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