Battiato intervistato da Bosound.

22 novembre 2004 Battiato, in concerto al Teatro comunale di Ferrara, solo per voi intervistato da Bosound.

Ferrara, umidita’ e un appuntamento per le 18, al Teatro comunale, di
fronte allo splendido castello estense. Quando arrivo si sono accavallati un
paio di ritardi di organizzazione, ma finalmente poco prima del concerto
riesco a scambiare qualche parola con il maestro Franco Battiato. Mi spiega
che l’album e’ piu’ politico del solito a causa del grave periodo storico
che stiamo attraversando, ma si vede non ha troppo piacere di parlare
dell’argomento. [Segue…]
N-Nel nuovo album, “i dieci stratagemmi” ci sono
collaborazioni particolari, per esempio come e’ nata
quella con i Krisma?

F.B.- Beh, io e Maurizio ci conosciamo da tempo,
eravamo sotto la stessa etichetta, poi lo avevo
chiamato per partecipare alle
riprese del mio film, interpretando tra l’altro se
stesso. In quella occasione lui mi ha fatto sentire
delle sue idee per dei brani. Ci siamo incontrati e
ci siamo messi a lavorare su tre sequenze, io poi ho finito
il lavoro sulle sequenze a casa mia.

N-Dopo un film, adesso sta lavorando al secondo, e’
cambiato di molto il suo modo di guardare il cinema?

F.B.- Assolutamente, mi diverto di meno. Premetto che
io sono stato sempre molto appassionato di cinema, e
ho sempre avuto una grande passione per l’osservazione
del montaggio. Dopo che sono stato dietro la macchina
da presa ho imparato un po’ di trucchi per cosi’ dire
e questo fa si’ che li noti anche di piu’ nelle altre
pellicole.

N- Quindi si diverte di meno?

F.B. Assolutamente si’.

N-Per terminare vorrei chiederle come ha fatto in
tanti anni a cambiare generi cosi’ vari, tra la
elettronica, la canzonetta, la sperimentazione, e far
si’ che il pubblico la seguisse praticamente sempre?

F.B.-Perche’ me ne frego, io faccio musica.

Recensione
Con i testa ancora queste parole, mi fiondo a prendere il mio posto in
galleria centrale. Entra Manlio Sgalambro sul palco, e legge : Teorema sulla
Sicilia.
La calda voce del poeta introduce perfettamente l’arrivo sul palco di
Battiato. La cornice del Teatro di Ferrara accoglie un quartetto d’archi che
accompagna il Maestro, seduto come suo solito su di un tappeto persiano al
centro del palco.
E iniziano i classici di sempre, brani di un lirismo sorprendente,
capaci di farti soffermare sulle parole nel momento stesso in cui le sta
cantando, come se fosse la prima volta che le ascolti. ” Aria di neve ” di
Sergio Endrigo ipnotizza per la sua forza melodica, ma cio’ che rende tutto
incredibilmente vero e appasionante e’ la grande espressivita’ del cantante
catanese, la maniera la quale alza le braccia, e dirige gli archi mentre
recita i suoi testi. Come al solito La Cura rimane uno dei suoi brani piu’
belli e l’arrangiamento ad archi e pianoforte dona emotività alla lirica
della canzone. Mi commuovo all’intro di Prospettiva Nievsky. Molto toccante
anche quando lui e Sgalambro cantano insieme, La Porta dello Spavento
Supremo, brano definito da loro metafisico.
Chiude la performance con Povera patria, da l’album Come un cammello
in una grondaia, come a sottolineare che anche se l’artista deve rimanere
fuori dalle faccende dela politica o dal sociale ci sonno momenti in cui i
fatti del mondo che ti circonda non possono essere fatti permeare il
silenzio. Al termine del concerto, dopo due bis, il pubblico si alza in
piedi lo richiama a gran voce, come si fa per le persone che ammiri, che ti
piacciono, con i quali ti senti in confidenza. Per piu’ di 15 min,in piedi
ad applaudire, poi ci avvertono che lui, Battiato ha già lasciato il teatro.
Esco in strada e la nebbia è già bassa, sono pronto per tortelli di zucca e
salama da sugo ferrarese.

http://www.bosound.it/Article420.html

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