
FUORI ONDA
La sfida solitaria di Battiato
SEBASTIANO MESSINA
Certo, non è un programma popolare, anzi è proprio una trasmissione
elitaria: non farà certo l´audience dell´”Isola dei famosi”, un´ora di
televisione dove si parla di metarazionalità, si ascolta uno Stabat Mater e
si assiste alla danza d´avanguardia. Però “Bitte keine réclame”, il primo
programma televisivo firmato da Franco Battiato, è una finestra spalancata
sul piacere della conoscenza. Peccato che per vederlo sia necessario andarlo
a cercare sul satellite (RaiDoc, canale 872 di Sky). Ma chi si fosse perso
le prime due puntate - domenica sera e ieri - provi a dare un´occhiata alla
prossima, lunedì 13 alle 23: ne vale la pena.
Battiato, si sa, ama pensare con la propria testa (tutt´al più si consulta
con Manlio Sgalambro, che puntualmente si affaccia alla fine della
trasmissione, con un monologo tagliente e spiazzante). E dovendosi misurare
con il mezzo televisivo, dopo aver attraversato la lo spazio della musica e
quello del cinema, ha voluto dar vita a qualcosa che gli somigliasse almeno
un po´. E dunque ci delizia con le sue canzoni, ma usandole come spartiacque
tra le quattro zone in cui ha diviso “Bitte, keine réclame” (che sarebbe il
cartello attaccato dagli austriaci alle loro cassette della posta per tenere
lontani i depliant pubblicitari: Battiato ha ottenuto che la sua
trasmissione non fosse interrotta dagli spot, e giustamente ce lo segnala,
nell´era delle televendite)
Le quattro zone portano i nomi dei punti cardinali. C´è il Nord, riservato
alla musica, dove Anna Menichetti ci parla di Giovanni Battista Pergolesi,
ci spiega come influenzò Mozart e ci fa ascoltare lo Stabat Mater di cui
sopra. C´è il Sud, l´area “dei discorsi generali”, dove Manlio Sgalambro
osserva con la lente del filosofo speculativo l´ansia consumista di tutti
noi. E poi ci sono l´Est, dedicato al misticismo, e l´Ovest, il luogo della
sintesi, le due zone dove Battiato entra in scena in prima persona per
incontrare ospiti assolutamente inusuali per la tv, personaggi dal fascino
straordinario come Raimon Paikkar (uno che dice di sé: «Sono partito come
cristiano, mi sono scoperto indù e ritorno da buddista, senza aver mai
cessato di essere cristiano») o come Alejandro Jodorowsky, il sorprendente
regista dello spettacolare “La montagna sacra”, uno scoppiettante
conversatore che rivela di praticare la “psicomagia” e confida di coltivare
il sogno di cambiare, con i suoi film, gli spettatori che li guarderanno,
«aumentando il loro livello di coscienza».
Ancora una volta, Battiato ha lasciato il segno.
Fonte La Repubblica

Carla








