Franco Battiato: "Last Summer Dance"

La "moda" della raccolta contagia anche il nostro cantautore siciliano, ma questa non è la solita raccolta, è qualcosa di totalmente nuovo e diverso. Nelle nuove versioni balzano all'orecchio i nuovi arrangiamenti e l'atmosfera "dal vivo" che trasforma (e completa?) le melodie. Sembra un disco di inediti, e questo diventa allo stesso tempo il suo limite e la sua magia..."

Torna Battiato come non te lo aspetti: 26 tracce live che ripercorrono un’intera carriera. I suoi più grandi successi con l’aggiunta di alcuni semi-inediti, il tutto rigorosamente live, registrato durante i concerti dell’estate 2003.
La “moda” della raccolta contagia anche il nostro cantautore siciliano, ma questa non è la solita raccolta, è qualcosa di nuovo e di diverso.
Il titolo del disco è malinconico e allo stesso tempo divertente. Di solito parliamo di “Summer Dance” quando indichiamo i balli estivi pieni di allegria; qui troviamo scritto: “Last Summer Dance”, quasi a distruggerne la vena di spensieratezza, con un “Last” che lascia dietro di sè soltanto i ricordi.
Il titolo in acronimo diventa un evocativo ed inquietante LSD.
Nelle nuove versioni balzano all’orecchio i nuovi arrangiamenti e l’atmosfera “dal vivo” che trasforma (e completa?) le melodie.
Sembra un disco di inediti, e questo diventa allo stesso tempo il suo limite e la sua magia.
Ma non sempre le nuove versioni sono all’altezza delle originali.
Alcune trovate come “l’accetta il consiglio” versione Sgalambro, che ironizza sul buonismo e la retorica (?) dell’originale del film “The big Kahuna” e della versione di Linus, mi sembra francamente fuori luogo, nonostante la bella voce del poeta amico di Franco. Essere alternativi ad ogni costo a volta è peggio del buonismo che si vorrebbe combattere con eccessiva saccenza.
Splendide e commoventi d’altro canto le interpretazioni di “E ti vengo a cercare” e de “La cura”, la cui versione live era una delle più grosse attese di questo lavoro.
Forse le due canzoni d’amore più belle e sentite del repertorio di Battiato.
Le voci del pubblico accompagnano la sua voce, perfetta, e diventano con essa una cosa sola, donando una nuova magia alle melodie, in un certo senso, rendendole più vive, dinamiche, moderne.
Vero miracolo in questo senso, la nuova versione di “Bandiera Bianca” (peccato sia racchiusa soltanto in un medley!), ascoltandola sembra di essere lì, in mezzo al concerto, e la melodia ti trascina, ti fa ballare, ti esalta quasi non fosse un pezzo pop, ma qualcosa di estremamente più scatenato, così lontano dalla compostezza sacrale della versione originale.
E’ forse la prima volta nella musica italiana che si balla (o meglio, si salta!) al ritmo di una melodia che accompagna una vera e propria poesia come è il testo di “Bandiera bianca”.
Perde forse un pò di potenza “Strani Giorni”, specie nella parte corale.
Meravigliosa “Impressioni di settembre”, cover dell’originale della PFM del 1971: veramente toccante.
Insomma, un bel disco, particolare e raffinato, ma l’unica raccolta che forse è consigliata solo a chi già consosce Battiato.
“Questo sentimento popolare nasce da meccaniche divine”: è la più bella descrizione dell’amore che ho trovato tra i testi del suo repertorio, mai come in questo caso, l’emozione del concerto sottolinea la veridicità di queste parole.

Fonte:http://www.ultimathule.it/modules.php?name=News&file=article&sid=187

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