Questo sito contribuisce alla audience di

Chi e' Battiato?

Basandosi su poche ma importanti costanti generali, quali la ricerca colta e la sperimentazione del tutto personale, negli ultimi tre decenni Franco Battiato ha pubblicato un gran numero di album divaganti nei piu' disparati campi, dal progressive rock all'avanguardia, dalla musica classica e sacra all'elettronica, passando soprattutto per un anomalo tipo di composizione pop sospesa fra divagazioni intellettuali e tendenze commerciali.

Nato a Jonia (provincia di Catania, Sicilia) nel 1945, attorno ai diciannove anni Battiato si trasferisce a Milano. Dopo qualche anno di gavetta ottiene i primi contratti discografici; fra il 1965 e il 1969 pubblica cinque o sei 45 giri di non considerevole successo. Si tratta di semplicissime e commercialissime canzonette d’amore o d’influenza beat (tra l’altro neanche scritte da lui), secondo il filone seguito dalla quasi totalità della musica italiana del periodo. La molla del cambiamento scatta durante l’edizione del 1968 di “Un Disco per l’estate”, celebre manifestazione canora radiofonica dell’epoca: Battiato si accorge di essere del tutto estraneo al contesto che lo circonda e, con ammirabile coraggio, rompe senza esitazione ogni contratto che lo lega a quel mondo discografico falso e deplorevole. Segue un breve periodo di profonda crisi personale, superato solo con l’aiuto di due nuovi fortissimi interessi che da lì in poi caratterizzeranno il suo modo di essere e di concepire l’arte musicale: il sufismo dei mistici mediorientali (non a caso la cultura araba sarà il centro degli studi universitari del compositore nel decennio successivo) e la musica elettronica. Alla fine dei 60 si avvia infatti all’esplorazione dei sintetizzatori (fu dunque il primo in Italia e tra i primi nel vecchio continente, almeno per ciò che riguarda il semplice ambito rock) e della musica concreta contemporanea. Compiuta la prima delle sue innumerevoli trasformazioni, quella cioè da giovane e mediocre cantante a sperimentatore e leader radicale della nascente seppur povera scena underground italiana, Battiato dà vita fra il 1971 e il 1972 al suo primo 33 giri, il rivoluzionario Fetus, pubblicato tra l’altro per una piccola casa discografica alternativa. Atmosfere elettro-acustiche, uso talvolta violento e sconsiderato del synth VCS3 e piccoli movimenti d’avanguardia caratterizzano questo oscuro album; dovette di certo trattarsi d’un vero e proprio shock per la vergognosamente arretrata scena leggera nazionale, già a partire dall’immagine di copertina (impressionante foto di un feto). Fra tristi melodie dal sapore mediterraneo arrangiate con strumenti elettroni analogici (”Una Cellula”, “Energia, Mutazione”), pezzi surreali (la meravigliosa “Fetus” e la spietata “Cariocinesi”) e scontri chitarra-sintetizzatore con contaminazioni campionate (”Fenomenologia”, “Anafase” e l’ottima “Meccanica”), il disco risulta essere un viaggio psichedelico con balzi dal microscopico della cellula all’infinito dello spazio, ispirato tra l’altro da “Il Mondo Nuovo” di Aldous Huxley (a cui è dedicato). Battiato delinea così un concept album in forma ibrida, sospeso fra canzone e acerba “kosmische musik”.

continua:

http://www-utenti.dsc.unibo.it/~mdauria/ig/

Le categorie della guida