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La fortuna di Fortuna

Intervista a Corrado Fortuna, attore emergente che conta già nella sua filmografia un film di Virzì (My name is Tanino) e l'opera prima di Battiato (Perduto Amor)

Giulia Villoresi

Intervista a Corrado Fortuna, attore emergente che conta già
nella sua filmografia un film di Virzì (My name is Tanino) e l’opera prima
di Battiato (Perduto Amor). Dalla Sicilia vera a quella sul grande schermo.

Corrado Fortuna, attore, 27 anni, 1.90 circa, nato a Palermo,
residente a Roma.
- C’è una cosa che già i greci chiamavano “talento”. Puoi
chiamarla naturalezza, faccia di culo, coraggio. Io ce l’ho, e ho sempre
pensato che nella vita avrei potuto fare di tutto. - dice.
C’è anche una cosa che i greci chiamavano hybris (tracotanza)
che gli dei non mancavavno di punire. Ma Fortuna ha avuto fortuna.
Da Palermo mi sono trasferito a Firenze dove ho cominciato a
studiare Scienze Politiche. Lì sono diventato amico di Carlo Virzì, fratello
di Paolo, che all’epoca era il leader degli Snaporaz.
Snaporaz - spiega - per inciso, è l’alias di Mastroianni nei
film di Fellini.
Un giorno Carlo mi dice: - Mio fratello ha scritto un copione
che sembra fatto apposta per te - .
Si tratta di My name is Tanino, e Corrado Fortuna ne diventa il
protagonista.
Tanino è un ragazzo siciliano che dopo una fugace avventura
estiva con una ragazza canadese decide di andare in America per rivederla.
Il viaggio avrà un esito insperato.
Tutti quanti dicono che io e Tanino ci assomigliamo tantissimo.
Però secondo me non è un complimento. Innanzi tutto, la verità è che io e
Tanino ormai non ci assomigliamo più. Io all’epoca avevo 23 anni, ero un
fricchettone, vivevo di grandi amori, di passioni passeggere. Adesso sono
cresciuto, la riconosciuta coglionaggine di Tanino non mi appartiene più,
anche se nei confronti di quel film provo un brivido strano. È una questione
affettiva però.
È così che comincia la fortunosa carriera di Fortuna, che
abbandona la strada dello scienziato politico per imboccare quella
dell’attore.
Ero molto sicuro di me. O forse non lo ero. Lo ero? Non lo ero.
Ero un cacasotto… boh! non me lo ricordo. Fatto sta che la carriera di
attore mi è successa, non me la sono cercata.
La prima fortuna di Fortuna è stata quella di esordire al cinema
con uno dei più bravi registi italiani. Secondo lui addirittura il più
bravo.
Paolo mi ha diretto battuta per battuta. Sopra di me urlava,
dicendomi quello che dovevo fare. Lui mi ha disegnato e animato.
Poi è la volta di Perduto Amor, primo film del musicista Franco
Battiato.
Il film di Battiato è un gioiello della mia filmografia. Quando
ci penso mi dico: - hey, io ho fatto l’opera prima di Battiato! - . Ne sono
molto orgoglioso. Lui è un grande artista e quando mi hanno proposto di fare
il film con lui non ci potevo credere.
Perduto Amor è un film corale, film di racconti, di incontri, di
citazioni, dove ogni personaggio, solo e unico vicino agli altri, compie la
propria parabola di vita. Tra queste vite c’è quella di Ettore (Fortuna),
che dalla Sicilia si trasferisce nella Milano editoriale degli anni Sessanta
per cercare la propria strada.
Questo film io l’ho odiato mentre lo giravo, non mi sono
soffermato a riflettere su cosa significasse. Mi ci è voluto del tempo per
amarlo e capirlo.
Durante l’estate del 2004 Corrado Fortuna partecipa alle riprese
di Cefalonia, miniserie per la RAI che prende il nome dall’isola greca dove
avvenne l’eccidio nazista della divisione Acqui all’indomani dell’8
settembre. Regia di Milani, con Luca Zingaretti, Luisa Ranieri, Roberto De
Francesco e Jasmine Trinca.
Fortuna torna a lavorare con Zingaretti nel film di Faenza Alla
Luce del Sole. La storia vera del parroco Giuseppe Puglisi che in soli due
anni riuscì a costruire nel disastrato quartiere Brancaccio ai margini di
Palermo un centro di accolgienza per bambini, e nella lotta disperata per
ottenre una scuola, una rete fognaria, un distretto sanitario entrò in
conflitto con gli interessi del potere mafioso.
Durante la conferenza stampa del film ho avuto modo di dire
alcune cose che mi premevano molto, in particolare sulla questione mafia,
che non è in nessun modo una questione chiusa. Sono molto attento a tutte le
questioni che riguardano i misteri di questo paese dannato.
Non amo l’Italia, anche se inevitabilmente sono legato al mio
paese. Viviamo in un momento politico piuttosto angosciante, e la cosa si
riflette anche sul cinema. Tutto va a rilento, si tagliano i fondi.
Monicelli, dico, mica uno qualunque, doveva partire con un film a gennaio e
non ha potuto perchè mancano i soldi. L’Italia non offre molte opportunità,
nè ai giovani nè ai veterani.
Fortuna parla e ne avrebbe di cose da dire. Non solo sul cinema.
Ti piace essere intervistato?
Dipende. Quando posso esprimere un’opinione che mi sta a cuore,
sono contento di poter parlare. In questo senso, sì. Ma devo ammettere che
non mi capita spesso di essere intervistato da Rete Quattro o dalla Vita in
Diretta. Se mi è stato chiesto, ho declinato l’invito. Ma in genere non mi
vengono proprio a cercare.
Chi ti cerca?
Mi cerca gente come te, poco e nella misura in cui c’è bisogno.
Io non ho i problemi che potrebbe avere un Pasotti. Non sono pedinato dai
giornalisti.
Con le donne, con i passanti, con i salotti mondani, cosa cambia
quando si diventa un attore?
Io ero un fricchettone palermitano, vivevo in campagna, spaccavo
la legna, frequentavo i collettivi. Poi a un certo punto ti prendono, ti
portano in Canada e ti dicono che diventerai famoso, che il film sarà un
successo e che diventerai un attore. Bisogna essere molto vigili per non
montarsi la testa. Certo, con i passanti, con le donne, con i salotti, ogni
tanto capita di essere riconosciuti…
Quand’è stata la prima volta che ti hanno riconosciuto?
Non me lo ricordo. Però quando mi riconoscono mi individuano
sempre come Tanino. Poi una volta sono entrato in una farmacia e il
farmacista mi ha chiesto: - Ma lei è Corrado Fortuna? -
Sentire il mio nome è stato stranissimo. - Come fa a saperlo? -
mi sono domandato. Per il pubblico sono sempre stato Tanino. E un’altra
volta, in un’altra farmacia, stessa cosa: - Ma lei è Corrado Fortuna?-. Ne
ho dedotto che ai farmacisti piace la commedia italiana.
Rita Hayworth diceva: - Gli uomini vanno a letto con Gilda e si
risvegliano con Rita. - Non hai paura che accada lo stesso con Tanino?
Che le donne vadano a letto con Tanino e si risveglino con
Corrado? Non credo. Veramente Corrado è meglio di Tanino.
Ti senti bello?
Mi piaccio discretamente. Ma non è una cosa di cui mi occupo
molto.
Baciare una ragazza sul set è più difficile o più facile di
quanto pensassi?
Mi è capitato due volte. Una volta sul set di Tanino e una
volta con Jasmine Trinca sul set di Cefalonia. La prima volta ero innamorato
perso dell’attrice, più che lavorare la stavo baciando. La seconda volta
invece, sul set di Milani, ero già più adulto e più professionale. E poi,
comunque, a me non viene difficile fare niente.
Quando reciti, qual’è l’emozione che sai fare meglio?
La coglioneria. A me piace molto fare il buffone. Mi piace far
ridere.
L’emozione che ti viene peggio?
Quella romantica. Quella del seduttore rodato. In quei momenti
mi imbarazzo sempre. Per esempio, in Cefalonia dovevo dire alla Trinca: - Me
la sono filata per venirti a salutare… - . Un po’ da cow boy, capito? È
stata dura.
Ti diverti a recitare?
Sì, mi diverto molto. Mastroianni diceva che recitare è sempre
meglio che lavorare.
Sei d’accordo con lui?
All’inizio mi rifiutavo di pensare che recitare fosse un lavoro:
la mia impostazione marxista me lo impediva. Ma in realtà dal momento in cui
acquisisci obblighi e diritti, è proprio un lavoro. C’è il sindacato degli
attori. Si sciopera anche. Sul set di Virzì, in Sicilia, abbiamo scioperato
per due settimane. Ma la questione è che io al cinema farei di tutto, anche
il catering.
Mi sono ritrovato a fare il video assist con Virzì, per Caterina
va in città. È anche così che si impara a recitare. Mi ritrovavo ogni giorno
sul set con Margherita Buy e Sergio Castellitto. Stare dietro alla macchina
da presa significa vedere come si deve starle davanti.
Quindi hai anche dei progetti di regia?
Carlo Virzì fa il suo primo film e io farò l’assistente alla
regia. A me piace raccontare le storie, e chi racconta le storie, almeno in
Italia, è il regista.
Chi è il più grande regista che hai conosciuto?
Ho conosciuto Antonioni, ma forse lui non se n’è accorto.
Cosa hai capito del mondo del cinema?
Ho capito che c’è una marea di gente che non vede l’ora. Che si
arrampica con le unghie e con i denti e cerca di passarti sopra. Però questa
cosa la vedo al cinema come all’università, in strada, alla posta, alla fila
in banca.
Vorresti andartene dall’italia?
Come attore no, rimango italiano. Però mi piacrebbe avere una
casetta nei balcani. Sarajevo magari… La mia ragazza si sta laureando in
Scienze Politiche proprio sui balcani e ne parliamo spesso.
Uno degli ultimi film che ti sono piaciuti?
Etrnal sunshine of a spotless mind. Ovvero “Se mi lasci ti
cancello”. L’ho visto in lingua originale, per fortuna a Roma si può fare.
Ti piace Roma?
Da morire. Io Roma la uso. Mi piace farci le cose quotidiane,
dover andare a lavorare in un certo posto e attraversarla con la vespa.
E i romani?
I romani sono sguaiati. Allegramente sguaiati, nel senso di
sinceri. I siciliani invece sono ipocriti, pensano molto a quello che devono
dire e non sono mai spontanei.
In tutti e quattro i film che hai interpretato fai la parte del
siciliano. È un caso?
Sì e no. Ho letto molte sceneggiature veramente brutte, ho
accettato solo quello che mi convinceva.

Fonte www.film.it

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