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Franco Battiato "Dieci stratagemmi"

Sarà che, da buon figlio di falegname, sono cresciuto giocando con la carta vetrata, ma non mi sento di condividere a pieno i giudizi di quanti hanno voluto leggere nella fotografia di copertina di questo album l' immagine figurata della carica graffiante della musica di Battiato.

Certo,
dopo l’ascolto di “Ermeneutica”, singolo di presentazione dell’album e vero
pugno in pancia nelle sonorità e nei testi, in molti temevano una svolta
punk marcata, ancora più temibile per l’annunciata collaborazione con i
Krisma.
In realtà, ascoltando il disco, ho l’impressione che il cantautore
siciliano si sia servito della carta smeriglio per rifinire di fino, da buon
certosino, le sfumature e gli angoli della musica e dei suoni, riuscendo nel
perfetto incastro di colori che, a prima vista, potevano sembrare
inconciliabili.
L’operazione è particolarmente evidente in alcuni pezzi: “Le aquile
non volano a stormi” miscela splendidamente voce femminile e maschile,
riesce a riprendere il minimalismo delle sonorità orientali e a
trasformarle, sotto il parlato, in suoni distorti, prontamente corretti da
un ampio volo d’archi. Il gioco si ripropone in “I’m that” dove il rock si
sposa in arrangiamenti che rimandano al classico, stemperando in melodia
quello che, inizialmente, pareva un grido, destinato a perdersi sulle note
di un pianoforte. L’operazione raggiunge il suo apice in “Ermeneutica”, ma è
con “23 coppie di cromosomi” e “La porta dello spavento supremo” che
Battiato compie il miracolo di condurre ad unità gli apparenti opposti della
sua produzione artistica, rendendo compatibili Fetus e Fleurs.
Nel disco sono riconoscibili, in estrema sintesi, due parti: il blocco
delle canzoni iniziali, fino a “L’odore della polvere da sparo”, con la
parentesi forte di “Ermeneutica”, presenta il Battiato da classifica, quello
dalle sonorità orecchiabili e non banali, cantabili e capaci di restare in
testa. Il giro di boa di “I’m that” apre la pagina delle contaminazioni più
estreme e più complesse.
Tutt’altro che secondari i testi, immaginati come consigli di
strategia esistenziale per sopravvivere alle vessazioni del mondo. Apre la
riflessione “Tra sesso e castità”, constatazione della necessaria ricerca di
un equlibrio che sintetizzi gli opposti: “Tra i sussurri l’indolente
ebbrezza di ascendere e cadere qui, tra la vita e il sonno, la luce e il
buio dove forze oscure da sempre si scatenano”. Splendida, già dal titolo
“Le aquile non volano a stormi”, densa di saggia malinconia: “Ferito al
mattino a sera offeso salta su un cavallo alato prima che l’incostanza
offuschi lo splendore”. Superato il realismo politico di “Ermeneutica” si
incontrano le incertezze di “Fortezza Bastiani” e il sapore di ricordo di “L
‘odore di polvere da sparo”. Complesse le riflessioni italo inglesi di “I’m
that” sul ruolo “sociale” dell’artista e del pensatore, alla ricerca di una
verità che non può ridursi alla contrapposizione delle parti: “Non sono
mussulmano nè induista nè cristiano nè buddista non sono per il martello
nè per la falce nè tanto meno per la fiamma tricolore perchè sono un
musicista”. La ricerca di un trascendente che consenta il superamento delle
cose continua in “Conforto alla vita”, e, affrontata la metamorfosi di “23
coppie di cromosomi”, si perde negli intrecci intercultura di “Apparenza e
realtà”. Alla voce del filosofo Sgalambro spetta di trarre le conclusioni
del percorso, nella constatazione che “Bisognerà per forza attraversare
alla fine la porta dello spavento supremo”.

04.11.2004
Giacomino Ricci

Fonte www.vocecamuna.it

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