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Battiato Franco - Dieci Stratagemmi

Dieci Stratagemmi, ovvero il manuale di un autodidatta della resistenza, contro la decadenza e la corruzione della contemporaneità. Una nuova prova quella di Franco Battiato che si conferma, ma non ce ne sarebbe stato alcun bisogno, artista sempre pronto ed in continuo movimento, ma soprattutto capace di fondere con un' abilità del tutto personale testi profondamente colti ad un sound decisamente di facile fruizione.











Dieci stratagemmi appare chiaramente , prima di essere un album dedicato all’ altrui ascolto, come una sorta di promemoria personale, un interrogativo musicato nel quale Franco, sembra in una sorta di virtuale riassunto di vita, affrontare tutte quelle tematiche intimo/mistiche, che durante la sua lunga carriera hanno affollato i suoi testi e la sua mente.
In questa sorta di parallelo musicale “carrieristico”, oltre a tutte le tematiche di una vita artistica, come già annunciato quali: amore, religione, società ritroviamo un meltin pot di tutti quegli stili, che durante la sua produzione musicale hanno segnato la sua personalità. Si passa percui indistintamente dall’ elettronica al pop più conclamato senza batter ciglio. Tutto suono orchestrato in modo perfetto, curato in ogni particolare, estatico il risultato che si ottiene.
Non dimentichiamo inoltre, ammetto avrei dovuto dirvelo prima, che Franco ha creato ad hoc il suo nuovo album ispirandosi ad un’ opera di strategia militare cinese, percui partendo da ciò tutto l’ intero album rimane intriso di quella cultura tra il mistico e l’ esoterico, tipico di quelle latitudini. Nascono canzoni contrastate, che lasciano sempre aperto un interrogativo all’ ascoltatore medio, non sono un caso brani quali la possibilista e triste“ Tra sesso e castità” in cui un ipotetico io, che chiaramente possiamo identificare con il Battiato degli anni 70, sembra voltarsi indietro pensieroso e contrastato. Ritorna il misticismo della massificazione avversato ed affrontato con piglio poetico in “Le Aquile non volano a stormi”, già il titolo pare un manifesto di intenti per il cantore di Jonia. Amore, politica, tutto sembra confluire in quello, che negli intenti, più o meno espliciti di Franco, sembra esser Dieci Stratagemmi.
Un continuo ribadire la propria identità, ciò che si è, ciò che si vorrebbe aver fatto, ciò che non saremo mai.
Politica tanta politica,non quella dei partiti, delle facili illusioni, delle facili simpatie, politica di pensiero, attivo, pragmatico filosofico individualista questa sembra esser quello che Franco adora, sebbene in “I’m That” si voglia in un certo qual modo porre la parola fine sulle speculazioni sulle sue presunte simpatie politiche per una parte oppure per l’ altra, ed ecco infatti un brano creato per l’ occasione, uno sfogo personale, interpretato magistralmente da Cristina Scabbia dei Lacuna Coil. “I’ m that” recita pesantemente “non sono per il martello, né per la falce, né tantomeno per la fiamma tricolore, perché sono un musicista”, mettendo in modo direi chiaro ed inequivocabile la parola fine, su questi maldestri tentativi da italietta, di attribuire sempre un colore politico a qualsivoglia artista; non accettando l’ indipendenza dell’ arte, la politica stessa dell’ arte. Il bello artistico. L’ attività fine a sé stessa.
Musica, tanta musica, diversa in ogni brano l’ ambientazione, l’ atmosfera, i richiami anni 70 il pop degli anni 80, la destrutturazione della forma canzone diventa ora fonte principale con le quali approcciarsi al brano, ora solo un palliativo stilistico lasciandosi inondare da folate orchestrali, motivetti poppeggianti, che dietro al paravento del semplice non fanno altro che reggere il gioco a testi che trasudano vita. Un percorso intenso quello di Dieci stratagemmi, un percorso vitale, che inevitabilmente a chiusura di un ciclo biologico si conclude con la morte; il momento supremo, il momento in cui ogni verità sembra dispiegarsi ( “La porta dello spavento supremo”), un attimo in cui Franco sembra volerci indicare l’ essenza stessa della saggezza. Il buio avanza, le ultime note si perdono, lontano i suoni crepuscolari di Shostakowich, cala la tenebra, il rumore si affievolisce, leggero, pesantemente leggero. Silenzio. Applausi.

Thomas Scotti

fonte www.indiezone.it

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