
di PAOLA POLIDORO
Quando la passione è dirompente e la sensualità si fa beffe
dell’ostentazione, quando il desiderio e la sofferenza vengono evocati da un
emblema, nasce un’icona. O due. Maria Ilva Biolcati, in arte Milva, e Alda
Merini, la poetessa dei Navigli, sigaretta tra le dita rigorosamente laccate
di rosso, in palcoscenico insieme per celebrare la musica e la parola
attraverso la poesia. Già applaudito la scorsa primavera al Teatro Strehler
di Milano (il titolo era ” Sono nata il 21 a primavera “), domani alla Sala
Sinopoli dell’Auditorium va in scena “Milva canta Merini e i suoi Poeti”,
spettacolo conclusivo del festival “Gli Angeli sopra Roma”. Come nasce
questa curiosa collaborazione?
«Leggevo già le poesie di Alda Merini - racconta Milva - ma l’ho
conosciuta un pomeriggio da mia figlia Martina. E’ una donna con tanti lati
positivi ma è anche complessa, difficile, disincantata, non è stato tutto
rose e fiori. Poi Giovanni Nuti mi ha portato due liriche tratte dalla
raccolta “Vuoto d’amore” (”Gli inguini” e “L’albatros”) e me le ha fatte
sentire musicate da lui. Abbiamo chiesto a lei di concederne altre, e dopo
due anni di gestazione è nato il cd», che ha segnato peraltro il ritorno di
Milva sul mercato discografico italiano (mercato che, lamenta da sempre la
cantante, «non la chiama») dopo più di dieci anni. L’anno scorso c’era la
Merini al pianoforte, arrivata sul palco dichiarando di essere poco
interessata alla situazione, Milva al microfono.
Quest’anno lo spettacolo avrà la stessa struttura?
«Purtroppo Alda non sarà in palcoscenico, deve operarsi ancora
all’anca. Peccato, la sua presenza era fondamentale. Ci sarà la sua voce
fuori campo ad aprire lo spettacolo con la poesia “Gli occhi di Milva”, e
io - continua la musa di Strehler e di Piazzolla - inizierò il concerto con
“Sono nata il ventuno a primavera”". Tra dieci giorni la scrittrice,
candidata due volte al Nobel per la letteratura, compirà infatti 74 anni.
Che effetto le fa ascoltare una poesia che una donna ha scritto per
lei?
«Quando l’ho sentita per la prima volta mi ha colpito perché parla di
me come di una donna superba - non “immodesta” ma grandiosa (ndr) - un
aggettivo importante. Lei non scrive mai le sue liriche: le detta. Una
mattina mi telefonò e mi disse: “Prendi una penna!”. Così ho sentito per la
prima volta la poesia che parla dei miei occhi».
Ha dichiarato che non farà più tournée musicali. Vorrebbe tornare al
teatro?
«Dipende. Ho sessantasei anni e ormai pretendo un ruolo adatto. Mi
piacerebbe lavorare con Ronconi e con Baricco. Mi porto appresso una storia
e un carisma troppo pesanti, i miei capelli, il Piccolo… Tutto questo è
troppo ingombrante per il palcoscenico».
La seconda parte dello spettacolo (la prima è interamente riservata
alle canzoni nate dalle poesie della Merini) sarà dedicata ad alcuni degli
autori più cari al pubblico di Milva: Theodorakis, Vangelis, Brecht/Weill,
Morricone, Edith Piaf/Louiguy, Dalla e Battiato. Con Chi le piacerebbe
essere sul palco?
«L’ultimo concerto in Italia lo immagino con Franco Battiato. Però mi
piacerebbe stare in palcoscenico anche con Faletti, perché è ironico, o in
un recital con Fiorello, ma già so che non sarà possibile». Conclude, con la
serenità di chi la sa lunga.
Fonte Il Messaggero

Carla








