
Comunicato stampa
Milano Festa dell’Unità.
Milva canta Merini
con Giovanni Nuti e Alda Merini
Mazda Palace.
Ingresso gratuito (data 12 settembre, ore 21.30)
http://www.festaunita.it/
Un incontrarsi facile, quindi, reso ancora più suggestivo dalle musiche del
bravo Giovanni Nuti, capaci di snodarsi tra suggestioni orientali, classiche
e sperimentali. Note che vestono con rispetto i testi, rimandando, nelle
melodie e negli arrangiamenti, alle migliori proposte di Franco Battiato,
senza per questo perdere autonomia e indipendenza. E’ un disco pieno di
equilibrio e di tensione questo, che sa conciliare lo spessore che
interprete e testi pretendono, con la facile fruibilità delle canzoni. Testi
che definir poetici è poco: intensi per sensibilità e naturalezza ma anche
per la capacità di scavare a fondo nelle passioni, anche le più
inconfessabili, senza mai sfiorare, nemmeno lontanamente, la volgarità,
densi di rispetto per il valore della persona. Un disco, nel contempo,
giovane nei valori e negli ideali: “Voglio spazio per cantare, crescere
errare e saltare il fosso della divina sapienza”. A completare la magia del
lavoro la splendida prova d’interprete di Milva, qui capace di integrare
alla perfezione i ruoli di cantante e attrice.
All’interno della proposta troviamo quattro brani recitativi: “Gli occhi di
Milva” e lo splendido “La Terra Santa”, affidati alla voce di Alda Merini; l
‘inquietante “Canzone dell’uomo infedele” e “Spazio”, recitate dalla Rossa.
La prima canzone è il brano che presta il titolo all’album, danza
orientaleggiante con violini alla Giusto Pio. Di sapore africano la ritmica
di “Nella notte che geme il tuo patire” che si stempera su un ritornello
classico, fatto apposta per spiegare, come vela al vento, la voce di Milva.
Dinamica e complessa “Gli inguini”: parte un violino solitario che duella
con le note più basse del repertorio dell’interprete, per innalzarsi in un
ritornello quasi gridato. Un percorso che segue, pari pari, un testo che
riflette sulla carnalità del divino (”Gli inguini sono tormento sono poesia
e paranoia delirio di uomini . ma dagli inguini può germogliare Dio”). La
leggera e divertita “I sandali” lascia spazio alla malinconica “Prima di
venire” (”portami un grosso ditale perché devo ricucirmi il cuore e portami
una lunga pazienza grande come un telo d’amore”). E’ quindi la volta di una
citazione cinematografica con il tema del film “Johnny Guitar” del 1954,
accennata ad arte dalla Pantera, accompagnata al pianoforte dalla poetessa.
Chiude il disco “L’albatros” che, riprendendo il tema musicale del brano di
apertura, vola alto su un testo pieno di speranza: “Ma anche distesa per
terra io canto ora per te le mie canzoni d’amore”. Ottimo qui l’
arrangiamento, ancora una volta Battiato style, capace di un ammirabile
equilibrio non incline ai compromessi: altri, ricamando sulle possibili
riprese del pezzo a bolero, potranno farne una nuova “Con te partirò”.
Fonte amadeusonline.net

Carla









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