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Una lettura "clinica" del cinema

Ignazio Senatore, psicoterapeuta presso la Clinica Psichiatrica dell'Azienda Ospedaliera Federico II, firma: "Il cineforum del dottor Freud" (pubblicato dal Centro Scientifico Editoriale Torinese) dove ci offre una. rilettura "clinica" di molto cinema.

Una lettura “clinica” del cinema
di Vivi Farnè Gallisay

Ignazio Senatore, psicoterapeuta presso la Clinica Psichiatrica dell’Azienda
Ospedaliera Federico II, firma: “Il cineforum del dottor Freud” (pubblicato
dal Centro Scientifico Editoriale Torinese) dove ci offre una. rilettura
“clinica” di molto cinema. Messa a frutto la sperimentata frequentazione
della materia, non solo fornisce recensioni a film, con attenzione a trama,
interpreti, registi, sceneggiatori tra i più varii, ma incentra l’attenzione
sulla “lettura delle componenti psicologiche che cementano e concatenano gli
avvenimenti” d’ogni film preso in esame. Ne fornisce commento secondo i modi
d’intendere dello studioso con formazione, iter professionale e
“specificità” di psicanalista. Fa ben più che un “Cineforum”: oltre a
entrare nello specifico registico, attorale, scenografico ecc. della
realizzazione “tirata a lucido” della pellicola o di quel che dicesi
comunemente “girare un film”, è sua preoccupazione rintracciare la presenza
dell’anima e la condizione della medesima, lungo il filo della trama. Ha
dunque scelto circa cento film, nuovi e meno, nei quali individua personaggi
e comportamenti che si prestano a una psicoanalisi descrittiva a 360 gradi.

Nei 18 capitoli in cui il libro è suddiviso capita dunque spessissimo d’
incontrare la psiche e seguire affascinati la sua ricerca di certezze, i
passi su cui s’interroga. Così scopriamo nei film aspetti che avevamo sì
messo a fuoco ma in altro modo, tralasciandone altri che ne avrebbero
svelato una diversa piega. Senatore fornisce, rispetto a quella che magari i
critici canonici avevano privilegiato, una chiave in più d’interpretazione,
in qualche misura diversa. Ci guida, in un percorso a gimcana di “cinema e
psiche”: tra aridità emotive, analfabetismo degli affetti, timidezza,
incomunicabilità, trasporto e indifferenza, toccando molti dei temi
universalmente attinenti all’individuo. E rigoroso prosegue esplorando
derive, bioritmi, desiderio ecc., spostando il fulcro dell’attenzione sul
lapsus di comportamento, sull’euforia, sulla devianza, sul complesso, sull’
innocenza; con il proposito di rintracciare l’identità, lo sguardo, il
sogno. Insegna, in definitiva, a scoprire le cosiddette “stanze dell’anima”
in una nutrita filmografia; con citazioni significative; dichiarazioni di
celebri “firme”; commenti, interviste, testimonianze. Spiccano i registi
italiani: Agosti, Faenza, Ozpetek; con Battiato e altri della nuovissima
ondata.

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