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Musikanten e la percezione del Divino

Un abile mago sa tirare fuori dal cappello inaspettatamente sempre più cose in grado di sorprendere il suo pubblico e così anche Franco Battiato, artista poliedrico, sembra non esaurire mai le sorprese

di Divina Vitale

Un abile mago sa tirare fuori dal cappello inaspettatamente sempre più cose
in grado di sorprendere il suo pubblico e così anche Franco Battiato,
artista poliedrico, sembra non esaurire mai le sorprese. Un grande
protagonista del panorama musicale di tutti i tempi, più di 31 album
pubblicati, pittore, neo-regista, impegnato come editore per la collana
”L’Ottava” che pubblica le opere del misticismo orientale. Un artista
elitario, per natura fuori dal gruppo, fuggiasco dalla ”metropoli”
milanese e rifugiatosi nella meditativa dimora di Giarre, alle pendici
dell’Etna in compagnia della sua fede ”mistica”, tacito, nonostante la
poesia dei testi accompagnata da eccellente musica da più di trent’anni non
risuoni nel pubblico così silenziosa. Ma per Battiato la sperimentazione
artistica non conosce battute d’arresto e così dimostra anche le sue
velleità di regista, con all’attivo due pellicole ed una terza ancora allo
stato embrionale: la prima Perduto Amor che gli ha valso il nastro d’argento
e la seconda Musikanten, un film che ha fatto molto discutere e che sta
presentando in giro per l’Italia, dopo la partecipazione all’ultima edizione
del premio del cinema di Venezia nella sezione ”Orizzonti”. Il film è un
omaggio al grande compositore ottocentesco, Ludwig van Beethoven, con una
sceneggiatura scritta da Battiato assieme al fedele amico di penna, filosofo
Manlio Sgalambro, alla ricerca di una rappresentazione insolita, non
stereotipata, o falsata dalla trasmissione storica, della figura umana del
compositore. Un racconto che va in profondità, un lavoro di ricerca
instancabile che ha portato Battiato a rileggere con attenzione le circa
tremila lettere che compongono l’epistolario del genio tedesco. Protagonista
del film, per la prima volta in veste d’attore, il poeta cileno Alejandro
Jodorowsky, più conosciuto al grande pubblico come regista teatrale e
cinematografico, nonché drammaturgo,e accanto a lui un cast di volti nuovi
del cinema italiano come Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco e Chiara Muti.

Franco Battiato e Alejandro Jodorowsky sul set di “Musikanten”

Il primo impegno di Battiato adesso è far conoscere il nuovo film,
Musikanten, perché la gente lo possa vedere e poi eventualmente giudicare, e
non criticarlo a priori, com’è già successo?
Esattamente. Adesso, dopo numerose proiezioni il pubblico e il riscontro
complessivo è magnifico.

Com’è diventato regista?
Circa tre anni fa una produttrice che lavora in Francia per la Warner Bros
mi propose il primo film e accettai, il gioco mi piace e continuo.

E l’idea di Musikanten?
In primis volevo rappresentare la figura di Ludwing van Beethoven in maniera
diversa da come è passato falsamente alla storia e mi auguro di esserci
riuscito.

Al centro del film il tema della reincarnazione, la protagonista regredisce
sotto la guida di uno sciamano con l’ausilio di mantra e armonieur e ricorda
di aver vissuto nei panni di un mecenate, un principe vicinissimo al grande
musicista…
Il tema della reincarnazione mi accompagna da tanto, sono un po’ come i
buddisti, gli induisti, credo nella trasmigrazione delle anime. L’ipnosi è
un processo praticabile, il dubbio resta sull’incontrare o meno cose vere
durante le sedute, ma ci sono persone serissime che se ne occupano, dottori
inglesi che hanno fatto ricerche spaventose in questa disciplina.

Lei è mai stato sottoposto ad ipnosi?
No. Non mi interessa sapere chi sono stato ma sapere chi sono. C’è un
postulato che proviene dall’India, che ho messo in una canzone anni fa e che
recita: ”Se vuoi conoscere i tuoi pensieri di ieri osserva il tuo corpo
oggi; se vuoi sapere come sarai domani, osserva i tuoi pensieri di oggi”.

Ha un’idea di chi fosse prima?
Qualcosa sì, ma non mi appartengono più quelle cose. Sono legato alla
nascita in questo nostro pianeta e all’infanzia che mi ha condotto a quello
che sono oggi.

Ha definito Beethoven un importante esempio di grande uomo di cui c’è
bisogno. Cosa ha significato per lei ?
E’ stato impressionante entrare nella vita quotidiana di un individuo che è
vissuto circa due secoli fa e quindi sentire gli umori, i profumi, le
tragedie che ha vissuto e soprattutto vivere il suo talento e la sua
strepitosa intelligenza.

Sa dare un identikit di grande uomo?
In una lettera a Goethe, Beethoven da una definizione importante di musica
come tramite sicuro per il contatto col divino. Credo che valga sia per i
musicisti che la praticano sia per il pubblico dotato di una certa
sensibilità e che ascolta certi generi. La musica leggera si occupa
dell’umano e la classica del divino, perciò ci sono differenze di
percezione.

Quindi un compositore si avvicina al profilo .
Molte volte non è successo, perché il musicista quando scrive musica è
pervaso da una dimensione; poi come uomo può essere gretto e meschino.

Non ci sono canoni assoluti.
No, però Beethoven aveva una grande etica, un senso del non-compromesso
molto forte, era un titano.

Lei si ritiene un grande uomo?
Diciamo che do priorità all’aspetto umano, preferirei essere un’eccellente
persona piuttosto che un’eccellente musicista.

Il film è diviso in tre parti, o meglio tre ”movimenti” c’è una
congiunzione di perfetta armonia pitagorica tra le tre parti?
Pitagora è uno dei miei filosofi preferiti con Archimede e Socrate. La
scuola pitagorica è stata una delle prime scuole esoteriche dove si
insegnava quello che oggi si potrebbe definire ”la meditazione”, la
ricerca di sé. Nell’unione dei movimenti c’è forse un’ingenua ambizione a
voler descrivere l’eccellenza mirando alla perfetta armonia.

Franco Battiato e Manlio Sgalambro durante un concerto

Definisce volgare la politica e volgari i politici, insensibili alle
esigenze degli altri.
Mi auguro di non essere il solo.

Il film finisce con un colpo di Stato è solo un richiamo storico?
No, è un dispiacere della realtà contemporanea e mi auguro che la situazione
cambi.

Lei dichiara di aver percorso una strada per la “risalita” attraverso il
sufismo, che per i mistici islamici è “la via del cuore che conduce alla
Presenza Divina” passando per la “legge dell’ottava” di Gurdjieff, secondo
la quale la scala musicale è una perfetta metafora della distribuzione
dell’energia nell’universo.
E’ vero!

.attraversava un periodo di negatività?
Beh. da quando sono nato (ride, ndr). Ricordo la mia maestra anni fa, che mi
consegnò un tema che avevo scritto in quinta elementare con una domanda:
”Io ci sono”? Quindi un percorso lungo, mi creda.

Si definisce un sognatore?
No, sono per il reale. Il reale è complesso, non è detto che sia quello che
la gente definisce tale, perché talvolta è una pura ridicolaggine. Reale
come essere nella vita, avere senso.

Lei dichiara di essere dentro e fuori la società, usa internet, guarda il
tg, i film, è perciò aggiornato ma poi attraverso la meditazione e la sua
fede spirituale fugge in mondi lontani, eterei dove assapora la bellezza e
il silenzio.
è proprio così.

Come coincidono i due aspetti, o forse viaggiano in parallelo senza
incontrarsi mai.
potrebbe essere così, ma talvolta si incontrano. Per esempio uno può fare un
genere di osservazione metafisica anche all’interno dell’aeroporto, oppure
dentro un bar, dove sei assorto dai tuoi pensieri, ascolti la confusione ma
stai trascendendola.

Ha mai pensato a scrivere teorie filosofiche?
Mi auguro di aver ancora tempo per questo.

Come possiamo concludere l’intervista?
(Ride ndr) Salutandoci, che ne dice?

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