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Franco Battiato "L'Imboscata"

Puoi dirci qualcosa sulla nascita dell'album "L'Imboscata" e sul tuo modo di lavorare?

Intanto torno a ritmi più diretti, un rock non certo duro ma ben
incalzante, poi ci sono sonorità direi mantrich e altre più mediterranee,
insomma i miei percorsi contaminati da studi e ascolti di una vita. No, non
c’è il “locus amenus” per eccellenza. Non ho luoghi prediletti per comporre:
l’ho fatto di fronte alla natura e lontano da essa, in taxi e in camere
d’albergo, e posso dire che l’aura della composizione sta in una zona
metafisica… Le prime cose le ho scritte un anno fa, in particolare nel
momento in cui Sgalambro mi ha mandato un suo scritto, Ein tag aus dem
lieben kleinen johannes, che mi è piaciuto molto dandomi l’idea di partenza.
A volte mi sento con lui al telefono e gli chiedo di modificare, di tagliare
qua e là, di sostituire per consentirmi di chiudere le frasi musicali, in
altri casi, come per Memoria di Giulia l’ho musicata esattamente come me
l’ha data lui, e questa versione definitiva nasce da una improvvisazione che
ho fatto alla tastiera. Ho in questo album abituato il mio pubblico alla
cosiddetta canzone d’autore. Trovo che la canzone sia una delle cose più
rappresentative di questa società, personalmente ritengo di essere contrario
alle religioni ma direi che la religione per eccellenza è quella buddista,
quella superiore, la più distaccata; oggi mi accontenterei di aver raggiunto
un’etica personale che mi permetta di non disprezzarmi quando mi specchio.
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