Questo sito contribuisce alla audience di

A "sottrarre", nella musica, non si sbaglia mai. ....

A "sottrarre", nella musica, non si sbaglia mai. Specie se si ha la fortuna di possedere una voce come quella di Alice, che può avere come sottofondo un'orchestra o un paio di bravi musicisti, performer di fama mondiale o semplici basi preregistrate.

Udine

A “sottrarre”, nella musica, non si sbaglia mai. Specie se si ha la fortuna
di possedere una voce come quella di Alice, che può avere come sottofondo
un’orchestra o un paio di bravi musicisti, performer di fama mondiale o
semplici basi preregistrate. La sostanza non cambia, perché la magia sta
tutta in quella voce, nella capacità di rinnovare ogni singola canzone, di
far diventare poesia ogni cosa. Nel caso specifico, in un Palamostre zeppo
che ha ospitato una delle serate “itineranti” della stagione del “Bon” di
Colugna (con, in più, un intento benefico, la raccolta di fondi per
l’Associazione trapiantati di fegato), Alice ha ripresentato il suo show
degli ultimi anni, quel “Viaggio in Italia” che è un’escursione attraverso
le parole poetiche di autori famosi, riletti in forma nuova o interpretati
scegliendo parti meno note della carriera.

Spalleggiata soltanto da Alberto Tafuri al piano e Marco Pancaldi alla
chitarra e da misurate “basi”, Alice ha fatto un excursus raffinato della
canzone italiana. Ma anche della poesia “piegata” alla forma canzone,
partendo da De Andrè (”Un blasfemo”) e Pasolini (”Al principe”, “Febbraio” e
“La recessione”, da tempo in repertorio) per poi citare tutti i grandi:
Fossati, Guccini, De Gregori, Gaber, il Battisti meno conosciuto dal grande
pubblico e il Battiato più popolare. Recuperando vecchie hit (”Dammi la mano
amore”, “Il sole nella pioggia”, “Il vento caldo dell’estate”, “Per Elisa),
Alice dimostra di essere l’unica, in Italia, ad avere certi riferimenti
stilistici (i samples della tromba di Jon Hassell e le atmosfere alla
Sylvian parlano da sé). E di saper strappare l’applauso più sincero sia
quando ricorda l’ultima tappa udinese al Palamostre (nel ‘96: con lei, non a
caso, i signori Jansen & Karn…). Sia quando, nei bis, strizza l’occhio al
Friuli con una versione rarefatta di “Anin a grîs” (by Liverani e Di
Gloria), dimostrazione genuina che la poesia, quando è vera, può nascere
dappertutto.

Andrea Ioime

Il Gazzettino

Le categorie della guida