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Intervista a Franco Battiato

"L'alba dentro l'imbrunire". La speranza dentro le tenebre? No, spiega Franco Battito. "A volte, quando medito all'alba, i colori del cielo mi sembrano quelli del tramonto, e ritrovo in questa ciclicità il senso dell' essere".

La suggestiva frase in questione è un verso di una delle canzoni del
cantante siciliano, di recente intervistato dalla nostra redazione in
occasione di una sua visita a Ferrara. La canzone è Prospettiva Nevsky,
forse una delle più riuscite del primo periodo della sua carriera musicale,
quello condiviso artisticamente con Giusto Pio.
All’incontro con il pubblico ferrarese Battiato è apparso piuttosto critico
nei confronti del mondo contemporaneo, quella “povera Patria, /schiacciata
dagli abusi di potere/ di gente infame che non sa cos’è il pudore” , di cui
il cantautore siciliano scrive nelle sue canzoni.
Non ha lesinato le sue polemiche neppure nei confronti dell’attuale
religione cattolica. L’artista, disgustato dalla liturgia contemporanea dove
sono ammessi perfino ragazzini a cantare, ha rivendicato la solenne
spiritualità della Messa in latino, affermando che oggi il misticismo
ridotto a vuota omelia dalla Chiesa non comunica più gioia ma noia.
Battiato ha quindi ricordato le sue domeniche in Sicilia da bambino, quando
il rito cattolico a lui sembrava non avesse mai fine, e la scoperta in anni
più maturi del misticismo orientale, della cultura indiana e della religione
induista. Anche se, spiega, ogni religione deriva da un’unica radice
spirituale, quella luce a cui tutti torneremo e da cui tutti veniamo, nella
ferma convinzione dell’esistenza di una dimensione ultraterrena.
Come testi sacri appena sussurrati, le canzoni di Battiato sono preghiere
laiche ma profondamente sacre: “Le sento più vicine le sacre sinfonie del
tempo/ con una idea che siamo esseri immortali caduti nelle tenebre/
destinati a errare nei secoli dei secoli/ fino completa
guarigione/.guardando l’orizzonte un’aria di infinito mi commuove/ anche se
a volte le insidie di energie lunari/ specialmente al buio mi fanno vivere/
nell’apparente inutilità nella totale confusione/ che siamo angeli caduti in
terra dall’eterno senza più memoria/ per secoli fino a completa guarigione”.
La confusione e le tenebre sono lo sfondo su cui si muove oggi l’umanità,
una umanità che Battiato vede in grande decadenza: questo si deduce da molti
suoi testi, che denunciano con amara ironia il materialismo e il falso
spiritualismo ad uso merceologico di oggi (”vuoi vedere che l’età dell’oro/
era appena l’ombra di Wall Strett/ la falce non fa più pensare al grano/ il
grano invece fa pensare ai soldi”;”i buddha vanno sopra i comodini;/ deduco
da una frase del Vangelo/ che è meglio un imbianchino di Le Corbusier”;
“supermercati coi reparti sacri/ che vendono gli incensi di Dior/ rubriche
aperte sui peli del Papa”).
La denuncia dello stato in cui versa l’Italia è triste e impietosa: “nel
fango/ affonda lo stivale dei maiali”; “siamo figli delle stelle e pronipoti
di sua maestà il denaro”.
Per Battiato comunque la situazione potrebbe prima o poi cambiare. Del resto
la stessa storia ci insegna la ciclicità, il ritorno di periodi di rinascita
dopo epoche di decadenza. Già per chi ha le antenne sensibili si possono
intravedere nella realtà alcuni deboli segnali di ripresa: forse la nascita
di una “nuova tendenza”, afferma Battiato, che sta portando i giovani alla
ricerca dei veri valori della vita. Magari proprio quell’ “era del cinghiale
bianco”, antico simbolo di rinascita spirituale, cui da tempo allude questo
poetico guru della musica italiana.
Ma la lotta tra il Bene e il Male è una storia antica, e non resta che
appellarsi a una presenza salvifica superiore: “difendimi dalle forze
contrarie/ la notte nel sonno quando non sono cosciente,/ quando il mio
percorso si fa incerto/, e non abbandonarmi mai, non mi abbandonare
mai./Riportami nelle zone più alte in uno dei tuoi regni di quiete/. E’
tempo di lasciare questo ciclo di vite/. perché le gioie del più profondo
affetto/ o dei più lievi aneliti del cuore/ sono solo l’ombra della luce/.
Ricordami come sono infelice lontano dalle tue leggi/ come non sprecare il
tempo che mi rimane/.perché la pace che ho sentito in certi monasteri,/ o la
vibrante intesa di tutti i sensi in festa,/ sono solo l’ombra della luce”.
Oltre che alla musica, da qualche anno Battiato si sta dedicando anche al
cinema. Davanti a un pubblico ferrarese accorso numeroso al Teatro Comunale,
in occasione della stagione di danza dedicata all’India, il musicista ha
presentato Musikanten, il suo recente film sul tema della reincarnazione
incentrato sugli ultimi anni di vita di Beethoven.
A fine intervista gli chiediamo il motivo per cui, visto che nella canzone
Bandiera Bianca ha scritto “a Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata” , l
‘artista ha poi girato un film su Beethoven. Battiato, premettendo che
Sinatra non gli è mai piaciuto, cita allora una frase del compositore
Luciano Berio: “I cantanti della musica leggera, pur di fare una rima,
venderebbero persino la propria madre” . Arcano spiegato.
Anche se Beethoven non fa rima con insalata.
articolo apparso sulla rivista UnPoDiVersi n.29

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