
Poco prima del clamore: un solo anno prima del successo di massa, dell’
estate al mare, delle palome, della ricerca del centro di gravità
permanente. Due soli anni dopo il canto dolente dell’Era del cinghiale
bianco. É il 1980: l’anno di Patriots.
Battiato, in quei giorni, non è più l’oscuro sperimentatore della prima metà
degli anni settanta e non è ancora il cantautore acclamato dalle folle. L’
artista siciliano ha appena inaugurato il suo nuovo corso musicale ed ha già
ottenuto un ottimo riscontro da parte della critica. Alla realizzazione dell
‘avvicinamento programmato con il grande pubblico manca un solo passo.
Questa volta è tempo di liriche cariche di furore civile (Up Patriots to
arms), alternate ad apparenti non-sense a raffica (Venezia-Istanbul;
Passaggi a livello), dietro ai quali si nascondono le segrete chiavi di
lettura di questo progetto. É il momento di giocare con la new-wave, tanto
in voga in quegli anni, piegandola alle esigenze minimali di una espressione
musicale diretta e ficcante (Le aquile). È l’ora di preparare la strada al
successo di domani.
Ed è proprio qui, piuttosto che nel precedente lavoro, che Battiato mette a
punto il suo lessico musicale e poetico. Con un’attitudine propriamente
post-moderna l’intero album è costellato di citazioni ed accostamenti
stilisticamente stridenti (Frammenti), che diverranno da qui in poi il vero
marchio di fabbrica del cantautore.
Gli anni della ricerca sembrano lontani nello stile e nello spirito (”.la
musica contemporanea mi butta giù.”). I lunghi studi sul suono, durati
parecchi anni, trovano qui una forma pop. La scrittura musicale e gli
arrangiamenti, curati assieme a Giusto Pio, sono sempre sobri e misurati. La
scelta timbrica del produttore Angelo Carrara, altro elemento fondamentale
per il grande successo di Battiato, è di forte impatto, con il basso
elettrico di Gigi Cappellotto sempre in primo piano, a martellare sin dalle
prime note della title-track. I sintetizzatori fanno la loro parte senza
uccidere la sezione ritmica e le chitarre di Alberto Radius svolgono un
sapiente lavoro nell’ombra.
Nasce in questo disco, l’intero universo di riferimenti, apparentemente
nostalgici (Passaggi a livello, Prospettiva Nevsky), che contribuirà a
rendere La voce del padrone (e allora sarà scacco matto) il primo disco
italiano a superare il milione di copie. È in questo lotto di canzoni che
prende corpo in modo formalmente coerente la figura dell’artista che si
affermerà definitivamente nel giro di un paio di anni. Persino sotto il
profilo grafico il disco rappresenta il capostipite di una lunga serie di
copertine graficamente molto simili.
Da qui in avanti Battiato piegherà alle sue esigenze ogni espressione
musicale, filtrando tutto attraverso la forte lente della sue esperienze e
convinzioni. Sarà in grado di acquistare una credibilità presso il pubblico,
come presso la critica, che mai, o quasi, rischierà di perdere.
Così, con un “richiamo alle armi”, si apre un decennio che per Battiato
rappresenterà il periodo di maggior successo della sua lunga carriera. Ma
per raggiungere il clamore Battiato dovrà attendere ancora un anno. E poi
niente sarà più lo stesso.

Carla








