

Vulnerabile è il quinto disco solista di Luca Madonia, dopo I quattro album realizzati negli anni ‘80 sotto la sigla Denovo assieme al vecchio collega Mario Venuti; un’esperienza che ha segnato profondamente la storia del rock italiano e che nella vita di Luca non è mai uscita di scena.
Come dimostra ancora una volta con questo nuovo progetto, in cui ha scelto di farsi produrre artisticamente dal vecchio amico Fabrizio Federighi, già fondatore della storica Kindergarten e compagno dell’avventura Denovo perlomeno fino al 1988 nel disco Così Fan Tutti, esperienza finita sul palco di Sanremo con il brano “Ma che idea”.
Il cd è stato registrato a San Vincenzo in Toscana negli studi di Fabrizio Federighi e I Fox Band Recording Studios di Roma.
Vulnerabile è un viaggio in dieci canzoni sulla fedeltà alla musica, ad una precisa idea artistica. Canzoni sull’essere più che sull’apparire. Un album in dieci capitoli in cui Madonia decide ancora una volta di fare “outing”, di rivelare e rivelarsi. Dichiarando la sua fragilità, il suo detestare la schiera di superuomini che invadono troppo spesso le nostre strade e le nostre giornate.
Il disco, in mezzo a tanta chitarra e pianoforte, è illuminato da almeno due canzoni strepitose: una è la cover di un classico dei Moody Blues, Nights in White satin, tratto da quel loro concept-album del 1967 Days of future passed. Un brano già rifatto da Nomadi diventato in italiano “Ho difeso il mio amore” e per chi non se lo ricorda ancora prima incisa da I Profeti oltre che da gruppi minori dell’epoca beat come Gatti Rossi e Bit-Nik.
L’altra è “Quello che non so di te” con ospite ancora una volta l’amico Franco Battiato, a cui Madonia è legato da un’assidua frequentazione e da una stima reciproca coltivata da anni. In parole povere: un piccolo capolavoro.

Carla








