
Come dimostra ancora una volta con questo nuovo progetto, in cui ha scelto
di farsi produrre artisticamente dal vecchio amico Fabrizio Federighi, già
fondatore della storica Kindergarten e compagno dell’avventura Denovo
perlomeno fino al 1988 nello storico album Così Fan Tutti, esperienza finita
sul palco di Sanremo con il brano Ma che idea. Ma soprattutto da Rolando D’Angeli,
nome storico per la musica in Italia, già fautore dei grandi successi di
Nek, Giorgia, Kelly Joyce, Umberto Tozzi, Amedeo Minghi, Michele Zarrillo ed
organizzatore di eventi a livello internazionale, oggi anche manager di
Patty Pravo.
In Vulnerabile Luca Madonia si mette a nudo ancora una volta con grande
sincerità e maturità. Senza concedere nulla alle mode, ma portando avanti la
sua linea musicale personalissima e dai timbri inconfondibili. Gentleman del
rock come pochi ce ne sono in circolazione.
Il destino ancora una volta gioca un ruolo decisivo e infatti Madonia
rincontra dopo molti anni Fabrizio Federighi in occasione dell’uscita di una
recente biografia pubblicata sui Denovo: Tempi di libero rock (Arcana
edizioni). La scintilla covava sotto la cenere ed è un lampo ritrovarsi
insieme come una volta quando scandivano il tempo delle notti del rock
italiano e contribuivano a costruirgli una nuova dentatura.
Vulnerabile si riaggancia dunque alle esperienze indimenticabili di dischi
dei Denovo come Unicanisai, Persuasione, Così Fan tutti, anche se questo
capita solo dal punto di vista della modalità realizzativa. Per il resto i
dieci brani del disco formano il ritratto perfetto di un artista che ama i
contorni levigati, gli autoritratti, il gioco di specchi, ma anche
riabbracciare le antiche chitarre.
Sono dieci canzoni sulla fedeltà alla musica, ad una precisa idea artistica.
Canzoni sull’essere più che sull’apparire. Un album in dieci capitoli in cui
Madonia decide ancora una volta di fare outing, di rivelare e rivelarsi.
Dichiarando la sua fragilità, il suo detestare la schiera di superuomini che
invadono troppo spesso le nostre strade e le nostre giornate.
Il racconto lucido e romantico di un post adolescente diventato troppo
grande per sopportare l’isteria collettiva ma non tanto per definirsi
adulto.
L’artista fin dalla prima canzone confessa senza ritrosie la sua
insicurezza, elencando i suoi punti deboli, ma con positività e languore. Un
disco che spalanca un nuovo discorso sulla fragilità e sulla conseguente
indignazione di un individuo che ha raggiunto un discreto livello di
insicurezza nella società di oggi, avendo accettato il tempo che passa ed
imparato a convivere con la propria natura. Un alternarsi perfetto tra
tematiche personali a canzoni più impegnate socialmente con la finale
consapevolezza che comunque anche in un rapporto siamo e possiamo restare
sempre e solo da soli.
Resta la curiosità che ci conduce sempre avanti.
Poi esattamente a metà del discorso arriva la strepitosa cover di un
classico dei Moody Blues: Nights in white satin, tratto da quel loro album
concept del 1967 Days of future passed. Un brano già rifatto da Nomadi,
storia drammatica d’amore, diventata in italiano Ho difeso il mio amore e
per chi non se lo ricorda ancora prima incisa da I Profeti oltre che da
gruppi minori dell’epoca beat come Gatti Rossi, Bit-Nik.
Ed è il perfetto spartiacque del disco. Come un intermezzo che viene a
spezzare la commedia rappresentata. Nato da un arrangiamento per archi opera
di Fabrizio Federighi e Alessandro Pierini.
In scena ancora una volta Luca Madonia con la sua voglia di suonare chitarra
e pianoforte e tastiere, ma soprattutto di cantare, di mostrare le sue
straordinarie capacità vocali, quel timbro e colore di voce inconfondibile
che in questo lavoro risalta come mai prima era successo in precedenza, come
uno strumento esemplare, voce che diventa suono, timbrica, venatura.
Inseguendo in tutto e per tutto solo le sue iniziali intenzioni ed
intuizioni musicali ed armoniche.
Unico ospite ancora una volta l’amico Franco Battiato, a cui lo lega un’assidua
frequentazione, una stima reciproca, da portarlo a scegliere di cantare
insieme a Luca nel brano Quello che non so di te. E per Luca Madonia la
perfetta terapia di questo disco solista, “vulnerabile” ed imprevedibile.
Il sito ufficiale: www.lucamadonia.com

Carla








