Non ho carattere,dico addio in 160 caratteri

In principio fu il fax, poi arrivarono le lettere al pc. E oggi, tra gli under 24, uno su cinque tronca con un sms.

di Rossana Campisi

In principio fu il fax, poi arrivarono le lettere al pc. E oggi, tra gli
under 24, uno su cinque tronca con un sms.

Una bustina lampeggia. Il pollice scivola sui tasti: «Non possiamo più stare
insieme, è meglio finirla qui». Due frasi, un sms. Spingi l’icona verde del
telefono: invio. Chiami, nessuno risponde. Pensi: ma come fa a lasciarmi
così? Tra i 12 milioni di messaggi che anche oggi gli italiani si
scambieranno, c’è l’epilogo di un amore.
Storie di congedi degni di un’epoca votata al cellulare. Display sbattuti in
faccia. Ma ogni storia non merita almeno un ultimo incontro? Forse
bisognerebbe chiederlo all’iniziatore degli addii tecnologici Daniel
Day-Lewis cosa si prova a liquidare un partner in 4 minuti. Lui lo fece via
fax: era il 1994, Isabelle Adjani aspettava un figlio e perdeva il compagno.

O a quelli che hanno attivato la rejection line a New York: lo sfortunato
chiama il partner e una voce anonima risponde: «Il titolare di questo numero
non vuole più vederla. Cogliamo l’occasione per informarla che lei è stato
ufficialmente scaricato».
Quando non sai mollare, fa’ chiamare un numero e la segreteria telefonica fa
il lavoro sporco. Ma allora viene da chiedersi: esiste ancora un bon ton per
lasciarsi? «Sì» sottolinea Lina Sotis, esperta di galateo. «Evitate di
essere gelidi, a costo di dire una bugia guardandosi negli occhi: “È stato
un grande amore, non ti dimenticherò”».

Eppure, anche grazie ai nuovi media si trovano mille strategie per un
congedo. Virtuali: un’email con poche spiegazioni e si cambia indirizzo e
numero. Formali: il comunicato all’Ansa di Elisabetta Canalis dal titolo «Ho
lasciato Christian Vieri». In diretta tv: il tira e molla tra Valeria Marini
e Vittorio Cecchi Gori si sarebbe concluso in piena diretta e qualcuno
ipotizza una «videochiamata».
«Nei paesi arabi oggi è pratica corrente ripudiare la moglie con un sms»
informa Franco La Cecla, antropologo e autore di Lasciami. Ignoranza dei
congedi (Ponte alle Grazie), «e anche nella società occidentale non sappiamo
congedarci perché in amore siamo reazionari: ci ostiniamo a credere che sia
eterno e unico, anche se i divorzi crescono. I tuareg festeggiano ogni
divorzio e possono sposarsi 7 volte».
Via sms.
Altro che lettere d’amore del Settecento, oggi, secondo una ricerca inglese,
una coppia su 10 sceglie di dirsi addio con uno short message. Se poi si
passa agli under 24, una coppia su 5 affida a 160 caratteri un messaggio di
commiato. E pensare che nel 75 per cento dei casi ci si è corteggiati a
colpi di sms. Adesso si inventano addii o, per i poco ispirati, si copiano
dal sito www.sms-pronti.com /cerca_addio.htm.
Lo fanno solo i giovani? «No» garantisce Federico Moccia, scrittore cult
degli adolescenti. «Ci sono tanti adulti incompetenti in questo ambito.
Guardare negli occhi una persona è una scelta che ha a che fare con la
qualità della vita, più che con l’età. L’uomo dei miei libri chiarisce
vis-à-vis».
Il critico tv Alessandro Rostagno li mette al bando ed esalta «non solo la
presenza fisica ma anche la brutalità dell’addio». «Ho conosciuto in radio
tanti lasciati con un sms» racconta La Pina, conduttrice di Pinocchio su
Radio Deejay. «Hanno 30-40 anni, sono uomini, non sanno prendersi
responsabilità e spariscono».

I faxisti.
Tecnologie al servizio delle separazioni: a dare il via è stato Sylvester
Stallone, quando ha faxato a Jennifer Flavin. Lo hanno imitato Phil Collins,
che ha dato il benservito alla moglie Jill, e David Linch con Isabella
Rossellini. «Le storie dovrebbero finire teneramente, così come iniziano»
raccomanda Manlio Sgalambro, filosofo e coautore dei testi di Franco
Battiato. Lasciarsi da amici? «Sarebbe da vili».

I mediatici.
Alba Parietti ha scelto il comunicato stampa per far sapere a tutta Italia
la fine con Stefano Bonaga. Loredana Lecciso si è lasciata andare in diretta
tv: un saluto al naufrago Albano sull’Isola dei famosi per poi scaricarlo.
Donne che mollano e fanno rumore.
E se a scaricare sono gli uomini? La Didone abbandonata si tuffa su
www.dontdatehimgirl.com per raccontare i vizi degli ex (e mette in guardia
altre potenziali vittime). I panni sporchi li lava in piazza. «Non baratto
l’intimità per un 3 per cento di audience» commenta Camila Raznovich della
Mtv. «Ci vuole eleganza quando si lascia».

Addii bianchi, i non detti.
Corteggiano, all’improvviso si negano al telefono e partono. Avviene nella
realtà, soprattutto in quella virtuale. Chat, nomi fittizi, poi nasce una
storia: alla prima noia, tabula rasa. Cancellano le tracce e diventano
Wakefield. Sono gli abbandoni istantanei: a New York, dove se ne contano a
migliaia, li chiamano black bole. Eppure, per quanto disdicevole, l’idea di
una fuga ha a che fare con un sogno frequentato; quello di cambiare non solo
amore, ma anche vita. Tanto che per organizzare la fuga è uscito il Manuale
di sparizione di Filippo D’Arino (Castelvecchi). In copertina due occhiali
neri e sotto poche lacrime.

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