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"La Cura"

Nel 1996 Franco Battiato scrisse, assieme a Manlio Sgalambro, la canzone "La cura", pubblicata nell'album "L'imboscata". Da tutti è considerata, a ragione, una delle più belle canzoni d'amore, e tanti la dedicano alla propria donna.

Battiato per vizio ci ha abituati a cercare interpretazioni più profonde
alle proprie canzoni: “E ti vengo a cercare” è rivolta a Dio, “Ermeneutica”
parla di Bush e così via… ma “La cura”? Gulp!

Ci provo, visto che il cantautore siciliano non vuole spiegare. (mica mi
invento tutto, metto solo insieme i pezzi)

Immaginate di morire. Stanchi, addolorati, malaticci, soli vi rapportate con
voi stessi ed a voi stessi rendete conto.
Giunge la morte, la vostra cura.
Ecco che la morte -in prima persona- vi solleverà dai dolori e dagli sbalzi
d’umore, e tutto il resto.
Un amore intenso e straordinario quello che vivremo con la morte, donna
amante mamma culla e carezza.

Prima di scrivere il testo della canzone qui sotto, in modo che possiate
rileggerla nell’ottica de “la morte canta il suo amore per il moribondo”
(caspita sto usando parole come macigni, finirò per demolirne la poesia),
suggerisco un’interpretazione della parte a me tuttora abbastanza oscura,
quella che dice “vagavo per i campi del Tennessee…”: Battiato fin da
quando suonava con gli Osage Tribe è stato appassionato della storia degli
indiani d’America. Il Tennessee è stata la prima vera frontiera tra i coloni
e gli indiani, e sul suo terreno si sono consumate battaglie sanguinarie.
Anche le aquile richiamano la cultura indiana. Boh!

Eccovi il testo:

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore,
dalle ossessioni delle tue manie.

Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.

E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.

Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza.
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.

Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.

Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.

Ti salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te …
Io sì, che avrò cura di te.

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