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Ristampa di Tecnica mista su tappeto

Allora, Tecnica mista su tappeto ritorna. Sono finite tutte le copie che EDT aveva deciso di stampare nel 1992 e non era certo una tiratura cui una piccola casa editrice di musica classica fosse abituata

Daniele Martino propone di (ri)leggere un libro ancora attuale.

Allora, Tecnica mista su tappeto ritorna. Sono finite tutte le copie che EDT
aveva deciso di stampare nel 1992 e non era certo una tiratura cui una
piccola casa editrice di musica classica fosse abituata!

Per quel che vale, questo titolo è stato il più originale di tutta la
parabola creativa della collana Confini, che è durata la prima metà dei
Novanta. Era la cerniera per me entusiasmante tra le radici colte della casa
editrice (che si erano incarnate nella disponibilità fresca e coraggiosa di
Franco Pulcini “esperto di Sostakovic e di compositori slavi”, ma anche tra
i rari difensori - con Roberto Verti, con me - della nuova musica
contemporanea italiana “postmoderna” o “neoromantica” - si diceva allora -
dei Ferrero, dei Tutino, allora) e la più colta cresta della stagione dei
cantautori italiani. C’è da ricordare che in quegli anni l’eccentricità, la
libertà creativa di Battiato (che non era certo “un compagno” come la
maggior parte dei cantautori del tempo e degli editori “colti” del tempo!)
era sbarcata a esperienze di scrittura contemporanea “colta” che qualche
teatro d’opera fu disposto a sperimentare.

Il primo incontro con Battiato l’ebbi durante le anticipatissime prime prove
del Gilgamesh all’Opera di Roma, dove il suo esperimento di teatro musicale
spirituale sarebbe andato in scena il 5 giugno del ‘92. Non era male, il
Gilgamesh, e a modo suo, in quegli anni 1992-’94, con la Messa arcaica, con
Il cavaliere dell’intelletto (le cose che adesso Battiato nel suo sito
classifica come “classici” nel menu) rappresentò uno dei rarissimi
esperimenti di nuovo teatro musicale contemporaneo assimilabile alle certo
più fini esperienze americane di Philip Glass e John Adams.

Tanto tempo è passato, nella creatività di Battiato, dagli anni di cui
parlava con Pulcini in questo libro: sostanzialmente è arrivato il filosofo
nichilista Manlio Sgalambro, che diventa partner quasi ossessivo di tutto il
suo lavoro creativo, in qualche modo soppiantando uno degli aspetti per me
fondamentali del lavoro “spirituale” di Battiato, ovvero la creazione di
testi di straordinaria eccentricità extra-europea (fruttati dalle sue
sincere, profonde pratiche prima degli insegnamenti di Gurdjieff e poi di
quelli sufi, infine personalizzati).
In Tecnica mista su tappeto non troveremo la sua esperienza di regista
cinematografico (che è tornata nel 2005 al classico con Musikanten, il suo
eccentrico omaggio a Ludwig van; mentre è pronto il suo terzo film, Niente è
come sembra, come diceva il Buddha); né il suo ritorno a una forma canzone
“anglo-pop”, in particolare nei suoi sempre emozionanti tour (Battiato ha
sempre dato il meglio di sé dal vivo, in quanto “rituale meditativo
condiviso”); né il suo nuovo disco uscito il 9 febbraio 2007, Il vuoto (con
influenze questa volta buddhiste e una citazione da Cajkovskij) di cui ho
assaggiato sul sito l’anteprima del singolo: «Tempo non c’è tempo sempre più
in affanno segue il nostro tempo vuoto di senso senso di vuoto».

Tecnica mista su tappeto sul sito se ne sta ammucchiato nella lista della
bibliografia, scavalcato anche dal videolibro Parole e canzoni di Einaudi
Stile Libero curato da Vincenzo Mollica nel 2004. Né Pulcini né Martino
figurano nella eletta lista degli “Amici” del maestro, ma che importa? Per
me Battiato rimane un simpatico antipatico (non sopporto soltanto come si
sta tenendo i capelli!), e sono contento di aver fatto il libro che rimarrà
il più importante tra quelli scritti su di lui, perché è scritto dalle sue
parole, in una conversazione - quella con Pulcini - che rimane una delle più
sincere, analitiche e profonde che sia possibile leggere oggi su un tempo -
quello dei Novanta - in cui gente come Battiato sapeva esprimere una
sensibilità intellettuale e spirituale che ancora oggi rimane
all’avanguardia, e in fondo minoritaria, nell’Era dei Grandi Magazzini della
Cultura Consumata.
Daniele Martino

La gioventù siciliana, la musica elettronica e l’incontro con
Stockhausen, la religiosità mediorientale e laica. Con i testi di tutte le
canzoni fino all’album “Come un cammello in una grondaia”, del 1991.
Tecnica mista su tappeto
Ristampa in libreria dal 22 febbraio 2007

Daniele Martino è il vicedirettore de Il Giornale della Musica. Dal 1990 al
1994 ha diretto la collana EDT “Confini”.

http://www.edt.it

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