
Nove le canzoni inedite che trovate in tracklist, nove i
motivi per compiacersi con il nostrano genio musicale. Perché ammettiamolo,
se non fosse per cantautori come Franco Battiato e Lucio Dalla, non so
quanto noi italiani potremmo vantarci di essere musicalmente sperimentatori.
Da sempre Battiato e Dalla cercano e ricercano qualcosa di insolito, nuovo,
audace e quindi spesso ostico nella proposta e nell’ascolto.
Il rischio che corrono è alto, non pensate il contrario, vi basti immaginare
quanti provano a scoprire ed inventare, ma non riescono. Tentativi caduti
nel vuoto e nell’anonimato. Battiato e Dalla, con due stili assai
differenti, che strizzano però ambedue l’occhio a scappatoie sinfoniche,
hanno dato colore (a volte aspro, altre caldo) alla nostra musica.
Ora c’è questo disco, che ho acquistato e ascoltato con grande senso
critico, perché sono anni che tento di approcciarmi alla musica di Battiato
con naturalezza, ma finisce sempre che ne esco estenuata, stanca dalla
necessaria concentrazione e dall’assoluta superiorità tematica rispetto alla
media italiana. Per non parlare del linguaggio forbito, cui abituarsi è
forse più difficile di quanto possa sembrare. Per cui se le vostre
intenzioni sono quelle di ascoltare Il vuoto una sola volta per farvene
un’idea, mettetevi l’anima in pace, rinunciateci, perché nonostate sia un
disco abbastanza morbido e meno spigoloso del precedente (Dieci stratagemmi,
2004), nel mondo Battiato si entra sempre un passetto alla volta. Non ci
sono porte da sfondare né scivoli cui affidarsi.
Tergiverso ancora un po’, per motivare il mio giudizio prima di esporlo. Il
singolo ci aveva anticipato che Mister Tamburino non aveva voglia di
scherzare e la promessa è mantenuta. Tradizione e sperimentazione si
fondono, orchestra sinfonica (la Royal Philharmonic Orchestra) e suoni
elettronici si scontrano, voci si sovrappongono, idiomi diversi si
interpongono. Il risultato è una favola, un’illusione, una leggera
sensazione di non appartenenza. “Tutto è illusorio / privo di sostanza /
tutto è vacuità… la luce si unisce allo spazio in una cosa sola”, canta in
Io chi sono?.
Con Il vuoto Battiato ci conduce così ad un metro da terra, non per
felicità, ma per anomalia. E quando il passo fatto è in avanti, niente può
essere più come prima. Ascoltate la bellezza sonora e coralmente
interpretativa di Era l’inizio della primavera (P.I. Tchaikovsky/Aleksei
Tolstoi), unico brano non scritto da Battiato e Sgalambro, che ne hanno però
curato l’adattamento. Ascoltate ancora I giorni della monotonia, racconto di
una passata passione distruttiva, in cui l’immensa meraviglia si fa
necessità di salvezza e l’innamorato, caduto in una rete ossessiva, trova
libertà solo nella propria individualità: “Sto con me, tra noi due ho scelto
me”. E poi Aspettando l’estate tra canti d’allegrezza, perché “La tristezza
non prevale su me, col canto la tengo lontana”, ma un pensiero nostalgico si
fa avanti: “Anche se non ci sei / tu sei sempre con me / per antiche
abitudini / perché ti rivedrò / dovunque tu sia”…
Quando ascolto dischi così mi dico che la parola arte applicata alla musica
ha ancora un senso, che non è vero che la musica italiana è banale, così
come gli esterofili la ritengono. Mi convinco maggiormente che se vuoi fare
musica buona, è possibile, in Italia come in ogni altra parte del mondo.
Quello che non avrei pensato è che un disco di Battiato potesse riempirmi
tanto anche a livello emotivo, che la sfera del sentimento potesse prevalere
sul raziocinio in preda all’ascolto di canzoni così eteree.
Ecco perché per me Il vuoto ha riempito qualcosa o forse mi sto sbagliando,
perché “niente è come sembra/ niente è come appare/ perché niente è reale”.
pa.desimone
http://paoladesimone.splinder.com/

Carla








