
Il misticismo entra in aula
CATANIA. Lo chiamano “il Corano in versi”, la “Divina Commedia” del mondo
islamico. Negli States è un best seller. Moni Ovadia, alla recente Fiera
del Libro di Torino, l’ha persino definito “il capolavoro della bontà
umana”, perché “spira, pagina per pagina, un profondo senso di pace
universale”. Si chiama “Mathnawi”, ovvero poema, l’opera monumentale di
Jalal alDin Rumi, poeta e mistico persiano vissuto nel ‘200, considerato
il San Francesco dell’Islam, il Dante Alighieri delle genti turche,
fondatore della confraternita sufi dei “dervisci danzanti”, la più famosa
in Occidente. Uno, per intenderci, che si autodefiniva “né musulmano, né
induista, né cattolico” e che, “dopo un certo numero di esistenze” (la
reincarnazione), si augurava di entrare nel “mondo del non ritorno” .
Il suo lunghissimo poema è una strabiliante raccolta di fiabe, novelle,
parabole. Una densa e saggia miscela di scritti sapienziali raccolti in
più di 25.000 distici a rima baciata. In totale: sei volumi o “daftar”,
ciascuno preceduto da un’elegante prefazione in prosa araba. Roba da far
elevare lo spirito. E percepire davvero, tutta d’un fiato,
quell’”insostenibile leggerezza dell’essere”, di cui scrisse nell”84 il
poeta, saggista e romanziere ceco Milan Kundera. La facoltà di Lettere e
filosofia, nell’auditorium “G. De Carlo”dell’ex monastero dei Benedettini,
ha organizzato un incontro col prof. Gabriel Mandel, curatore della prima
traduzione italiana integrale dell’opera di Rumi, realizzata proprio
quest’anno, nell’800esimo anniversario della sua nascita, decretato
dall’Unesco anno mondiale di Jalai alDin. Nel corso dell’incontro, - cui
ha partecipato un pubblico da grandi occasioni - dopo una breve
introduzione del prof. Antonio Di Grado, la lettura in persiano
dell’iranista e arabista Marco Miano di alcune pagine del poema e le
letture in italiano della figlia di Gabriel, Paola Mendel insieme a
Tiziana Cannizzaro e a Diana Fascietta, hanno preceduto il concerto di
Fakhraddin Gafarov, direttore del conservatorio di Baku (Azerbaijan).
Immancabile, Franco Battiato, da anni fedele praticante del sufismo o
tasawwuf, la corrente più esoterica e mistica della religione islamica,
nata a partire dal XI sec. in prevalenza tra i sunniti. “Il mio
avvicinamento al sufi fa parte da un mio personale percorso verso il
misticismo, incluso quello occidentale. Credo che sia un sollievo e un
conforto per tutto ciò che quotidianamente ci accade intorno”.
Il sufi, chiamato così da suf, in arabo “lana” (per indicare le grezze e
umili tuniche dei primi mistici musulmani), e definito la via del cuore,
il sentiero che conduce alla comunione spirituale (”walaya”) con la
divinità, si nutre di poesia e musica. Inneggia al rispetto per l’essere
umano, per la natura e per tutte le religioni. Insomma, da consigliare
alle frange più estreme e violente dell’Islam. Prof. Mandel, perché
leggere il Mathnawi? “Beh, oggi più che mai la gente ha bisogno di una
sensibilità spirituale autentica. E poi, Rumi ci ricorda che noi siamo nel
mondo, ma non siamo del mondo”.
Elena Orlando (da “La Sicilia” del 29 maggio 2007)

Carla








