Fetus

Da classikrock

Cominciamo bene vero?
Ok, per chi non lo sapesse “Fetus” è il primo album di Franco Battiato di
cui ormai tutti sanno tutto…
… e proprio perchè sapete già tutto mi limiterò soltanto a darVi la mia
opinione, che poi è la cosa più interessante di questo Blog.
E’ ovvio infatti che per vita, morte e miracoli degli artisti di cui
parlerò, potete tranquillamente rivolgervi ai loro siti ufficiali, o a
qualche Fan Club.
Ma il mio punto di vista lo saprete solo qui.
Ed è da qui che potremo parlarne senza censura.

Allora cari Amici, prendete incondizionatamente per buono che “Fetus” è un
capolavoro.
Acerbo e ingenuo quanto si vuole, ma incredibilmente trasgressivo e
comunicativo allo stesso tempo.

Il tutto a partire dalla copertina piuttosto cruda (un feto morto), e
dall’artiglieria elettronica messa in campo negli arrangiamenti: dal
modernissimo sintetizzatore VCS3, alle citazioni cosmiche e concrete degli
astronauti dell’Apollo 11 e delle radioline a transistor.
La supervisione artistica di Gianni Sassi era poi garanzia che questo lavoro
fosse fermamente orientato alla provocazione pura.

Insomma, una vera mazzata per coloro che nel 1972 erano avvezzi al bel canto
melodico Italiano e al Beat neo- romantico di cui anche lo stesso Battiato
aveva fatto parte per sette anni.

Conscio dell’onda che si stava propagando da un paio d’anni (il
“Progressive-Rock”), Battiato se ne appropria e la assimila completamente
non mancando di citare oltre ai tempi dispari, elementi di “Kosmische Musik”
e Folklore popolare Italiano.

Altro elemento di modernità è l’adozione della formula dell’”Album concept”
(=disco che svolge un unico tema attraverso più movimenti) gìà inaugurata in
Italia dai New Trolls e De Andrè nel 1967, e che diverrà un leit-motiv per
un esercito di artisti.

In “Fetus”, Battiato descrive il percorso di un feto dal concepimento
(”Energia”) alla nascita, iniziando dalla formazione della cellula che
percepisce di dover presto far parte di un mondo “senza amore” (”Una
cellula”).
Si arriva poi alla formazione del feto in “Cariocinesi”, fino ai suoi dubbi
un’attimo prima del parto (”Mutazione”).
Questo, con una poetica ed un senso della pietà assolutamente straordinari
per l’epoca, pur se condita da improbabili bizzarrie e qualche
perdonabilissimo luogo comune.

Ma era cominciata la stagione del “nuovo ad ogni costo”, e la rivoluzione
non si poteva più fermare.

Il vinile è piuttosto raro e costoso in buone condizioni, ma la ristampa è
abbordabilissima ed economica.
Esiste anche una versione in Inglese (”Foetus”) , ma che non restituisce
nemmeno per un attimo la nobiltà dell’opera originale.

Per sapere l’opera omnia di Battiato :
http://www.battiato.it/discografia/index.htm
http://classikrock.blogspot.com

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