
Un’iperattività
creativa dovuta a molto tempo libero? “Non direi”, ci confessa lui,
raggiunto al telefono sulla strada per raggiungere la location del suo
prossimo concerto, “visto - poi - che tre mesi fa sono diventato papà. Più
che altro la maggior parte del materiale che è finito su questo album era
già pronto ai tempi di ‘Fidate correnti’, quindi il processo creativo, anche
in fase di registrazione, ha seguito il suo corso naturale. La mia etichetta
mi ha chiesto un disco, ed io mi sono fatto trovare (casualmente) pronto. E’
stato come un mosaico che ha preso forma da solo. Così come molto naturali e
spontanee sono stae le collaborazioni con Franco Battiato, Giovanni Sollima
e Paolo Fresu. Sono stati tutti molto rispettosi della mia musica,
nonostante la loro grande personalità, e io non posso fare altro che
ringraziarli, come persone prima ancora che come colleghi”. La parternità ha
influenzato molto l’Ivan “artista”? “Non saprei, anche perché faccio sempre
fatica a definire l”artista’. Forse nessuno è mai stato un artista, perché
è troppo difficile definire la figura dell”artista’. Dal mio punto di vista
non è assolutamente importante essere considerato tale. Per me essere un
artista significa seguire le proprie inclinazioni naturali: se fare quello
che si farebbe comunque significa esserlo, allora va bene… ma sto
divagando, vero?”. Segreto è così, simile alla sua musica: incline ai voli
pindarici, ed aperto a tutto: così aperto da fare pensare che una situazione
discografica “tradizionale” gli possa stare un po’ stretta… “Con la
Sony-BMG mi trovo benissimo, e non ho davvero nulla di cui lamentarmi, però
è altrettanto vero che intorno a noi moltissime cose stanno cambiando. Sto
prendendo in considerazione i canali non tradizionali, e le opportunità
offerte dai nuovi media, soprattutto dal Web…”. Un po’ come i Radiohead?
“Beh, non oso paragonarmi a loro, ma l’idea è quella. Mi piacerebbe
tantissimo impostare discorsi con etichette tipo la Real World, attente alle
nuove dinamiche del mercato… Ma a noi italiani certe porte sono ancora
chiuse”. Eppure è di pochi giorni fa la notizia che indica il nostro Paese
come terzo esportatore mondiale di musica dopo Stati Uniti e Gran
Bretagna… “Non credevo. Beh, non posso che rallegrarmi, visto che non vedo
l’ora di confrontarmi con realtà straniere, anche perché - viste le
peculiarità del mio progetto - non vedo grandi affinità con il mercato
tradizionale tricolore. Sono ancora un artista giovane, sento di avere
ancora tanto da dimostrare prima di considerarmi ‘arrivato’. Uscire dai
patrii confini per me è uno stimolo in più…”. E per partire il biglietto è
già pronto? “Non vorrei parlarne, ma sto immaginando qualcosa di
primordiale… ‘Ampia’ è molto arrangiato, ma negli ultimi tempi sto
pensando a qualcosa di molto più essenziale, a qualcosa di profondamente
folk, ma anche di molto mediterraneo e mediorientale. Ho già in mente gli
strumenti che vorrei utilizzare in fase di arrangiamento. Non farei suonare
una sezione ritmica tradizionale. Ho un sacco di idee in testa… ma forse
sto divagando di nuovo”.

Carla








