Battiato-Il vuoto

Compositore contemporaneo, autore di musica leggera, idolo delle folle, chart buster, scrittore, regista, pittore e chi più ne ha più ne metta, Franco Battiato pubblica un nuovo disco di musica pop, il ventinovesimo della sua sterminata discografia, col quale torna ad abbinare, con la consueta convinzione, la ricerca e la sperimentazione con le regole della canzonetta da classifica.

Il Vuoto ha un sapore un po’ anni 80, senza che questo significhi un ritorno
revivalistico alle sonorità di quegli anni, ma casomai un approccio
compositivo che ricorda quello del musicista nel periodo, gli anni 80
appunto, in cui la sua musica ebbe il momento di massima popolarità.

Le canzoni di Battiato, da dieci anni in qua, portano la firma di Manlio
Sgalambro per la parte letterale e quelle di questo nuovo album non fanno
eccezione. I testi, però, stavolta sembrano volti a placare i toni per
divincolarsi, semmai, tra giochi di parole e semplice metrica in favore di
una musicalità quieta e rassicurante.

La title track, realizzata col gruppo sardo-britannico delle MAB, stordisce
in apertura di album presentando sonorità elettroniche decisamente moderne
(per Battiato) sulle quali la sua voce si adagia con naturalezza e
convinzione in mezzo a quelle femminili della band. Anche chi, come me, non
ama particolarmente l’opera recente del musicista siciliano, non può negare
l’interessante sviluppo di questo brano che mi sembra splendidamente
prosecutore della sua coerenza e maturazione stilistica.

La durata totale dell’album è di 33 minuti e 33 secondi (casuale?) nei
quali, per certi versi, è facile trovare un Battiato pop che fa il verso al
Battiato pop.

I giorni della monotonia è una canzone che si piazza sullo stesso filone di
E ti vengo a Cercare, portando Battiato diritto al cuore di chi lo ascolta.
Era l’inizio della primavera, invece, ci ricorda al periodo del Cammello e
dei suoi lieder (decidete voi se è una cosa positiva o negativa). Tiepido
aprile è un esile tentativo (sebbene mascherato da un’imponente
arrangiamento orchestrale) di rinverdire il successo de La Cura, mentre
Aspettando L’estate, con le fastidiosissime trombe sintetiche tipiche di
Battiato, è senza dubbio il pezzo più debole del disco. Ma, a ben guardare,
in questa mezz’ora di musica leggera è davvero l’unico. Il disco ha il suo
pregio proprio nel suo basso profilo: non è un capolavoro, non segna nessun
punto di svolta nella carriera del suo autore o nella storia della canzone d’autore,
non è Don Giovanni di Battisti o Rimmel di De Gregori, non è Discanto di
Fossati e nemmeno Le Nuvole di De Andrè. E’ un dischetto molto più semplice,
una piccola boccata d’aria fresca in un momento così povero della canzone
italiana; un sottilmente autocelebrativo passo nella carriera di uno dei
nostri più intelligenti autori che, una volta tanto, ha deciso di abbassare
il tiro e regalarci, senza boria né prosopopea, solo nove canzonette belle e
sincere.

http://fard-rock.blog.excite.it

Peeplo News

Attualità e Notizie su Peeplo News.

Cercale ora!

Le categorie della guida