
Un piccolo salto nel vuoto, rimugina qualche minuto prima, un altro
“buco nero” come quello (sentimentale, musicale, privato, professionale) da
cui questo disco ha avuto origine e da cui il suo autore è emerso dopo tre
anni “vissuti pericolosamente”. Morgan, alle sette di sera, di solito dorme,
perché s’è abituato a lavorare di notte. “E’ sempre dall’inconscio”, spiega,
“che mi vengono fuori le cose migliori”. E quello strano titolo? “Rivela una
volta di più la mia passione per gli ambigrammi, l’enigmistica e i giochi di
specchi. Se prendete la copertina del cd e la ruotate davanti a uno specchio
di un quarto di giro, ne viene fuori un omogramma”. Ma sottintende anche la
“teoria delle catastrofi” teorizzata nel 1951 dal matematico francese René
Thom (glie ne ha parlato Mauro Mazzetti, poeta romano e suo amico), le
variabili incontrollate che, dice, gli hanno fatto sfuggire completamente di
mano il lavoro. “Dal punto a in cui mi trovavo volevo raggiungere un punto
b. E invece sono tornato indietro, sono imploso, vittima dell’entropia.
Persino la casa discografica che ho lasciato per divergenze su questo
progetto ha finito per inglobare quella con cui nel frattempo mi ero
accasato. Qui però (alla Ricordi) ho trovato ascolto; là (alla Columbia),
quando ho fatto ascoltare le prime cose sono rimasti immobili come fossero
di marmo. Nessuna reazione”. “DaAadA”, i testi spesso parlano chiaro, è un
disco pieno di autobiografia (”Ho il gusto della cronaca, sì, mi piace
svelare anche i particolari domestici. E c’ho messo dentro anche la voce di
mia figlia Anna, che oggi ha sei anni e ascolta musica di ogni genere senza
preconcetti: quando ne aveva due faceva scorrere la mano sulle tapparelle di
plastica e diceva che quello era il suono della nostra casa”). Oltre che,
come sempre, di citazioni: perché citare, dice Morgan, “vuol dire rivelare
le fonti, e io lo faccio sempre: non come qualcun altro che piglia
spudoratamente e poi si lamenta se Striscia la notizia lo prende in
castagna. Un film, un libro, può diventare la cellula da cui si sviluppa una
canzone. La musica, l’arte, si tramandano da sempre, nessuno di noi è
piovuto dal cielo. Senza Omero non ci sarebbero stati né Virgilio né Dante”.
Stavolta i riferimenti sono soprattutto classici e colti: “In ‘Amore assurdo’,
il primo pezzo del disco, ho utilizzato otto misure dal Preludio in Do
diesis maggiore di Bach dal secondo libro del ‘Clavicembalo temperato’. E il
Do diesis maggiore è una tonalità ardua, i violinisti hanno sudato sette
camicie e mi hanno mandato a quel paese. Mentre in ‘Liebestod’, una canzone
che ho scritto a quattro mani con Asia (Argento, of course) per un progetto
musicale che si chiama 23 A.M., ho ripreso il celebre ‘Tristan Chord’ dal
‘Tristano e Isotta’ wagneriano, l’accordo più importante del Novecento,
quello che ha segnato l’inizio della musica moderna e che poi hanno
saccheggiato tutti: io l’ho cristallizzato costruendoci intorno un brano
intero. La musica classica ha dato la struttura ossea a molte delle canzoni
di questo disco, ha partorito brani che però alla fine non le assomigliano:
ho impiegato un software che usano i dj per scomporre quelle influenze e
arrivare a qualcosa che di classicheggiante non ha nulla. Mi piace sempre
mischiare sacro e profano, cultura alta e bassa. L’accademia e l’intellettualismo
mi hanno sempre annoiato come anche le cose troppo facili. Per questo ammiro
David Bowie e Peter Gabriel, che sanno fare musica colta ma commerciabile. O
Modugno, in Italia: Ramazzotti no, i suoi testi non mi dicono nulla”. Un
disco così complesso e cangiante non dev’essere stato uno scherzo da
realizzare. “Dipende. Il problema per me non è scrivere, una volta aperto il
rubinetto la musica sgorga naturalmente. Semmai è organizzare, dare una
forma compiuta al tutto, che mi costa fatica. Ci ho messo una vita a
selezionare, a scegliere e a scartare, perché di ogni brano avevo inciso
tante versioni completamente differenti le une dalle altre. Ho passato il
tempo a smontarlo e rimontarlo, il disco. Abbozzare una partitura al
computer, trascriverla sul pentagramma, farla eseguire in studio da un’orchestra
è solo una piccola parte del lavoro. Per me la vera composizione inizia con
l’editing che si fa quando si hanno in mano gli hard disk con le incisioni.
Soprattutto oggi che la musica si vede e non si ascolta soltanto, con le
forme d’onda che ti appaiono sullo schermo come grafici colorati e si
disegna il suono con la penna. Io quelle forme, e i ProTools, oggi me li
sogno di notte come da ragazzino sognavo il Tetris. Sono stato da Battiato,
a Milo, che ero già al lavoro da due anni e lui manco aveva cominciato a
scrivere i nuovi pezzi. L’ho rincontrato in un autogrill e il suo disco era
già fuori, mentre io ero ancora in alto mare. Gli ho fatto sentire ‘Amore
assurdo’ e gli è piaciuta così tanto che per la prima volta s’è improvvisato
fonico, mixandola. Ha subito ridimensionato il mio basso, me l’ha fatta
sentire al telefono e devo dire che ha fatto un bel lavoro”. Non è l’unica
collaborazione: in “DaAadA” compare insolitamente anche un griot senegalese,
Badara Sek. E avrebbe dovuto esserci anche Bugo, in un brano dialogato che
cita i Kinks e si intitola “La cosa”. “Ho fatto firmare la liberatoria alla
sua casa discografica, e poi ancora una volta le cose mi sono sfuggite di
mano. Ha prevalso il caos, la programmazione dei tempi, dei modi e dei costi
è saltata per aria. Lui sembra fuori di testa ma in realtà è uno con i piedi
per terra, è spontaneo e per niente psichedelico. ‘DaAadA’ è un doppio
singolo, nel senso che doveva essere un album doppio: un altro motivo di
contrasto con la mia ex casa discografica. Nella versione in vendita su
iTunes ci sono due pezzi in più, ‘23 roses’ dalla colonna sonora di un
mediometraggio che si intitola ‘Il quarto sesso’, e ‘Wicked mama’ da
‘Ingannevole è il cuore più di ogni cosa’ di Asia. Ma di 20 pezzi pronti
nove sono rimasti fuori: un’altra collaborazione con Bugo che si intitola
‘La tua Milano’ e che si ispira alla Sonata in Si minore di Liszt, uno con
Cecilia Chailly all’arpa, e poi un brano intitolato ‘L’anarchico corrotto’
che ho scritto pensando a Berlusconi: la mia prima canzone apertamente
politica. Chissà, magari verranno buone per un nuovo album dei Bluvertigo.
Io sono disponibile, ma è Andy che dopo sei anni di sospensione s’è deciso
adesso a lasciare il gruppo per lavorare anche lui a un album solista”. Nel
frattempo Morgan si prepara a un altro giro di concerti: anche con il disco
nuovo? “Mah, avrebbe senso solo con sessanta orchestrali sul palco, archi e
ottoni, ance e timpani. Dovrò parlarne col manager. Ma questo è un disco
sinfonico, portarlo su un palco è un bel casino.”.
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Carla








