
Nel caso, un’intervista
a Franco Battiato può rivelarsi utile. A osservare di nuovo il Tutto con
occhi incontaminati. Per chi, infatti, abbia creduto sino a ora che il
Maestro guardi ogni cosa dall’alto di una trascendenza criptica e cupa, sono
in serbo sorprese: Battiato è un inguaribile ottimista ultrasessantenne. Su
di lui, i «danni fisici psicologici collera e paura stress sindrome da
traffico ansia stati emotivi primordiali malesseri pericoli imminenti e
ignoti disturbi sul sesso», novena di mali dell’oggi che elenca attraverso
le parole di Manlio Sgalambro nella canzone Il vuoto che apre e dà il titolo
al suo ultimo album, paiono non avere attecchito affatto.
Dopo quarant’anni di musica e canzoni, Battiato continua a produrre con la
stessa gaddiana «primavoltità». Ex editore di libri e dischi con il marchio
«L’Ottava», scrittore (l’ultimo titolo è Ideogrammi, Mondadori, 2005),
compositore di opere liriche, da quasi vent’anni pittore e da poco novello
virtuoso del pianoforte. Sta per affrontare un’estate di lavoro: la sua
presenza alla Milanesiana, oggi, con un concerto di sette canzoni, è la
prova generale del tour «Battiato Live», che toccherà luoghi di paradisiaca
bellezza, come il Parco archeologico di Vulci (15 luglio), e insoliti, come
la Cantina Sociale di Locorotondo (30 luglio). Il tutto dopo aver appena
terminato il suo terzo film (dopo Perduto amor e Musikanten), Niente è come
sembra: titolo di un’altra canzone del nuovo album e frase attribuita al
Buddha.
Battiato, davvero niente è come sembra?
«Credo proprio di sì, su questo non c’è dubbio».
E come lo vedremo dalle immagini del film?
«Non è facile da dire. Tutto è imperniato intorno a questa frase attribuita
al Buddha. Il senso del film è che un ateo potrebbe risultare più credente
di un credente. E viceversa».
In tempi di fondamentalismi religiosi si rischia di creare confusione.
«Se si riferisce ai fondamentalisti islamici, le dico subito che quelli di
sacro hanno solo un osso. Sono degli infiltrati. Ma quando dico questo penso
anche agli occidentali. Le sembra possibile fare una guerra in nome di Dio?
Il fatto che abbiano giacca e cravatta e sembrino più puliti di loro non
cambia le cose. E poi, dopo aver visto l’alluce di Wolfowitz, non sembriamo
più nemmeno tanto puliti».
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Carla








