Il Vuoto -recensione-

A tre anni dal discusso Dieci Stratagemmi, Franco Battiato torna in grande stile con Il Vuoto, ventinovesimo album di inediti della sua quasi quarantennale carriera.

A dispetto di un titolo che può suggerire immagini negativo-pessimistiche,
Il Vuoto è un album colmo e traboccante, le cui speculazioni filosofiche e
teologiche e le riflessioni sullo straordinario che risiede nella
quotidianità, fanno da sfondo ad un compendio di musica altisonante, che
unisce le molteplici ispirazioni dell’eclettico artista catanese, e da un
incipit rabbioso ed energico diventa via via sempre più ricca e sfaccettata,
fino a chiudersi in crescendo di emozione che lascia un senso di assoluta
pienezza.
Avvalendosi ancora una volta della collaborazione del filosofo Manlio
Sgalambro (iniziata nel 1994), Battiato affronta il senso di smarrimento
individuale all’interno della realtà, senza mai indugiare nel disfattismo,
escludendo dunque l’idea assoluta del vuoto come puro nulla nichilista, ma
proponendolo viceversa, come possibilità che racchiude in se la pienezza
dell’estasi. Questa duplice interpretazione, che appare come nucleo centrale
dell’album, è svolta all’interno di una parabola circolare, che partendo
dalla title track-manifesto, in cui l’individuo è mostrato nel suo
confusionario dibattersi tra “il vuoto di senso e il senso di vuoto”, si
conclude - attraversando momenti di introspezione, di cupezza e d’amore -
nel brano finale, con la palesata possibilità di una casuale scoperta dello
“stato che ascende alla Gioia” che irrompe improvvisa nella lotta
quotidiana.
Quaranta minuti di vibrazioni musicali in cui concetti, melodie e atmosfere
dissonanti si fondono perfettamente riuscendo ad armonizzarsi e a fare
convivere i diversi stili che caratterizzano la forma espressiva di
Battiato, si viaggia dunque dal convulso elettro-pop (l’anima sperimentale
generalmente meno apprezzata dal pubblico) del brano d’apertura, forte del
contributo della rock band al femminile MAB, agli archi e ai cori vagamente
etnici di Aspettando L’Estate, o all’ispirazione classicheggiante di Tiepido
Aprile che tra profumi e incantevoli immagini bucoliche, scorre
maestosamente in una affascinante sinfonia di pianoforte e degli archi della
Royal Philarmonic Orchestra, fino all’eterea e poetica Niente È Come Sembra.
E ancora, arriva improvviso a sorprenderci il funk-electro-pop della curiosa
The Game Is Over che, in versi che alternano italiano e inglese, si
interroga sul senso del percorso di ognuno di noi, accanto alla citazione di
Tchaikovski nel morbido duetto dal controcanto quasi lirico di Era L’Inizio
Della Primavera, per tornare nuovamente al riuscito mix di electro e briosi
violini in Io Chi Sono? con la sua dolente osservazione che “Qui non si
impara niente sempre gli stessi errori, inevitabilmente gli stessi orrori da
sempre come sempre”.
Coinvolgente e denso, Il Vuoto tocca con maestria e sensibilità corde
fondamentali della nostra esistenza fornendoci spunti di riflessione e
offrendo contemporaneamente momenti di viva suggestione che non prima dell’estate
potremo rinnovare nei trascinanti live. Nei prossimi giorni inoltre, il
versatile Battiato si riproporrà per la terza volta in veste di regista con
il film Niente È Come Sembra, il cui titolo - oltre a riprendere quello di
uno dei brani dell’album - è tratto da una frase di Buddha, che evidenzia l’impronta
mistica del lavoro; secondo le poche informazioni sfuggite al massimo
riserbo mantenuto, il film sarà un complesso dialogo teologico di cui lo
spettatore sarà impegnatissimo a cogliere il senso.

http://ivagabondideldharma.blogspot.com

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